Lose-Lose Situation

By Redazione

settembre 6, 2011 politica

“Saremo con la Cgil non perché aderiamo allo sciopero ma perché condividiamo i motivi per i quali protestano”. Si nasconde dietro un bizantinismo che farebbe impallidire i maestri della prima Repubblica, descrive traiettorie imprevedibili  a cui difficilmente seguiranno ascese velocissime. E’ la posizione del Partito democratico sullo sciopero. Difficilmente le parole pronunciate da un presidente di partito potranno essere derubricate al solito “titolo personale” dietro il quale si tende a giustificare ciò che non è smentibile.

Rosy Bindi offre goffamente un titolo alle difficoltà del partito di dotarsi di una linea decisa e unitaria relativamente alle grandi questioni che attraversano la spina dorsale del Paese. Si era già intravisto nelle primarie che incoronarono Fassino candidato sindaco di Torino, nel corso delle quali emersero una linea pro-Fiat, una pro-Fiom e una “né con il governo né con le Br”. Quella di Fassino, per l’appunto, che forse non casualmente si aggiudicò la vittoria.

Così anche sullo sciopero la segreteria Bersani si è mostrata incerta fino all’ultimo. Non ha condiviso i tempi della discesa in piazza (una piazza che ha protestato contro una manovra che, puntualmente, quando in piazza erano rimaste solo cartacce e qualche cappellino abbandonato, era cambiata nel corso del pomeriggio), ma non ha potuto fare a meno di infilarsi polo e Timberland e camminare a fianco dei cortei.

Per non farsi scavalcare a sinistra dagli opportunamente agguerriti Di Pietro e Vendola, ma dando adito, con una mossa tardiva, alle critiche che vogliono la guida del Pd priva di una strategia o, peggio, priva del coraggio di rischiare per le proprie idee.

Con il risultato di scontentare tutti. A partire dalle opposizioni interne. In testa la truppa post-pop di Fioroni e soci, che proprio in questi giorni ha blandito e coccolato Casini a Pesaro, durante la festa nazionale dei democratici, per poi vedersi franare il terreno sotto le scarpe per la repentina sterzata a sinistra del segretario. La svolta non ha convinto nemmeno i veltroniani, che non smettono di rimproverargli la mancanza di coraggio bipolarista, e mal tollerano l’arzigogolata strategia delle alleanze messe in piedi dal buon Pier.

Che nel frattempo irride una manovra che cambia vorticosamente, sembrando sempre meno garantire la copertura dei costi – con le modifiche di ieri in serata l’obiettivo sembra avvicinarsi – ma invoca l’eliminazione dei tagli agli enti locali come unica possibilità di ritirare gli emendamenti non concordati, oscurato mediaticamente dalle più gustose proteste amiche di Formigoni e della ditta Alemanno/Polverini.

Elemento che, se non decisivo, ha contribuito senz’altro nella decisione del governo di porre la fiducia all’articolato, dando fiato propagandistico alle sfiatate trombe del Botteghino e scontentando il Capo dello Stato. Per tacer dello spread che continua ad aumentare. Insomma, una “lose-lose situation”.

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