The Kennedys: una dinastia in tv

By Redazione

settembre 4, 2011 Cultura

La monarchia che gli Stati Uniti d’America non hanno mai avuto: la Casa Bianca che diventa un castello pieno di sogni. Fascinazioni, pettegolezzi, tragedie e segreti senza soluzione. La famiglia Kennedy ha origini irlandesi. Il patriarca, Joseph, è un ambasciatore di grande ambizione. «Questa è la mano di Dio, e questa è la mia» recita il suo personaggio. Joseph Patrick Kennedy è all’apice della carriera (benché le sue posizioni anti-rooseveltiane, concilianti verso l’espansionismo di Hitler, facciano traballare i consensi) e ha nove figli. Joe, il primogenito, è l’eletto della famiglia per la corsa alla Casa Bianca. Una casa tutta cattolica, nella quale fanno capolino una madre austera e votata alla religione, e due fratelli pieni di ideali: John Fitzgerald (tutti lo chiamano Jack) e Robert “Bobby”.

Ma il giovane Joe, pilota d’aerei da bombardamento, muore durante il secondo conflitto mondiale: è il primo forte impatto col dolore per i Kennedy, quanto la prima occasione per affilare gli artigli contro le avversità. Sarà Jack a intraprendere la carriera politica prevista per suo fratello. E sarà subito amore.  Un amore corrisposto e folle verso gli Stati Uniti d’America.

Greg Kinnear veste i panni di Jack, “dall’ascesa al declino”. Lo aiutano la somiglianza fisica col vero Kennedy e un talento a prova di Oscar. Al suo fianco, una delicata Katie Holmes interpreta la First Lady: Jacqueline “Jackie”. Jackie Kennedy, ex fotografa freelance catapultata in una ragnatela di impegni pubblici, una vita mondana che sembrerebbe assente di sbavature e, naturalmente, i proverbiali tradimenti di suo marito.

La mini-serie The Kennedys avrebbe scrostato così in profondità la patina dorata del presidente e della sua famiglia, da far tremare i piani alti. Tanto si sarebbe allarmata Caroline Kennedy (la figlia di Jack) da aver barattato, per la sospensione dello sceneggiato in America, un’intervista shock. L’intervista che sua madre Jackie rilasciò allo storico Schlesinger dopo la morte di suo marito, e nella quale l’ex First Lady indicava in Lyndon Johnson il mandante dell’assassinio del presidente, oltre a riferire particolari scottanti della loro vita (extra)coniugale. Un’intervista che, a dirla tutta, pare molto più scandalosa di quanto raccontato nella serie tv.

Le otto puntate, infatti, attraversano sì le faccende peccaminose dell’affascinante dinastia americana: ma con grazia. I discussi contatti tra Kennedy e Sam Giancana (famoso killer già guardaspalle di Al Capone) traspaiono poco più che in filigrana, con una sorta di mea culpa recitato da Joseph Kennedy, e i suoi figli (Jack presidente e Bobby procuratore generale) costretti a tagliare fuori il padre dalla loro vita politica. Marilyn Monroe, spettro che imperversa con prepotenza nelle biografie di John Kennedy a titolo di chiassosa concubina, in questa mini-serie si limita ad aleggiare. J.F Kennedy resta il grande Kennedy: quello dell’interventismo democratico, dello sbarco nella Baia dei Porci e della conseguente disfatta, nel rimpianto di non aver liberato un popolo oppresso dalla dittatura comunista, e il rimorso di aver mandato a morte “tutti quei ragazzi”; quello che per primo si prende a cuore i cittadini neri. Quello che cade sempre in piedi: il ritratto della dignità, con le sue frasi epocali. E Bobby, appassionato “grillo parlante”, che pulisce il mondo dalle scappatelle di suo fratello e cura la campagna elettorale. Robert Kennedy, il ministro della giustizia le cui inchieste potrebbero essere il mistero della morte di Jack, nel ’63, e della sua, nel ’68, proprio durante la corsa alla presidenza.

Uno scenario che, nell’insieme, abbraccia tutti i livelli di questa saga familiare: dal calore, le sciagure (la morte del figlio, neonato, di Jack; la lobotomia di sua sorella Rosemary; l’ictus che paralizza Joseph) e dai dissidi delle mura domestiche, fino alla ragion di Stato. Atmosfere ricostruite con puntiglio cinematografico consacrato dal buon cast, che sprizza anni ’60 da tutti i pori, con un tocco di nostalgia e uno di astuto marketing. Tutte scelte che propendono per il suggerimento di piste intriganti, di sentimenti di odio e d’amore impossibile, ma senza dire troppo chiaramente nulla o quasi che in fondo non abbiamo già visto, o letto, nei passati cinquant’anni.

Un prodotto gradevole ed efficace: moderato in tutto tranne, forse, che in una buona dose d’ambizione.

The Kennedys, ABC 2011. In onda su La7 da mercoledì 31 agosto, ore 21.00

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