Le Primarie del Secolo

By Redazione

settembre 7, 2011 politica

Ingenui e visionari. Romantici e ottimisti. Tutti coloro i quali, tra la primavera e l’estate, accarezzavano l’idea delle primarie nel Pdl si sono risvegliati a settembre con la voce ferma di Angelino Alfano che, in un sol colpo, ha ucciso i desideri di mezza Italia. “Nel 2013 sarà Berlusconi il candidato premier”, ha scandito il segretario azzurro dal palco della blasonatissima festa dei ‘Popolari d’Italia domani’, tagliando la testa alle primarie, definite “un sacrificio organizzativo inutile”, poiché il partito “non ha bisogno di fare una consultazione per sapere che Berlusconi è il leader”. D’altronde lo sanno anche i sampietrini di via Dell’Umiltà.

Il realismo (e il re) prima di tutto, ha puntualizzato l’ossequioso Alfano che solo il 4 giugno scorso si presentava al Corriere della Sera con lo slogan “primarie per tutti”, salvo poi smentirsi anche su scala locale, come documentato dal nostro Pietro Salvatori. Tralasciando il clamoroso errore politico e comunicativo commesso dal segretario, viene da chiedersi se il moto ideale delle primarie nel Pdl muoia qui o abbia ancora linfa da dispiegare nel centrodestra. Troppo poche due frasi di Alfano per archiviare una questione che dirigenti e intellettuali avevano posto portando contenuti, dibattiti e proposte.

Così, nel giro di pochi giorni, il sottobosco azzurro è tornato a riproporre con insistenza la questione. Il senatore Pdl Andrea Augello ha chiesto “primarie per legge” inviando una lettera ad Alfano in cui formalizzava la sua proposta di un election day per stabilire il nome del premier un anno prima del voto. Secondo la bozza i candidati di ciascuna coalizione andrebbero a svolgere una campagna elettorale di 30 giorni al cui termine tutti gli elettori verrebbero chiamati alle urne per scegliere una sola candidatura tra quelle presentate. Dello stesso avviso il ministro Giorgia Meloni, “favorevole all’utilizzo delle primarie anche se si candiderà Berlusconi” che, casomai, “serviranno a rafforzare la sua leadership”, senza dimenticare che “le primarie rafforzano il rapporto con i cittadini”.

Ma i movimenti più significativi continuano ad arrivare dall’opinione pubblica e in particolar modo dalla stampa amica, la prima ad accorgersi del declino azzurro. Ad inizio estate Il Foglio di Giuliano Ferrara e Il Tempo di Mario Sechi erano scesi in campo per chiedere a gran voce primarie e cambiamento, accompagnati dalla marcia di blog e siti internet di centrodestra, oggi il grande passo lo fa Il Secolo D’Italia che dedica ampio spazio al tema e, per lunedì 11 settembre, ha in programma un forum nella propria redazione a cui parteciperanno Walter Veltroni, Andrea Augello, Enrico Morando, Ferrara e Sechi. Per legge o per diletto, politici, giornalisti e intellettuali tornano a sedersi intorno ad un tavolo con la voglia di ripensare alle primarie quale metodo per restituire un nuovo volto alla rappresentanza politica e al rapporto con la gente.

La base è d’accordo e attende con impazienza di avere voce in capitolo, l’opinione e il web agiscono da avanguardia culturale (spesso inascoltata) mentre Il passo più importante spetta all’establishment, diffidente e tiepidamente possibilista, sempre attento a non pestare i piedi ai tanti, troppi colleghi della gerarchia. “Le primarie si faranno e non saranno primarie false”, aveva detto un big come Franco Frattini al Meeting di Rimini sottolineando però che “la nomina di un altro leader sarà possibile solo se Berlusconi vorrà farsi da parte altrimenti lo sfidante perderebbe sicuramente”. Della stessa idea Quagliariello intervistato ieri dal Secolo e così buona parte della nomenklatura pidiellina, chi per paura del regicidio, chi per rendita di posizione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *