Autunno torrido

By Redazione

settembre 4, 2011 politica

Camicia jeans e berretto rosso con visiera al contrario: il look estivo del segretario Cgil Susanna Camusso ha monopolizzato i servizi dei tg negli ultimi giorni d’agosto confermando con volto corrucciato, ricca gestualità e  vibranti (si fa per dire) anatemi la linea durissima intrapresa da Corso Italia contro il Governo. Domani sarà sciopero generale, per protestare contro la manovra “iniqua” e dare una lezione alle altre due sigle confederali che da tempo viaggiano sulla corsia del dialogo.

D’altronde la manovra di Ferragosto è riuscita a scontentare tutti: da Confindustria, ai liberali del Pdl, dai medici alle opposizioni, passando per opinione pubblica e, ovviamente, i sindacati che non hanno voluto assistere in silenzio al valzer di emendamenti e modifiche della super-legge di mezza estate. Addirittura la linea collaborazionista di Cisl e Uil si è incrinata quando dal summit di Arcore è spuntato lo stop al riscatto degli anni di università e servizio di leva. Al grido di “golpe”, è montata la rabbia di chi fino a quel momento aveva mantenuto prudenza nei giudizi e che invece, con lo strappo delle pensioni, ha pensato di scendere in piazza al fianco della Cgil.

“Calcoli sbagliati”, hanno sibilato dalla maggioranza dopo aver rimosso la norma in fretta e furia. “Non so chi ha costruito la norma, ma se il governo l’aveva approvata la responsabilità è di tutti”, se l’è cavata Maurizio Gasparri provando gettare acqua sul fuoco della polemica che negli ultimi giorni ha visto Sacconi al centro delle accuse per il golpe sulle pensioni. “Lega e sindacati si sono tirati indietro e mi hanno lasciato sulla graticola”, si lamenta oggi il ministro del Lavoro che appena qualche settimana fa era al Meeting di Rimini insieme a Bonanni per poi essere scomunicato da tutti, compresa la Uil di Angeletti tornata a spron battuto alla difesa degli statali.

E se alla fine l’emergenza è rientrata e la norma dello scandalo ha lasciato le sudate carte della manovra, rimane l’irritazione neanche tanto velata della Cgil che sospetta un presunto “incontro clandestino” tra Sacconi, Confindustria, Cisl e Uil, andati “in soccorso di un ministro sotto schiaffo per il tentato golpe sulle pensioni”.  “Bugie”, hanno ribattuto seccati i vertici del sindacato cattolico che però ora si trova a fare i conti con i propri tesserati ribelli pronti a scendere in piazza con la Cgil.

Martedì in 100 piazze italiane partirà lo sciopero generale indetto dalla sigla di Corso Italia tornata in grande spolvero con una massiccia propaganda “old style”: sono oltre 2 milioni i volantini stampati e 500 mila i manifesti in giro per le città, senza contare le 2,2 milioni di visualizzazioni della campagna su Facebook. Ad inaugurare l’autunno torrido ci sarà Susanna Camusso che guiderà il corteo romano e terrà il comizio conclusivo nei pressi del Circo Massimo, alla presenza dei suoi tesserati ma anche di Arci, studenti universitari, partigiani, Arcigay e così via. Senza dimenticare i “toh chi si rivede” Rifondazione Comunista e Verdi.

“Indignazione” e “rabbia” sono le parole chiave di una protesta che ha diviso il Pd e i sindacati e che ora ha consuma l’ennesima frattura all’interno della Cisl. La Fim dell’Emilia Romagna ha agitato le acque cattoliche ed è pronta a sfilare martedì al fianco della Cgil. I delegati Cisl delle fabbriche Oerlikon e Saeco (Bologna) sono sul piede di guerra mentre quelli della Gd  decideranno nelle ultime ore se incrociare le braccia o meno. “Attenti – l’ammonimento del segretario regionale Graziani – così inseguite la Camusso, sono già abbastanza irresponsabili loro, non mettiamoci anche noi”.

Scampato il pericolo sulle pensioni, Cisl e Uil proseguono sulla strada delle ‘pressioni dialoganti’ nei confronti delle forze parlamentari dopo che già giovedì scorso si erano date appuntamento davanti al Senato per un presidio. Tutti convinti che “la manovra vada corretta e resa più equa” ma senza le forzature avanguardiste della Cgil che “ha compiuto un grave errore politico proclamando lo sciopero e mettendo tutti in difficoltà”. Ovunque si predica dialogo e ci s’improvvisa falegnami per la costruzione in extremis di tavole rotonde, tavoli tecnici e tavole imbandite ma la sensazione, con una manovra che cambia vestito ogni giorno al pari degli umori della maggioranza, è che l’autunno sindacale sarà ben più rovente dell’agosto appena sofferto.

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