Che fare con Taiwan

By Redazione

luglio 21, 2011 Esteri

Dalla rivista statunitense “Weekly Standard” pubblichiamo la traduzione – curata da Irene Selbmann – dell’articolo “What To Do About Taiwan” scritto da Joseph A. Bosco.

Il 25 giugno 1950 la Corea del Nord invase la Corea del Sud, trascinando immediatamente Stati Uniti e Cina in un conflitto sanguinoso. Non era la conseguenza di un singolo evento, ma di una serie di passi falsi. Nel 1949 gli Stati Uniti avevano ritirate le forze militari dalla Corea, e i vertici dell’esercito americano rilasciarono pubblicamente dichiarazioni che attirarono l’attenzione di Pyongyang, Mosca e Pechino. Il Presidente Truman, il Segretario di Stato Dean Acheson e il Generale Duoglas MacArthur delinearono gli interessi strategici americani in Asia – escludendo la Corea del Sud e Taiwan dal perimetro di sicurezza.

I leader comunisti interpretarono questo come il via libera per l’unificazione di uno o di entrambe le nazioni. C’era solo da chiedersi chi avrebbe fatto la prima mossa – ma la risposta arrivò quando Josef Stalin aiutò Kim il-Sung, rimpiazzando Mao Zedong. L’aggressione della Corea del Nord demolì le ottimistiche assicurazioni del Dipartimento di Stato e mise in guardia Truman del pericolo di un’espansione comunista in Asia.  Il presidente mosse frettolosamente un intervento delle Nazioni Unite e poi seguì la guerra. Dispiegò anche la Settima Flotta nello Stretto di Taiwan per prevenire un conflitto nella zona.

Dopo che la Guerra di Corea entrò in stallo, nel 1945 il Presidente Eisenhower firmò il Trattato di Mutua Difesa sia con la Corea del Sud sia con Taiwan, e la presenza militare americana riuscì a mantenere la pace per i successivi quindici anni circa. Ma nel 1972 iniziò a venire a mancare una chiara azione strategica e di prevenzione sul fronte di Taiwan, con la storica apertura alla Cina del Presidente Nixon. Nel Comunicato di Shangai, il Segretario di Stato Henry Kissinger aggirò la questione della situazione in Taiwan, dicendo che gli Stati Uniti non mettevano in discussione il fatto che “tutti i cinesi su entrambe le sponde dello Stretto di Taiwan ritengono che non c’è che una Cina e che Taiwan è parte della Cina”. Kissinger la chiamò ‘formula ambigua’, e Nixon la definì ‘geniale’. Piaceva anche a Chou En-lai, il partner di Kissinger nelle negoziazioni.

Washington dichiarò anche il suo “interesse ad un accordo pacifico” ma non disse che si sarebbe opposta all’uso della forza da ambo le parti. E gli Stati Uniti ritirarono la Settima Flotta, l’ostacolo primario per un attacco cinese su Taiwan. Il libro di Kissinger On China suggerisce che ci fu il tacito accordo che Washington avrebbe acconsentito ad una prese di potere in Taiwan dopo un ragionevole intervallo di tempo. Secondo le memorie di Kissinger, Mao assicurò a Nixon che la Cina era disponibile ad aspettare per conquistare Taiwan: “Per ora possiamo evitare, e rimandare a tra 100 anni”. In altre occasioni disse che la Cina poteva aspettare 100 anni, o 10 anni, o 5 anni, non era molto sicuro.

Nel 1979 il Presidente Carter portò a termine il lavoro di Nixon e trasferì il riconoscimento dalla dittatura nazionalista in Taiwan alla dittatura comunista in Cina, mantenendo l’agnosticismo politico riassunto nell’espressione ‘una Cina’ riguardo a chi dovesse governare Taiwan. Pose anche fine ai 25 anni di trattato di difesa con Taiwan. Il Congresso, furioso, fece passare il Taiwan Relations Act, che impegnava gli Stati Uniti a fornire a Taiwan materiale per la difesa e dichiarava che la pace sullo Stretto era un tema di sicurezza nazionale. Ma, a differenza del Trattato di Difesa, non obbligava esplicitamente Washington a difendere Taiwan.

