La strada obbligata del rimpasto

By Redazione

luglio 18, 2011 politica

La rapidissima approvazione della manovra da parte del Parlamento è stata salutare e benefica ma non ha dissipato il rischio di nuove ondate speculative. Quali sono le ragioni? Quelle indicate da certi economisti secondo cui i mercati danno poca fiducia ad una operazione che sposta a dopo le future elezioni politiche il peso maggiore dei sacrifici che vengono richiesti agli italiani e che non contiene segnali significativi sui tagli ai privilegi delle casta politica e delle caste corporative? Oppure sono quelle indicate in corso dai rappresentanti dei partiti dell’opposizione secondo cui il pericolo di offensive speculative dipende soprattutto dalla presenza nel governo di Silvio Berlusconi e da una maggioranza su cui pesa la spada di Damocle di nuove inchieste giudiziarie capaci di far rotolare le teste di alcuni tra i ministri più significativi e determinanti?

E’ vera la prima o la seconda causa? Oppure hanno ragione quanti mettono insieme l’una e l’altra e concludono che per far uscire il paese dai pericoli di nuove ondate speculative bisognerebbe cambiare in un colpo solo programma di risanamento economico e compagine governativa?

L’unica risposta seria a questi interrogativi è formulare un altro interrogativo. Esiste una proposta alternativa credibile e praticabile alla manovra ed al governo di centro destra di Silvio Berlusconi?

La risposta è seccamente e brutalmente negativa. Al momento non esiste alcuna seria manovra economica in grado di sostituire quella preparata da Giulio Tremonti. E non esiste alcuna possibilità di formare un governo diverso da quello esistente ed in grado di varare una diversa manovra e la famosa nuova legge elettorale che dovrebbe entrare in vigore prima delle elezioni per ridare dignità e rappresentatività alla politica.

Chi sostiene il contrario racconta balle. Perché gli economisti di sinistra che contestano l’impianto della manovra tremontiana non hanno fino ad ora avanzato proposte d’impianto diverso. Sono stati solo capaci di rilanciare la solita ricetta che prevede di alimentare le spese crescenti dello stato burocratico-assistenziale con l’aumento progressivo (più ganasce fiscali per tutti) o immediato (patrimoniale o una tantum sui depositi bancari) della pressione fiscale. Qualcuno di loro ha cercato di nascondere questa difesa ad oltranza della degenerazione dello stato sociale con qualche idea demagogica come il tagli degli stipendi dei parlamentari, la cancellazione della province, l’accorpamento dei comuni più piccoli. Ma proprio l’estemporaneità demagogica di queste idee ha messo in evidenza l’incapacità degli economisti di sinistra di uscire dai loro amati ma obsoleti vecchi schemi, di ammettere che per uscire strutturalmente dalla crisi esiste solo la strada del dimagrimento radicale dello stato burocratico-assistenziale e di elaborare un progetto complessivo ed organico di una nuova struttura statale liberata da un elefantismo che schiaccia il cittadino in maniera sempre più insopportabile.

Raccontano balle, poi, anche gli esponenti dei partiti d’opposizione che insistono sulla richiesta di dimissioni di Berlusconi e sulla necessità di passare dal governo politico del centro destra ad un governo tecnico benedetto dal Quirinale .

Anche in questo caso, infatti, si applicano schemi antichi ed obsoleti. Senza tenere conto che neppure la scomparsa fisica del Cavaliere riuscirebbe a fare il miracolo di cancellare il debito pubblico italiano accumulato negli ultimi trent’anni per responsabilità diretta proprio della cultura economica e politica della sinistra. E senza prendere atto che se il centro destra arranca e soffre i colpi di maglio di una magistratura più irresponsabile che politicizzata, le forze d’opposizione, quelle che dovrebbero essere il pilastro compatto del governo tecnico, vivono in uno stato di marasma totale ed irreversibile.

Tutto questo significa che Berlusconi riuscirà ad arrivare indenne fino al termine della legislatura? Forse. Ma solo a condizione che a settembre il progetto organico di riforma dello stato burocratico-assistenziale la lanci un governo profondamente rinnovato nelle facce, nelle idee, nei metodi!

Arturo Diaconale
www.opinione.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *