Crisi finanziaria: i veri colpevoli

By Redazione

luglio 24, 2011 Esteri

Dalla rivista statunitense “National Review” pubblichiamo la traduzione – curata da Irene Selbmann – dell’articolo “The Real Culprits” scritto da Mona Charen.

La storia sarà gentile con me, poiché intendo scriverla. – Winston Churchill

C’è la storia – la cronaca degli eventi – e poi c’è l’interpretazione della storia. E spesso le due cose sono agli antipodi. Nel 1963, un popolare presidente democratico venne assassinato da un marxista di nome Oswald, che aveva effettivamente abbandonato l’Unione Sovietica ed era tornato negli Stati Uniti con una moglie sovietica, era un membro attivo del comitato Fair Play for Cuba e quell’anno aveva tentato di assassinare un generale vicino alla destra, Edwin Walker.

Eppure chi scrive la storia ha ritenuto questi fatti irrilevanti. Ha costruito una storia diversa, nella quale ‘l’atmosfera di odio’ che si respirava al sud, in Texas, a Dallas, ha condotto a questa terribile violenza politica. In altre parole, è stato il conservatorismo politico che portò all’uccisione di Kennedy. Questa interpretazione della storia è stata rispolverata recentemente, in occasione dell’attentato a Gabrielle Giffords. Intervistando Jean Kennedy Smith, Christiane Amanpour, della ABC, ha fatto notare che l’assassinio di Kennedy era ‘stranamente somigliante’ e chiese a Kennedy di esprimere un’opinione sull”atmosfera politica’ di oggi nella nazione.

Proprio pochi anni dopo l’assassinio di Kennedy, i liberali americani iniziarono a considerare l’anticomunismo come un disordine mentale. L’ostilità al comunismo era paragonabile al razzismo, al sessismo e ad altri difetti caratteriali.  La descrizione di Reagan dell’Unione Sovietica come “impero del male” alimentò il sospetto dei liberali che Reagan fosse un pagliaccio pericoloso. Eppure dal 1989, quando cadde il Muro di Berlino, i liberali iniziarono a pensare che il loro anti-anticomunismo fosse imbarazzante. Quindi costruirono un’interpretazione della storia, nella quale la Guerra Fredda fu un periodo di consenso, un momento in cui, per come la mise l’ex senatore Bill Bradley, “Sapevamo da che parte stare in politica estera”.

Più recentemente abbiamo assistito alla costruzione di una nuova narrazione storica sulla crisi finanziaria del 2008. L’interpretazione storica, rivenduta entusiasticamente dai democratici, dice che il tonfo del 2008 è stato il risultato dell’avidità di Wall Street.  È stato il capitalismo sregolato a portarci sull’orlo del collasso finanziario, insistevano i democratici. E della loro costruzione storia hanno fatto una legge, il Dodd-Frank Act, che mancava totalmente il vero problema.

Pertanto, è sorprendente e gratificante far sapere che una grande storia revisionista è stata appena pubblicata niente meno che da Gretchen Morgenson, reporter del New York Times, e da Joshua Rosner, analista finanziario.

In Reckless Endangerment, Morgenson e Rosner offrono critiche in abbondanza per banchieri avventati, agenzie di rating lassiste, agenzie normative  imbrigliate e uomini d’affari senza scrupoli. Ma la più grande responsabilità per il collasso del mercato immobiliare e la vicina Armageddon dell’economia americana, ce l’hanno Fannie Mae e Freddie Mac (Federal National Mortgage Association e Federal Home Loan Mortgage Corporation n.d.r.)e i politici che li hanno creati e protetti. Con un paio di autorevoli eccezioni, i politici erano democratici che sostenevano di fare del bene ai poveri. Nel mentre, ci si sono arricchiti loro e i loro amici, hanno riempito le casse della loro campagna elettorale e resistito ad ogni tentativo di sostenere la disciplina del mercato. Quando arrivò l’inevitabile collasso,  ne soffrì l’intera economia, ma i poveri soprattutto.

Jim Johnson, consigliere di Walter Mondale e John Kerry, accumulò una fortuna personale di circa 100 milioni di dollari durante i suoi 9 anni come amministratore delegato del Fannie Mae. “Sotto Johnson”, scrivono Morgenson e Rosner, “Fannie Mae era la prima ad incoraggiare pratiche di prestito molto permissive tra le banche alle quali la compagnia comprava i prestiti. Da vero Pied Piper del settore finanziario, Johnson mandò giù sia il settore pubblico sia quello privato, verso un sentiero che li portò alla crisi di credito del 2008”.

La Fannie Mae mentì sui suoi profitti, intimidì gli avversari, si comprò membri del Congresso con contributi generosi, assunse (e poi co-optò) professori universitari, acquisì aiuti politici (attraverso le sue fondazioni) e chiuse la sua cerchia tra banchieri amici, attivisti delle comunità e gruppi di sostegno (tra cui ACORN). La Fannie Mae assunse anche parenti e amici di membri chiave del Congresso (tra cui il compagno del rappresentante Barney Frank).

Reckless Endangerment include il contributo dell’amministrazione Clinton alla catastrofe delle proprietà immobiliari. Clinton aveva affermato che un consistente aumento del possesso della casa avrebbe dato stimolo all’economia; invece, “bastò qualche anno per spazzare via tutte le care vecchie regole alla base delle relazioni tra locatori e inquilini, a partire da…l’obbligo per un inquilino di impegnare una quantità di denaro significativa in una proprietà, verificare il suo reddito e dimostrare la possibilità di pagare i suoi debiti”.

Reckless Endangerment smonta definitivamente l’interpretazione della storia del disastro del 2008. Sì, c’è stata avidità – e come potrebbe non esserci? Ma fu la distorsione dei mercati operata dal governo – non “il capitalismo sregolato”  – che portò l’economia al disastro.

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Traduzione di Irene Selbmann. Clicca qui per leggere la versione originale dell’articolo sul sito della National Review.

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