Le occasioni perse (per tacere)

By Redazione

luglio 26, 2011 Esteri

Non si capisce davvero perché, all’annuncio di una tragedia orribile come quella norvegese, in Italia non si riesca a tenere a bada i commenti idioti. Non è la prima volta, s’intende: l’eco delle scemenze nostrane scritte dopo l’11 settembre durerà ancora qualche secolo. Sui morti di Utoya e Oslo si è scatenato una tale mole di giudizi incauti o inappropriati, da lasciare a dir poco sbigottiti.

La stampa di destra ha immediatamente rilanciato l’incubo di al-Qaida, seguendo un proprio riflesso condizionato evidentemente insopprimibile. “Scoppia una bomba? È il terrorismo islamico”. Se si eccettua una becera attitudine alla manipolazione dei fatti per fini politici, invero trasversale, non si spiega con nessuna attitudine umana una tale, disinvolta inclinazione alla menzogna. Come se l’allarme al-qaidista venisse in qualche modo diminuito dalla mancata attribuzione a suo carico di ogni nefandezza compiuta nel mondo. La pezza cucita sulle proprie baggianate dalla pubblicistica filo governativa è stata – come tutte le pezze – più imbarazzante dello strappo. Sul Giornale siamo arrivati a leggere dotte disquisizioni sulla mancata reazione dei giovani laburisti dell’isola di Utoya. C’è una saggistica antisemita che, analogamente, rimprovera agli ebrei di non essersi ribellati più di tanto alla Shoa.

Ma se a destra s’ode uno squillo stonato di trombe, a sinistra può non rispondere un suono altrettanto scordato? E difatti su l’Unità via libera alla iper-politicizzazione dell’orrore di Oslo e Utoya, per cui l’obiettivo esplicito del disegno di Breivik è la socialdemocrazia e la sua buona utopia contro l’egoismo e l’individualismo dell’Europa dei governi di destra, che trescano con gli xenofobi, populisti ed estremisti di ogni genere. Una caricatura talmente banale della vicenda, da mostrare come quell’attitudine alla manipolazione tanto diffusa a destra, è in Italia strumento di propaganda anche per la sinistra. Una sinistra che invece di fare i conti con le proprie manifeste inadeguatezze, non perde occasione per attribuire gli effetti della propria progressiva irrilevanza politica a chiunque non abbia a che fare con se stessa.

Come se ne esce? Non se ne esce, almeno per ora. Finché i più ragionevoli a destra e a sinistra non saranno capaci di far prevalere la forza del proprio ideale orizzonte comune e l’urgenza del destino della nostra civiltà, gli alchimisti della strumentalizzazione partigiana prevarranno sempre. Sarebbe però erroneo pensare che essi rappresentino una specie di alleato della furia omicida che si è scatenata a Oslo e a Utoya. Contro questa furia gli unici termini di relazione (oppositiva) sono i fondamenti liberali della coscienza occidentale. I venditori di gadget politici sono inutili. Seppure rivelatori dei nostri peggiori vizi.

(da qdR Magazine)

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