Arableaks: il piano segreto di Damasco

By Redazione

settembre 4, 2011 Esteri

Quando scoppiarono le prime rivolte in Siria, con gli studenti in piazza grazie ai social network  sulla falsariga di quanto era già avvenuto in Tunisia e in Egitto, i terribili “mukhabarat” di Damasco, cioè i servizi di sicurezza, avevano varato un piano segreto, nome in codice “Bandar Sultan”, che prevedeva la possibilità di infiltrare provocatori armati tra i dimostranti per far sì che sparassero sulla polizia e determinassero una reazione armata contro la piazza. Cosa che puntualmente è avvenuta nei giorni a seguire. Inoltre dovevano essere dislocati “snipers”, cecchini, nei posti strategici per uccidere i caporioni anche teorici della rivolta e contemporaneamente uccidere qualche ufficiale dell’esercito di modo da piegare le resistenze morali, non molte a dire il vero, a sparare sulla gente da parte dello stato maggiore.

Un vero e proprio golpe strisciante che in qualche maniera ricorda anche quello che stava per avvenire in Italia all’epoca dell’uccisione di Giorgiana Masi e della P2. Infine l’inquinamento dei social network tramite immagini, video e post fasulli di modo da screditare all’estero le fonti di informazioni locali. Adesso questo documento classificato come  segreto di quattro pagine in arabo è stato reso pubblico da “arableaks”, ossia la voce organizzata  della rivolta araba in Nord Africa, già ribattezzata la “wikileaks” dei poveri. Nel documento però viene fuori anche quale sia il vero terrore di Bashar Al Assad: la presa del potere da parte dei Fratelli Mussulmani. E almeno in questo chiunque potrebbe essere d’accordo con lui. Il documento infatti inizia con questa considerazione: “è imperativo fare tesoro della precedente esperienza nel rapportarsi con l’ostile movimento dei Fratelli Mussulmani, e di imparare dagli errori fatti dai regimi di Tunisia ed Egitto, specialmente nel punto di avere neutralizzato il possibile intervento dell’esercito e della  guardia repubblicana fin dall’inizio, e nell’avere dato il permesso ai media di coprire ogni evento finchè tutta la materia è andata fuori controllo.”

Poi viene stabilito anche un cinico obiettivo da piano B: “le cose da noi non arriveranno fino a quel punto  dove il regime o lo stato vengano messi in pericolo e tenuti continuamente sotto la minaccia della piazza, ma piuttosto verranno tirate per le lunghe e il risultato finale sarà il rafforzamento stesso del regime.” Tradotto con il senno di poi questo documento esattamente illustrava ciò che vediamo su Al Jazeera tutti i giorni: repressioni a getto continuo fino a sfiancare la gente. Contando anche sull’indifferenza della comunità internazionale che di certo non ha usato per la Siria di Assad lo stesso metro adoperato per la Libia di Gheddafi.

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