Il Congresso di Vienna/2

By Redazione

settembre 9, 2011 Cultura

Il doppio sistema di alleanze, così stabilito, rappresentò una novità nella storia della diplomazia: sia perché legò in maniera esplicita il mantenimento dell’ordine internazionale all’ordine interno dei singoli stati; sia perché previde una serie di consultazioni periodiche tra le maggiori potenze. Nacque il “concerto europeo”, ovvero un dialogo costante fra le grandi potenze europee che contribuì a ridurre gli attriti sul continente e ad assicurare all’Europa quasi quaranta anni di pace. La Restaurazione contribuì ad un assestamento in senso conservatore degli equilibri interni degli stati europei: ovunque il clima politico fu toccato dal ritorno, in auge, degli ideali tradizionalisti e legittimisti.

La Gran Bretagna vide il prevalere dell’ala destra del partito conservatore. Il dominio dei tories favorì gli interessi della grande proprietà terriera, con l’imposizione di un dazio sulle importazioni del grano, mantenendo elevati i prezzi interni e sacrificando gli interessi dell’industria esportatrice. Il costo della vita aumentò e le tensioni sociali non tardarono a farsi sentire. La Spagna di Re Ferdinando VII si affrettò ad abrogare la Costituzione di Cadice del 1812, di chiara ispirazione liberale. Furono istituiti regimi a basa parzialmente rappresentativa, con parlamenti dotati di poteri assai limitati: nei Paesi Bassi, in Danimarca, quindi in Svizzera e in Svezia. Esemplare fu il caso della Francia, nella quale, il nuovo Re Luigi  XVIII promulgò una costituzione che proclamava l’uguaglianza di tutti i francesi davanti alla legge, garantendo le libertà fondamentali e prevedendo un Parlamento bicamerale composta da: una Camera dei pari, nominata dal re, ed una elettiva, ovvero la Camera dei deputati. La dimensione elettorale, tuttavia, fu particolarmente ristretta, poiché accedettero al voto soltanto i nobili e i ricchi, di sesso maschile, con età superiore ai trent’anni, pertanto circa centomila persone su una popolazione di trenta milioni di individui. Restò il fatto che la Francia continuò a mantenere intatte alcune delle più importanti innovazioni del periodo napoleonico: dal Codice civile all’ordinamento amministrativo, dal sistema scolastico al registro di stato civile.

Fu inoltre garantita l’inviolabilità di tutte le proprietà private. Una simile moderazione scontentò di certo i legittimisti più intransigenti, ovvero tutti coloro che auspicavano un ritorno autentico all’Ancien régime. La Restaurazione favorì enormemente la crescita della borghesia e di emancipazione dai vincoli feudali che la Rivoluzione Francese seppe mobilitare. Ad ogni modo, nei paesi che conobbero la dominazione napoleonica, le aristocrazie tornarono ad occupare tutti i posti chiave nei governi, nella diplomazia, nella pubblica amministrazione e nelle forze armate, riuscendo a ricoprire i ruoli chiave, in loro possesso prima dell’avvento della Rivoluzione. Le più importanti innovazioni giuridiche introdotte nel periodo napoleonico, che favorivano la proprietà privata e tutelavano i cittadini dagli abusi dei poteri pubblici, furono in gran parte mantenute. Ma la borghesia dell’industria e del commercio fu ugualmente danneggiata dalle politiche dei governi volte a favorire la proprietà terriera e dal ristabilimento delle antiche barriere doganali che ostacolavano gli scambi.

La Restaurazione coincise con l’affermazione e la diffusione di una nuova dimensione culturale: il Romanticismo. Contrapposta al razionalismo settecentesco, all’universalismo illuminista, agli schemi canonici del classicismo, la cultura del Romanticismo esaltò la spontaneità dei sentimenti, la libera creatività individuale, l’irrazionalità, i valori della tradizione e della nazione. Come corrente letteraria, artistica e filosofica il Romanticismo nacque in Germania negli ultimi anni del ‘700. Aveva avuto i suoi primi assertori nei filosofi Hamann e Herder, quindi negli scrittori Goethe e Schiller che diedero vita al movimento dello “Sturm und Drang”. Una più organica sistemazione teorica venne, negli anni tra la fine del ‘700 e l’inizio dell’800, con la grande filosofia idealista di Fichte e Schelling. Romanticismo e idealismo fornirono allora la base culturale a quel movimento di riscoperta della nazione e di riscossa patriottica che coinvolse buona parte degli intellettuali tedeschi, sull’onda delle lotte contro il dominio napoleonico. In quegli stessi anni, a cavalli fra i due secoli, il Romanticismo si affermò in Gran Bretagna, con la lirica di Wordsworth e Coleridge, dunque con il romanzo storico di Walter Scott, e cominciò a diffondersi anche in Francia, già patria dell’Illuminismo, nella versione cattolica e tradizionalista di Chateaubriand.

Ma l’importanza del Romanticismo non si limitò al mondo delle lettere e delle arti. Quella romantica fu una cultura nel senso più ampio del termine: fu una mentalità diffusa, un fenomeno di costume che influenzò in modo decisivo il modo di pensare, di agire e di apparire della minoranza colta, in particolare dei giovani intellettuali: si pensi, ad esempio, al giovane Werther di Goethe; una sensibilità che si esprimeva anche nell’attenzione ai dettagli esteriori, considerati come spie di qualcosa di più profondo. In quanto cultura dominante di un’intera epoca, il Romanticismo non si identificò con una determinata tendenza ideologica, ma fornì ispirazione e spunti a quasi tutte le correnti di pensiero e a tutti i principali movimenti politici operanti all’inizio dell’800, con un richiamo alla storia e alla tradizione, alla semplice nostalgia del passato e nel tentativo di riportarne in vita degli aspetti all’insegna del mito.

(2/fine)

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