Costola della sinistra?

By Redazione

luglio 22, 2011 politica

Si è fatta molta letteratura, nessuno sa bene fino a che punto fondata e realistica, sul confronto in atto nella Lega Nord, in particolare a proposito delle vere o presunte intenzioni politiche attribuite a Roberto Maroni, in sintonia o meno con Umberto Bossi. Chi scrive trova un po’ patetico che svariati osservatori dei giornaloni mainstream, i quali fino a ieri si applicavano alla Lega solo con toni sprezzanti e in chiave di “colore”, ora stiano improvvisamente riservando a quel partito e ad ogni sua componente analisi sottili e disquisizioni tattico-strategiche degne dei maggiori “cremlinologi”, quelli che, all’epoca, decrittavano ogni segno, anche impercettibile, proveniente dai palazzi del potere sovietico.

Ma, meraviglie della stampa italoitaliana a parte, non si può ignorare un fatto politico dirompente. Quando una trentina di deputati padani votano per l’arresto di un parlamentare e contro il resto del Governo e della maggioranza, non si tratta certo di un episodio marginale.

Il punto è che la Lega deve scegliere che cosa vuole fare da grande. L’alleanza con Berlusconi le ha offerto almeno due cose immense. La prima: un definitivo sdoganamento politico e, con esso, la possibilità di accedere con i suoi uomini a tutti gli snodi istituzionali del Paese. La seconda, ancora più importante: la saldatura di una base sociale comune con quella che ha scelto da anni di votare Pdl, fatta di partite Iva, piccoli imprenditori (con i loro dipendenti), lavoratori del privato, in altre parole la parte più dinamica del Paese, quella che vive sul mercato e vuole meno tasse, meno burocrazia, meno “pubblico”.

Un’eventuale rottura, o comunque una separazione dei destini leghisti da quelli del Pdl, non metterebbe in discussione il primo risultato (il Pd sarebbe ben lieto di promettere mari e monti a quella che, a suo tempo, D’Alema definì una “costola della sinistra”: si sa, quando la Lega serviva/serve alla sinistra, era/è buona, quando invece sta con Berlusconi è il partito dei baluba…), ma certamente comprometterebbe il secondo aspetto, su cui oggi Pdl e Lega si giocano tutto. Quella constituency elettorale di partite Iva e di elettori liberali, alla fine della legislatura, chiederà conto sia al Pdl che alla Lega della politica fiscale del Governo, delle nostre scelte economiche, delle riforme realizzate e di quelle mancate, e il giudizio (di assoluzione o di condanna elettorale) sarà comune e unico, con scarse possibilità per chicchessia di differenziare il proprio destino da quello dei compagni di strada.

E’ per questo che saggezza e ragionevolezza imporrebbero alla maggioranza di chiarirsi bene le idee, e di non perdere di vista l’essenziale, ciò su cui il verdetto elettorale è da sempre concentrato nelle democrazie occidentali: soldi e tasse. “It’s the economy, stupid”, come Taccuino politico non si stanca di ricordare. E se qualcuno dovesse pensare di sfilarsi e cavarsela agitando cappio e manette, mostrerebbe di essere davvero un po’ “stupid”, oltre che forcaiolo. Sono e resto fiducioso che i dirigenti leghisti si tengano ben distinti e distanti da questa deriva.

(da Taccuino Politico)

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