Stalking, vince la paura

By Redazione

settembre 9, 2011 Cultura

Un italiano su cinque è vittima di stalking, comportamento persecutorio che colpisce donne e uomini, indipendentemente da età, estrazione sociale e appartenenza etnica. Il dato più preoccupante, fa sapere l’Osservatorio nazionale sullo stalking (Ons) nel rapporto uscito ieri, è il numero oscuro celato dietro ai dati ufficiali. La maggior parte delle vittime, infatti, non denuncia lo stalker, come se farlo significasse in un certo senso firmare la propria condanna a morte. L’Ons parla senza mezzi termini di “allarme sociale”, con un “crollo delle denunce e sfiducia nelle autorità, mentre aumentano gli omicidi”.

I numeri, come sempre, impressionano. A livello nazionale, da una ricerca condotta su un campione di 9.600 persone dai 17 agli 80 anni, emerge che oltre il 70% delle vittime è donna. Il persecutore è nel 55% dei casi un partner o ex partner, nel 5% un familiare, nel 15% un collega o compagno di studi e nel 25% un vicino di casa. Uno stalker su tre è recidivo: dopo la denuncia continua a perseguitare la vittima. E, nel 70% dei casi, chi subisce molestie presenta esiti psico-relazionali gravi.

La mappa italiana del fenomeno registra il più alto numero di molestie in Emilia Romagna (29%) e Toscana (28%). Seguono Calabria (24%), Basilicata, Campania e Friuli (22%), Lazio e Sicilia (21%), Veneto (20%). Lievemente più basse le percentuali registrate in Molise, Lombardia, Valle d’ Aosta e Piemonte (19%), Liguria, Trentino, Sardegna (18%) e Marche (17%). Fanalino di coda la Puglia, con una percentuale del 13%. Ma è lo stesso Osservatorio, nel denunciare l’elevatissima incidenza del sommerso, a lasciarci immaginare che, in alcuni casi, la bassa percentuale del fenomeno corrisponde alla scarsità delle denunce.

Le tante storie diverse hanno un denominatore comune: la paura dell’ abbandono, la gelosia, l’incapacità di elaborare un rifiuto, un disagio psicologico che non si riesce a fronteggiare da soli e che una denuncia o un ammonimento non sono sufficienti a cancellare.

“Eppure la legge non prevede un percorso di risocializzazione per i presunti autori di stalking”, denuncia all’Adnkronos l’Ons, che dal 2007 ha dato vita ai Centri per presunti autori, proprio con l’ obiettivo di “risocializzare gli stalker lasciando intravedere alla proprie vittime lo spiraglio di una speranza”.

Ma quanto è difficile per le vittime chiedere aiuto? da gennaio 2010 a gennaio 2011 l’Ons ha registrato una flessione del 25% nelle richieste d’intervento: coerenti con questo trend, crollano drasticamente nel numero anche le denunce per stalking. Le persone che hanno contattato l’ Osservatorio hanno dichiarato nella quasi totalità di casi di non avere intenzione di denunciare il persecutore.

Perché non scegliere di compiere un atto di coraggio che forse porterebbe alla fine dell’incubo? Le motivazioni che le vittime adducono per la mancata denuncia, spiega l’ Ons, sono sostanzialmente di tre tipi: la sfiducia verso le autorità (nessuna garanzia di sicurezza o protezione dopo la denuncia), la paura di peggiorare la situazione persecutoria, probabilmente nel timore di vendette o ritorsioni, e il desiderio di aiutare il presunto autore senza farlo condannare, poiché nel 90% dei casi si tratta di un conoscente o di un familiare.

Ma esistono altri deterrenti alla denuncia che, secondo l’ Ons, vanno ricercati anche nelle lacune della legge anti-stalking. “La vittima di molestie che decide di denunciare – ricordano dall’Osservatorio – deve farsi carico delle spese legali. La mancanza del patrocinio gratuito per tutte le vittime, indipendentemente dal reddito, è una gravissima pecca del 612-bis”. Alla difficoltà psicologica e affettiva di denunciare lo stalker, si aggiungerebbe  la difficoltà di “far fronte alle spese legali. Anche questo fattore concorre nel limitare il numero delle denunce”.

Ma non è tutto. Altri elementi non quadrano, denuncia  l’Osservatorio, che chiama in causa anche “la lentezza della pena. Tra la denuncia e l’ eventuale condanna passa troppo tempo e la vittima viene lasciata sola dalle istituzioni che dovrebbero tutelarla. Esposta quindi all’ escalation degli atti persecutori che spesso, piuttosto di subire un’ interruzione, aumentano d’intensità. Alcune vittime tentano il suicidio, molte si sentono isolate”.

(da “Pink News“)

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