Una manovra qualunque

By Redazione

settembre 5, 2011 politica

Quando si parla di “manovra” nel nostro idioma, si pensa sempre a un movimento non banale, poco lineare. “Iniziamo il parcheggio. Faccia la manovra” è la frase tipica dell’esaminatore di scuola guida alla prova per prendere la patente. E l’esaminato inizia a sudare, tira su un bel sospiro e si imbarca nella fase decisiva del test. Ecco quest’estate la cosa è andata più o meno così: manovra finanziaria da fare, crisi dei mercati, manovra finanziaria da rifare. E giù a spostare soldi come se fossero i soldatini di piombo su una scrivania: le pensioni le mettiamo qua, l’Iva la spostiamo qui, Tremonti figurati lo facciamo stare zitto, in Cadore ci andiamo tutti in canotta.

Tanto quello che rischia di più ad oggi è Silvio, che potrebbe risollevarsi solo se la crisi finisse di botto, uscendo come Cannavaro con la Coppa a Berlino. Cioè, sottinteso che a questo giro il colpevole è lui, non ha saputo comandare bene alcunché, guardalo come perde consensi, perde Milano e perde pure sui referendum. Non dev’essere sembrato vero a chi siede sugli scranni del governo questo potersi nascondere dietro le spalle, ormai sempre meno robuste, del grande capo. Immaginatevi Bossi e Calderoli che si sfregano le mani proprio spostando i soldatini: difenderemo gli enti locali e le pensioni.

Altri dicono il contrario. Berlusconi è andato in confusione abbastanza presto e quest’estate non ha avuto l’occasione di fare passaggi in bandana o altre trovate pubblicitarie: anche le passeggiatine per Porto Cervo quest’anno sono state minute e low profile, più che delle passeggiate sono stati proprio due passi, neanche il tempo di prendere il gelato con più di due gusti che c’è la crisi. E pure l’opposizione è risultata a tratti confusa: se  i dipietristi hanno tenuto dritta la barra (pur uscendo poco pure loro), il Pd è apparso abbastanza determinato sulle pensioni (facendo scudo comune con la Cgil), ma meno sull’Iva e in aperto contrasto risolto da un quasi silenzio stampa sugli enti locali. Bella querelle quella degli enti locali: c’è chi si è inventato i principati e c’è chi si è attaccato alla propria provincia: volete scherzare?

I fermani che tornano con gli odiati ascolani? Fermo – non dubitiamo sui trascorsi storici della antica/recente provincia marchigiana – ha una provincia di ben 170 mila abitanti, composta da ben sette comuni che vanno da 7 mila a 37 mila abitanti: riflettete sul fatto che soltanto nella Capitale ci sono sette municipi che superano la quota complessiva degli abitanti del fermano – e vi stiamo scrivendo da uno di questi. E nel continuo mettere e spostare, è di queste ore la notizia che l’Unione Europea non sembra molto convinta delle mosse anti-evasione (altro spinosissimo caso a Palazzo Grazioli e dintorni). Nel frattempo i tedeschi (e in seconda battuta i francesi), che hanno investito su di noi, si dicono fiduciosi. In definitiva: anche l’Ue non ci ha capito niente. E poco ci sta capendo il pubblico in questi giorni sugli emendamenti: ma il condono c’è o no? E la tracciabilità delle operazioni? Ma quando andrò in pensione? Ma il campionato di calcio inizia? Ma c’entra con la crisi? Ma i soldi bastano?

Non vorremmo che in tutto questo estivo e quasi divertente bailamme da villaggio turistico alla fine si arrivi a una summa inutile e poco efficace: uno statico parcheggio più che una manovra.

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