Berlusconi cerca il nuovo Alfano

By Redazione

luglio 24, 2011 politica

Probabilmente fa bene il Pdl ad irritarsi per le inusuali esternazioni del Capo dello Stato, che ha osservato che la maggioranza è impelagata al momento in ben altre gatte da pelare, e non avrà il tempo ed il modo per trovare una quadra intorno al nome di un nuovo Guardiasigilli.

E in effetti, tra i diversi capitoli di dibattito che stanno agitando e dividendo la maggioranza in queste settimane, in primo luogo lungo il solco che si sta lentamente approfondendo lungo l’asse Pdl-Lega, quello relativo alla sostituzione di Angelino Alfano, chiamato a mettere mano al partito, appare veramente come l’ultimo dei problemi.

In realtà, oltre al profilo istituzionale della vicenda, che pure non sarebbe da sottovalutare, la questione non è affatto da prendere sotto gamba, nonostante le ferite aperte della tenuta complessiva della maggioranza, del corto circuito sul decreto rifiuti e dell’arresto di Papa, dopo l’autorizzazione a procedere passata alla Camera non più di qualche giorno fa.

E’ proprio l’affaire Papa a portare ancora una volta alla luce i diversi problemi relazionali tra maggioranza di governo e magistratura. Una volta tanto, al netto del confuso vociare che assimila tutto all’eterno scontro tra chi avversa le toghe rosse e chi persegue con gusto intenti forcaioli, si fa largo tra le maglie del dibattito la differenza di visioni strategiche tra chi ritiene la possibilità di controllo indiretto dei pm sui Parlamentari un corto circuito istituzionale, e chi lo interpreta come strumento di garanzia per la salvaguardia del buongoverno.

Fatto sta che è proprio sulla giustizia che si giocherà gran parte della partita che vede la squadra di Berlusconi difendersi strenuamente dalle ipotesi di crollo o ribaltone. Se il teorema Papa dovesse essere applicato all’ex braccio destro di Tremonti, Milanese, il governo tremerebbe in proporzione al vacillare dell’inquilino di via XX settembre. Occorre poi considerare che, se Alfano trovasse un sostituto nei tempi brevi promessi dal premier, la poltrona di via Arenula diverrebbe indisponibile se, come si sussurra da più parti, a settembre il Cavaliere dovesse dare luogo ad un rimpasto di governo per rilanciarne l’immagine nell’ultimo scorcio di legislatura. E con un Tremonti inamovibile, i ministeri pesanti da poter giocare in una partita delicata si ridurrebbero e non di poco.

Il nome di Brunetta stuzzica le fantasie di Berlusconi. Stopperebbe appetiti che da più parti si dirigono verso una poltrona ambita, sparigliando il campo con una soluzione che sarebbe discussa ma coraggiosa. Discussa perché l’attuale ministro è un personaggio difficile e presuntuoso, che per la sua mancanza di tatto e senso della misura è stato spesso al centro di furiose polemiche (buona ultima quella sui precari). Coraggiosa perché Brunetta è uno dei pochi, forse l’unico, ad avere la capacità di sparigliare il campo, e, con il suo movimentismo, mettere in moto un dibattito riformatore che, se non a centrare l’obiettivo, potrebbe quantomeno spostare il polverone dai processi ai contenuti. Cosa che non dispiacerebbe ad un Berlusconi, che venerdì scorso ha mostrato di voler stringere i tempi: “Il guardiasigilli? In una settimana al massimo”.

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