Festa dell’Unità (Futurista)

By Redazione

settembre 6, 2011 politica

L’estate. Tempo di festival culturali, sagre e convention di partito. L’Emilia-Romagna. Luogo ideale per le kermesse che tra agosto e settembre affollano l’agenda dei fortunati avventori. Nella regione rossa per definizione, quella del Sangiovese e dei tre stelle sull’Adriatico, in una manciata di settimane fioriscono sfilate folkloristico-amatoriali sulla riviera, decine di feste dell’Unità , il Meeting di CL, ma anche lo storico raduno della destra. Siamo a Mirabello, 3528 anime in provincia di Ferrara, dove dal 1982 Vittorio Lodi taglia il nastro alla Festa Tricolore dell’ex Msi-An-oggi Fli.

Identità, storia, tricolori e sonore mangiate nello stand della ristorazione che ospita 900 posti e rappresenta, per bocca dello staff, “uno degli elementi portanti dell’evento”. Quest’anno, dopo il discorso della scissione finiana nella scorsa edizione, la festa dei futuristi è partita con grandi aspettative, centinaia di domande della base e una pressante richiesta di identità: “chi siamo? Perché lo facciamo? Ma soprattutto, dove stiamo andando?”. Le risposte stentano ad arrivare anche perché tra gli stand della kermesse si vedono molte facce estranee al cammino futurista che con un sorriso ti rispondono: “mi dispiace, non sono di qui”.

“L’Italia in cui credere”, è lo slogan di Fli per la festa che, nell’incertezza del momento e senza una bussola chiara per le alleanze, ha scelto di portare sul palco  emiliano ospiti esageratamente bipartisan per un’insalata mista dal sapore particolare, i cui ingredienti restano avvolti nel mistero. Dove una volta troneggiava Giorgio Almirante oggi passeggiano e sono invitati a parlare la presidente del Pd Rosy Bindi, il sindaco di Roma Alemanno, il collega leghista Flavio Tosi e quello “comunista” Pisapia, il direttore del Tempo Mario Sechi, il sindacalista Bonanni, il vice del Fatto Marco Travaglio e la numero uno del Tg3 Bianca Berlinguer.

Ci sono tutti, compresi i generali futuristi, da Granata a Bocchino, che fanno gli onori di casa e provano a ricucire gli strappi nati dai malumori della base (ma non solo) per la ricca playlist che vede tanti, forse troppi, ospiti apparentemente poco utili alla causa futurista (leggasi Maurizio Paniz, Carlo Giovanardi, Mateo Renzi e Gianni Alemanno). E se il giornalista-falco Filippo Rossi, ex raìs di FareFuturo webmagazine e oggi direttore dell’intransigente ‘Futurista’, invita i suoi amici di Facebook a fischiare gli ospiti sgraditi, c’è anche chi, come FareItalia, altro magazine d’area, esorta evangelicamente a “rimuovere rancori e pregiudizi, riaprire il dialogo a destra per cercare di ricucire dopo aver tanto lacerato”.

Fosse facile. Tra la gente futurista continua a serpeggiare scetticismo misto a disorientamento, tramutatosi in aperto malumore quando i frequentatori di Mirabello hanno scoperto l’esistenza dell’appuntamento per eleggere Miss Tricolore direttamente sulla passerella della kermesse finiana. Rabbia e sconcerto su Facebook come nei forum per un evento troppo simile al modello del velinismo berlusconiano con forti echi di Miss Padania. “In Emilia, l’Emilia la rossa, non c’è festa popolare senza una sfilata di miss”, ha provato a giustificarsi Enzo Raisi, tra gli organizzatori dell’happening di Mirabello.

Nel frattempo tra polemiche casalinghe e dibattiti di ampio respiro, in casa finiana tutti aspettano l’arrivo del leader Gianfranco Fini. L’attesa messianica del suo discorso, che si terrà nella giornata conclusiva in data 11 settembre, è vissuta con ansia e aspettative, corredate da tutte quelle domande della base e dei dirigenti sul futuro del Fli. “E’ l’attesa – spiega Filippo Rossi su Il Futurista – di un mondo politico che chiede al suo leader risposte a tantissime domande e pretende una strategia definitiva”. Ma Rossi è il primo a intuire che “l’effetto inevitabile (e forse un po’ comico) rischia alla fine di essere quello di una scolaresca che aspetta la lezione del professore”. Oppure quello di un partito che, nato per rifuggire la pratica dell’uomo B. solo al comando, oggi rifiata solo con l’arringa del capo.

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