Ferie, armistizio o resa?

By Redazione

settembre 9, 2011 politica

Non è questione di ferie. I magistrati vanno in ferie, il partito dei magistrati non c’è mai andato, ed ha sempre sparato le sue bordate d’agosto. C’è dunque un armistizio tra Berlusconi & C. con il P.d.M., di cui il nuovo titolare di Via Arenula sarebbe l’artefice? Tutto lascia intendere che, più che un armistizio, sia una presa d’atto di una resa. Dopo aver massacrato per anni Berlusconi e tutti i suoi, proprio nel momento in cui il Cavaliere sembra disarcionato, il partito dei magistrati si concede una pausa: un agosto senza avvisi di garanzia, senza arresti e senza fughe di verbali. Negli anni scorsi il caldo aveva fatto lievitare la virulenza degli attacchi.

Solo qualche inguaribile imbecille dell’ottimismo senza speranza di redenzione, potrà commentare con un “meglio tardi che mai”. Il partito dei magistrati oggi conferma la sua esistenza ed il suo notevole livello di abilità politica non facendo, così come per anni l’ha dimostrato, facendo e strafacendo. Oggi ritiene che il resto lo possano e debbano fare gli altri: la crisi economica, Bossi, Maroni, magari Tremonti o Cordero.

In questo momento anche i più incarogniti e faziosi giustizialisti sentirebbero qualche disagio a leggere titoli dei giornali del gruppo De Benedetti dedicati a Ruby o alle intercettazioni della nipote della balia del Presidente del Consiglio. Questo pare abbiano di buono le crisi economiche: impongono un po’ di serietà anche ai cretini. E’ venuto per il partito dei magistrati il momento di defilarsi, come fino a ieri è stato il tempo in cui aveva da darsi da fare e da mostrare i muscoli. E forse è venuto anche il momento di qualche diversione su altri obiettivi. Prodromo, magari, di più impegnative campagne contro nemici nuovi in un futuro non troppo lontano.

Così il P.d.M. dà una dimostrazione, ammesso che ve ne sia bisogno, del carattere squisitamente politico della sua essenza. Sa ritirarsi al momento opportuno, lasciando ai gonzi che si crogiolano nel mito dell’obbligatorietà dell’azione penale, gli interrogativi sull’andamento di certe vicende giudiziarie e sulle relative campagne pubblicitarie. Armistizio, dunque, o resa? Credo che l’interrogativo possa porsi esclusivamente per ciò che riguarda le intenzioni (o le velleità) dell’entourage del Cavaliere. Il che vuol dire molto poco.

Tra i compiti che Angelino Alfano, reduce dal Ministero della Giustizia, si è assunto accettando la carica alquanto teorica di Segretario del PdL, non pare che ci sia molto che riguardi la giustizia. Nella concezione del partito che si ha da quelle parti, tutto ciò che non è all’ordine del giorno del Consiglio dei Ministri per le due settimane successive ed a quello delle Camere per il mese seguente, non esiste affatto. Così il defilarsi che il partito dei magistrati si impone per accortezza, corrisponde una beata “distrazione”, una sorta di vacanza del P.d.L. Che questa volta ha pure qualche giustificazione per la sua assenza di attenzione, che è anche impossibilità o incapacità di reagire e far progetti. Perché la distrazione e la saltuarietà ad intermittenza per problemi intrinsecamente concepibili solo a lungo o lunghissimo termine non è solo di oggi. Lo sono state anche dei periodi “delle vacche grasse” per le sorti del Centrodestra.

Problemi della giustizia e problemi del partito dei magistrati. Armistizio, pace separata o resa incondizionata di chi oggi istituzionalmente e politicamente dovrebbe occuparsene, è certo che, se non dei primi, del secondo ne riparleremo (e ne riparleranno) in autunno, quando i giuochi riprenderanno a carte almeno parzialmente scoperte. Si vedrà il partito dei magistrati (o, almeno, lo vedranno bene quelli che avranno l’effettiva misura della situazione), e quello che sarà, ad esempio, il suo atteggiamento di fronte ad una eventuale ed oramai fin troppo  rinviata “discesa in politica” di Montezemolo che segnerà la fase finale dello scontro dei grandi interessi del “salotto buono” della finanza e dell’imprenditoria italiana con il parvenu Berlusconi. Se questo ci darà un periodo di prevalenza in prima linea del populismo “dei grandi interessi”, il giustizialismo del P.d.M. non potrà rimanere dietro le quinte.

Allora, molti che hanno storto il naso ed hanno intenso con fastidio (il fastidio, magari, delle cose giuste che si devono sentire nel momento in cui vorremmo sentirne altre) i nostri discorsi sul partito dei magistrati, non potranno fare a meno di prendere atto della realtà, che, magari, cercheranno di rappresentarsi nel modo meno allarmante e ci diranno che il diavolo è meno brutto di come si dipinge. Buon pro gli faccia. Non sarà a noi che toccherà salvarli dai loro errori.

Chi potrà spendere il peso del partito dei magistrati nelle contrattazioni del dopo-Berlusconi non è dato saperlo, nè è facile pronosticarlo. Né mancheranno le diatribe all’interno di quell’anomala formazione politica. Magari qualche Woodcock si metterà di traverso con qualche operazione sopra le righe. Ma la stagione politica cui andiamo incontro ci darà ancora ragione e nuove occasioni di renderci conto del peso di questo partito e delle molte facce di esso. E, soprattutto, confermerà, che non si trattava di un’invenzione di Berlusconi né di una conseguenza del berlusconismo.

(da Giustizia Giusta)

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