Alfano affoga le primarie

By Redazione

settembre 4, 2011 politica

«Primarie per tutti, una grande stagione di consultazioni nel Pdl, si devono aprire le finestre per fare entrare un po’ di aria fresca». «Primarie per tutti, per l’elezione del segretario nazionale come del segretario cittadino del più piccolo comune d’Italia». Un modello che «prevede una terapia a base di massicce dosi di partecipazione. Perciò spingerò per una rapida celebrazione dei congressi, e proporrò l’uso delle primarie per la scelta dei coordinatori come per quella dei candidati negli enti locali».

Così Alfano si sperticava non più di tre mesi fa, il 4 giugno, intervistato da Francesco Verderami, fresco di nomina a segretario del Popolo della Libertà. Precisava i termini di una battuta pronunciata da Berlusconi un paio di giorni prima, intervenuto durante Mattino 5, che apriva alla consultazione «ma senza infiltrati della sinistra» .

E il tam tam della foresta, come Mario Sechi definì l’incalzare del popolo del web sul tasto delle primarie, costrinse i vertici di Montecitorio del Pdl a presentare in tutta fretta un disegno di legge che regolamentasse le consultazioni (accolto tra la freddezza generale, a cominciare da chi scrive), caduto successivamente nel dimenticatoio fattosi cassetto di qualche segreteria di Commissione parlamentare.

Il pressing di Formigoni, il cauto possibilismo della Prestigiacomo, Cicchitto che tirava fuori dalla mischia Berlusconi ma vi inseriva tutti il resto della compagnia. Perfino il solitamente etereo – su questioni tecnicamente politicanti – Frattini esprimeva il suo apprezzamento all’ipotesi. Un ritocco qui, una perfezionata là, e il meccanismo, luccicante e oliato, sarebbe dovuto esser stato pronto per una prima sperimentazione autunnale. Ma l’afflato riformistico che era sembrato essere l’unica nota positiva della batosta alle elezioni di primavera, si è fragorosamente spiaggiata dalle parti di Palermo.

Nel capoluogo siciliano, dove gioca in casa, il neo-segretario degli azzurri non può permettersi una sconfitta. Così, come ha puntualmente fatto notare Giuseppe Alberto Falci su Linkiesta, il leaderino dei berluscones non ha nemmeno menzionato il termine nei direttivi di partito deputati alla scelta del candidato che dovrà tentare di raccogliere l’infausta eredità di Cammarata, per tentare di costruire un solido blocco, dai Responsabili al Terzo Polo, intorno al nome di Roberto Lagalla, attuale rettore dell’università palermitana e avvezzo alla politica per essere già stato assessore regionale con Cuffaro.

Hai voglia a spiegare che l’infausta uscita di ieri, che vuole un Alfano rifiutare il metodo delle primarie finché c’è Berlusconi in giro – anche se forse il passaggio più inquietante e auto-flagellatorio dell’intervento del segretario è l’aver affermato che «la coalizione vive della sua leadership», escludendosi dalla guida di un dopo che, a questo punto, non ci sarebbe – è da considerarsi limitata alla faccenda della leadership.

Il caso Palermo potrebbe essere un macigno sul credito di fiducia che molti volonterosi avevano riposto nell’azione di Alfano. Che proprio nella città che ha visto mettere in saldo il proprio patrimonio calcistico nelle ultime disavventure di mercato, potrebbe svendere le primarie una volta per tutte.

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