Nel giugno 1995, Pechino lanciò missili sullo Stretto in segno di protesta per una visita negli Stati Uniti da parte del presidente designato di Taiwan e annunciò la sua intenzione di riprendere le ‘esercitazioni’ all’avvicinarsi delle prime elezioni presidenziali in Taiwan. Tanto per essere sicuri delle intenzioni degli Stati Uniti, e onde evitare l’errore disastroso della Corea del Nord nel 1950, in dicembre gli ufficiali dell’Esercito Popolare di Liberazione chiesero direttamente agli Stati Uniti come intendessero rispondere nel caso in cui la Cina attaccasse Taiwan.

L’Assistente Segretario di Stato Nye, ugualmente ansioso di non ripetere l’errore di Washington del 1950, rispose: “Noi non lo sappiamo, e nemmeno voi; dipenderà dalle circostanze”. Quindi, evitò di dare il via libera a Pechino – ma non riuscì a porre un veto impegnandosi inequivocabilmente in difesa di Taiwan. Fu, invece, un semaforo arancione – procedere con cautela. Il Segretario alla Difesa Perry adottò la stessa ‘ambiguità strategica’ di Nye ed è sempre stato questo il mantra ufficiale di Washington.

Una settimana dopo la dichiarazione di Nye, il Presidente Clinton ordinò alla classe Nimitz di passare attraverso lo Stretto, per la prima volta dopo 23 anni. La Cina protestò fermamente e Washington spiegò che era solo una deviazione dovuta al cattivo tempo, non un avviso o un segnale di impegno in difesa di Taiwan. Quindi, per protestare per le elezioni presidenziali a Taiwan nel marzo 1996, la Cina mise alla prova gli Stati Uniti e lanciò altri missili sullo Stretto. Questa volta Clinton spedì due portaerei ma Pechino minacciò “una pioggia di fuoco” se fossero entrati nello Stretto. Non lo fecero e la crisi sfumò.

Un alto ufficiale americano disse in seguito: “è stata la nostra crisi con Cuba…avevamo visto l’abisso”. Non sappiamo se abbiamo evitato aggressioni più gravi a Taiwan da parte della Cina in quell’occasione. Ma da quel momento la Cina sapeva cosa doveva fare per riuscire in un attacco del genere: creare le ‘circostanze’ giuste per evitare o ritardare l’intervento americano. Da allora ha costruito un arsenale incredibile di armi ‘anti-ingresso’, inclusi sottomarini di ultima generazione e i primi missili affondatori del mondo.

Quando nel 2001 il Presidente George W. Bush disse che avrebbe fatto “tutto il necessario” per difendere la non democratica Taiwan, sembrava che volesse ristabilire quel chiaro impegno statunitense per la sicurezza di Taiwan che aveva prevalso dal 1950 al 1979. Ma gli scioccati esperti della Cina all’interno e all’esterno dell’amministrazione fecero presto un passo indietro e ristabilirono la tradizionale politica dell’ambiguità.

Dopo l’11 settembre, le amministrazioni Bush e Obama si sono convinte che la Cina sia un partner affidabile nella lotta al terrorismo, la non proliferazione delle armi e riguardo alla Corea del Nord. Taiwan viene vista sempre di più come un intralcio alle buone relazioni cinoamericane.

I successori di Mao hanno decisamente accelerato i tempi per l’unificazione di Taiwan. La legge anti-secessione del 2006 dice che la Cina può attaccare anche solo se Taipei ci mette troppo ad arrendersi, e nel 2007, in un’intervista all’Asia Society, Kissinger ha avvertito che la Cina “non aspetterà per sempre”. Per prevenire un’altra guerra in Asia per via di un calcolo errato, Washington deve dichiarare una volta per tutte, decisamente e pubblicamente, che difenderà Taiwan contro ogni aggressione o coercizione cinese.

————————

Joseph A. Bosco ha prestato servizio per l’ufficio del segretario della difesa come ufficiale esperto della Cina dal 2005 al 2006 e ha precedentemente insegnato in corsi universitari sulle relazioni Usa-Cina alla Scuola di Relazioni Internazionali Edmund A. Walsh all’Università di Georgetown. Adesso è consulente per la sicurezza nazionale. Clicca qui per leggere la versione originale dell’articolo sul sito del Weekly Standard.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *