Pisanu, ritorno al passato

By Redazione

settembre 7, 2011 politica

“In una democrazia parlamentare tutti i governi sono politici”. Potrebbe essere questo l’unico passaggio risultato non del tutto sgradito al presidente del Consiglio dell’intervista concessa ieri da Beppe Pisanu a Repubblica. Tutto il resto deve essere arrivato sulla faccia del Cavaliere come un cazzotto, dall’invocazione di dimissioni per fare largo ad un governo di larghe intese, all’osservazione che”da sola questa maggioranza non è più in grado di evitare il tracollo e riaprire la via dello sviluppo: i fatti sono molto più grandi dei suoi numeri in Parlamento”. Un canovaccio che sembra non lasciare margini di ripensamento per quello che è stato uno dei fondatori di Forza Italia, la prima, sfavillante, creatura di Berlusconi.

Un’intervista a tratti impietosa: “Non basta però riconoscere la verità, bisogna dichiararla apertamente ai cittadini prima di chiedere loro sacrifici e collaborazione. Ma la diffusa convinzione che le elezioni anticipate sono alle porte ha fatto cedere il passo al calcolo elettorale”, ha osservato non senza una buona dose di ragioni l’ex ministro dell’Interno, per poi rilasciare un attestato di stima gratuito al leader dell’Udc: “A parte i tentativi di Casini e pochi altri, c’è stata la sostanziale riluttanza dei gruppi maggiori a cercare intese impegnative sui grandi problemi”.

E, in effetti, il riferimento al segretario centrista non sembra peregrino. Dimissioni dell’attuale esecutivo, costituzione di un governo di unità nazionale, rifiuto di elezioni prima della scadenza naturale della legislatura. Persino nell’apprezzamento a Mario Monti quale possibile risorsa da far scendere in campo in caso di governissimo le posizioni di Pisanu sembrano ricalcare quelle su cui da tempo si è attestato l’Udc, tirandosi dietro l’intero Terzo Polo.

Al punto tale che non pochi si sono chiesti se le dichiarazioni concesse a Repubblica non siano un ulteriore passo di una complessa partita per lasciare gradualmente, senza strappi netti, un partito che ha contribuito per lunghi anni ad animare, dal quale fu designato per non poco tempo ministro.

Croce e delizia è stata la poltrona del Viminale per il mite Beppe, che nel difendere l’autonomia decisionale di un’istituzione avente il compito di regolare la competizione elettorale, si pose di traverso ai desiderata piuttosto eterodossi di un Cavaliere che andava predicando maggiore cautela nella diffusione di dati la cui incertezza prefigurava un thriller alla ultima scheda (eravamo nel 2008, quando Prodi conquistò Palazzo Chigi per una manciata di voti).

Ad oggi, la linea centrista predicata da Pisanu sembra riscuotere poche simpatie all’interno del Pdl, dove il dissenso manifestato dall’ala critica guidata da Martino e Crosetto verte più sulla mancanza di coraggio liberal-riformista da parte del due Berlusconi-Tremonti, ritenendo di scarsa rilevanza temi su cui al contrario il presidente della commissione Antimafia si sta giocando il futuro.

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