Radicali in Tunisia, polemiche a Roma

By Redazione

luglio 22, 2011 politica

Tutto lo stato maggiore del partito radicale transanazionale e dei radicali italiani si è trasferito in Tunisia per il congresso dedicato alle nuove speranze della primavera araba. E Tunisi è senz’altro il luogo simbolo delle aspettative di quel pezzo di mondo e anche delle preoccupazioni che tutto ciò torni utile solo all’islamismo. A Roma in compenso  sono rimaste alcune fastidiose polemiche conseguenti alla presa di posizione del gruppo dei sei radicali alla Camera che ha votato a favore dell’arresto del deputato del Pdl ed ex magistrato della procura di Napoli Alfonso Papa, richiesta promanante da un gip di Napoli che si occupa della cosiddetta “P4”.

Papa, giova ricordarlo, è stato oggetto da un ordine di custodia cautelare proprio nei giorni in cui chiedeva di essere interrogato per chiarire la propria posizione, e questo è uno dei malcostumi della giustizia italiana. L’altro, quello del forcaiolismo a intermittenza da parte dell’opinione pubblica, dipende molto dalla congiuntura  economica. Infatti se adesso c’è l’ondata post crisi e post manovra che erge la casa a perfetto capro espiatorio ( e quest’ultima non fa nulla per non meritarselo), nel periodo 1992-1994 c’era analogo periodo di paura e di povertà che spingeva ad analoghe pulsioni dello spirito. Ciò detto, molti osservatori si sono chiesti: ma che succede in casa radicale?

Come si può votare il carcere per un uomo, sia pure antipatico, arrogante e  apparentemente compromesso con il potere come Alfonso Papa, e poi predicare la giusta depenalizzazione di tanti reati, l’amnistia e l’uso minimo della custodia cautelare? Comunque la si rigiri la cosa appare contraddittoria. Ma va detto a scusante proprio dei radicali, che loro nelle contraddizioni del potere e della politica ci sguazzano. Ricordava Bordin sul “Riformista” che, quando si trattò di votare l’arresto di De Lorenzo, Pannella era a favore e Bonino e Cicciomessere contro. Molto più recentemente ci si domanda come mai su Cosentino i radicali siano stati contrari e su Papa favorevoli. La spiegazione la da per tutti Marco Beltrandi: “le carte in giunta, le migliaia di carte nei dettagli, se le è studiate uno solo di noi, Maurizio Turco, e noi ci siamo fidtai del suo giudizio, d’altronde Turco è lo stesso che qualche mese fa ci disse di votare contro l’arresto a Cosentino..di certo noi non abbiamo votato l’arresto di Papa per fare un piacere al Pd, non ce ne poteva fregare di meno, e in futuro continueremo a valutare caso per caso, fidandoci del parere di Turco che sta nella giunta..”

A volere essere cattivi, anzi perfidi, si potrebbe obiettare che anche questo metodo di delegare a uno solo dei sei parlamentari, sia pure con la logica obiezione che è quello che stando in quella giunta ha più familiarità con questo tipo di problemi, lo studio delle carte per decidere sull’arresto di un parlamentare è prassi abbastanza contraddittoria con l’individualismo radicale e liberale che ben poco tollera disciplina di partito. E tantomeno di micro partito.

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