Shalit in cambio della Palestina

By Redazione

settembre 7, 2011 Esteri

Se la Palestina vorrà l’appoggio del Consiglio d’Europa all’Onu il prossimo ottobre, per il riconoscimento de facto dello stato palestinese, dovrà fare in modo che i terroristi di Hamas liberino Gilad Shalit. Da oltre cinque anni prigioniero in qualche buco nella Striscia di Gaza. Sembra impossibile ma anche in Europa c’è qualcuno capace di fare la cosa giusta. E cioè l’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa. Che proprio martedì ha posto ben diciotto condizioni come requisito per accordare lo statuto di partner per la democrazia al Consiglio nazionale, cioè il Parlamento palestinese.
Tutto contenuto nella risoluzione votata a Caserta che di fatto potrebbe concedere al parlamento palestinese lo status di partner che per ora è stato accordato solo a quello del Marocco. Oltre a perorare la causa del riconoscimento all’Onu. Nel documento, che ora dovrà essere sottoposto al voto dell’intera assemblea riunita in sessione plenaria il prossimo ottobre, viene inoltre specificato che nell’accordare questo statuto l’assemblea si aspetta che i palestinesi “concludano al più presto i negoziati per formare un governo di unità nazionale e fissino una data accettata da tutti per le elezioni presidenziali, parlamentari e locali”. Queste elezioni dovrebbero avere luogo entro la fine del 2012.
L’assemblea di Strasburgo tra le condizioni poste mette al primo posto quella di condannare il terrorismo e riconoscere il diritto d’Israele a esistere. Nel documento redatto dal parlamentare olandese Tiny Kox, l’assemblea specifica che valuterà gli adempimenti dei palestinesi entro due anni. La decisione del Consiglio d’Europa di accordare lo statuto di partner per la democrazia ai palestinesi è considerata favorevolmente persino dalla delegazione della Knesset che partecipa ai lavori dell’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa sin dal 1957.
Resta ora da vedere come Anp e Hamas potranno trovare un accordo che in realtà potrebbe mettere le due organizzazioni in rotta di collisione: se infatti, da una parte, Shalit è sequestrato a Gaza e custodito dalla stessa polizia politica di Hamas, non minori difficoltà, dall’altra, potrebbero nascere dal fatto di dovere riconoscere esplicitamente lo stato di Israele, circostanza per ora esclusa dallo statuto fondativo di Hamas ma anche da quello della stessa Autorità nazionale palestinese. Che, nonostante gli accordi di Oslo, non ha mai formalmente abolito quel maledetto articolo voluto a suo tempo da Arafat.

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