Cavaliere, la rimonta è possibile!

By Redazione

luglio 22, 2011 politica

La vicenda di Alfonso Papa ha dimostrato che la maggioranza è definitivamente lacerata? Che la crisi di governo è vicina? Che la Seconda Repubblica è ad un epilogo incredibilmente simile a quello della Prima? Niente affatto. Dalla decisione del Parlamento di consegnare Alfonso Papa ai magistrati napoletani ed al carcere di Poggioreale emerge con incredibile evidenza che Silvio Berlusconi può ragionevolmente ancora puntare a vincere le prossime elezioni politiche.

Sia che si tengano alla scadenza naturale della legislatura, sia che vengano fissate con l’anticipo di un anno nel 2012. Questa considerazione non poggia sulla considerazione che nella vicenda Papa il Cavaliere abbia messo in mostra una superiore capacità politica. Ma sulla constatazione che proprio dalla conclusione della vicenda Papa l’opposizione ha dimostrato in maniera incontrovertibile che il suo unico progetto politico è di scatenare la caccia all’uomo non in nome della giustizia e della legalità ma per salvare la propria pelle.

E se il solo programma alternativo al centro destra è quello delle manette e del carcere per gli avversari è facile prevedere che qualche mese di campagna elettorale impostata sulla denuncia che la pulizia promessa dall’opposizione è solo quella delle celle di Poggioreale o della gogna nella pubblica piazza mediatica possa consentire a Berlusconi di presentarsi agli italiani come la vittima della gigantesca caccia all’uomo e come l’unico in grado di porre un argine a questa deriva manettara, inumana ed autoritaria.

Papa, infatti, non è finito in carcere perché il Parlamento ha ritenuto fondate le accuse dei magistrati napoletani. A Montecitorio nessuno si è minimamente occupato delle motivazioni giuridiche della richiesta di arresto del parlamentare del Pdl. La Lega, che ha perso le amministrative, doveva dare un segnale di autonomia e cambiamento ad una parte della propria base. I partiti d’opposizione dovevano sfruttare la necessità della Lega per dimostrare che la maggioranza è spaccata e che il governo è in ginocchio.

Papa, allora, è stato sacrificato a queste due esigenze politiche. E non ha sbagliato di molto quando si è definito un prigioniero politico. Perché è stato mandato in galera solo e soltanto per ragioni politiche. Quelle stesse ragioni che hanno dimostrato in maniera fin troppo evidente come l’opposizione sia in grado di dare vita ad una sola alternativa politica all’attuale centro destra: quella fondata non su un programma in grado di salvare il paese dalla crisi ma sull’unico possibile minimo comune multiplo del più manette per tutti.

A scandalizzare, ovviamente, non è l’ipotesi che il giustizialismo possa essere la base programmatica di una maggioranza alternativa. La storia insegna che le grandi crisi economiche favoriscono nei paesi a democrazia debole gli sbocchi autoritari. Ciò che scandalizza è il modo barbaro ed inumano con cui il progetto giustizialista viene portato avanti.

Il dibattito sul caso Papa lo ha dimostrato in maniera fin troppo marcata. Tanto che lo stesso Antonio Di Pietro, che in fatto di giustizialismo non deve imparare nulla da nessuno, ha tenuto a prendere le distanze da squallidi e sinistri personaggi che giocavano sulla vita di un uomo, che sarà pure colpevole ma a cui non è stata mai data la possibilità di spiegare le proprie ragioni agli inquirenti, non in nome della giustizia ma per i propri e personali interessi politici.

“Questa è la politica, bellezza!”. Chi spiega in questi termini la vicenda non tiene conto che per la maggioranza del paese se questa è la politica, se la politica è il linciaggio, se la politica è la prevaricazione, se la politica è la spietatezza, se è la totale mancanza di umanità, non rimane altro che ripiegare sull’antipolitica. Che sarà pure piena di difetti ma che almeno non è disumana. Cavaliere, la rimonta è possibile!

(da “L’opinione delle Libertà “)

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