Che succede a Catania

By Redazione

luglio 18, 2011 Cultura

Per la nomina del nuovo Procuratore Capo di Catania, o meglio, per impedire la nomina, altrimenti pressoché certa dell’attuale Aggiunto Giuseppe Gennaro, si è scatenata a Catania un’operazione che sembra la riproduzione, in chiave domestica (all’interno della magistratura) di assai meglio note operazioni di “supplenza” dell’opposizione che la magistratura di mezza Italia ha messo in atto dal 1994 per mandare a casa i governi Berlusconi o impedire che Berlusconi stesso vincesse le elezioni.

Contro l’attuale Aggiunto pare si siano raccolti vari dossier.

E’ stata tirata fuori la solita foto che lo ritrae, in occasione di uno degli oceanici banchetti siciliani per non so quale cresima o battesimo, accanto ad un tizio poi qualificato boss mafioso. E’ stata tirata fuori la storia, con tanto di pedigree di una villa al mare da lui acquistata e si sono “fatte le pulci” nei precedenti urbanistici della costruzione stessa.
Il C.S.M. ha preso in esame quei dossier e li ha definiti montature.

Ma la bagarre continua. E’ sceso in campo, apertamente ostentando il sia pur millantato ruolo di paladino del Governatore Lombardo, un ben noto personaggio, che molto ha a che fare con la giustizia penale, non tanto in quanto avvocato (è infatti avvocato) ma per processi e condanne per diffamazione e non solo: Giuseppe Arnone, il quale, sbandierando, tra l’altro, non so quale sentenza che ha mandato assolti Travaglio e Giustolisi per un articolo su Micromega ritenuto diffamatorio da Gennaro, ha nientemeno che chiesto l’allontanamento da Catania del magistrato “per incompatibilità ambientale”. Niente di speciale, in considerazione dell’abitudine di quel soggetto di spararle grosse. Ma, se ve ne fosse stato bisogno questo intervento apertamente pro-Lombardo oltre che anti-Gennaro, sottolinea la connessione che c’è tra la bagarre per la nomina del Procuratore della Repubblica della Città Etnea e la sorte del Governatore e del Governo regionale siciliano. Una connessione che è, in Sicilia, sulla bocca di tutti.

Era, in verità, sulla bocca di tutti che, finché fosse stato in carica il vecchio procuratore che stava per raggiungere i limiti di età, non sarebbe scattata l’iscrizione di Lombardo nel registro degli indagati per una delle tante storie di mafia raccontate da non so quali pentiti. Vero o non vero, è certo che, verificatosi tale evento e assunto l’interim dall’Aggiunto Gennaro, subito è partito l’avviso di garanzia alla stampa.

I soliti bene informati, crediamo anche sulla base di ciò (ma va a vedere quale è la “base” di certe divinazioni) assicurano che se Gennaro andrà ad occupare il posto di Procuratore (di cui era solo il vice) è sicura la richiesta di rinvio a giudizio di Lombardo.
Voci, naturalmente. Del fatto che siano verosimili si può dire solo quello che diceva un illustre giurista: che la verosimiglianza è il più fallace e pericoloso motivo di attendibilità di una qualsiasi tesi accusatoria.

Quel che è certo è che il “concorso esterno” alla lotta interna alla Magistratura per una nomina di indubbia importanza, tocca, con il caso Gennaro, limiti e forme inusitati. Non è la prima volta, in verità, che per sbarrare la strada ad un magistrato destinato ai vertici più importanti della carriera e dell’Ordine giudiziario si ricorre al “concorso esterno”, agli schizzi di fango, agli stravolgimenti ed ai rigonfiamenti di fatti più o meno immaginari.
Nei confronti di Corrado Carnevale, si arrivò, grazie al “concorso esterno” di Violante+13 con la famosa interrogazione e grazie allo sciagurato “monitoraggio” disposto dall’insigne guardasigilli Martelli nonché a sapienti manovre di pentiti, addirittura alle incriminazioni e ad una condanna, poi totalmente cassata.

Ma Carnevale era un magistrato “anomalo”; non per nulla la più grave e fondata accusa nei suoi confronti era quella che fosse troppo bravo, troppo sollecito nel lavoro, troppo “primo della classe”. Ma, soprattutto, non apparteneva al “partito dei magistrati” che, si può dire, si è andato formando avendo come bersaglio, come esempio negativo, magistrati come lui.
Gennaro è stato al vertice dell’Associazione Magistrati. Nessuno gli ha mai potuto contestare debolezze garantiste. Chi dunque ce l’ha con lui fino a spingersi tanto oltre? Non si tratta, evidentemente, di altri aspiranti a quella carica. E’ ben altro. C’è chi dice che Gennaro al vertice della Procura di Catania non sia gradito “a quelli di Palermo”. A dirla così non parrebbe aver senso. Certo è che nella magistratura si sono sostituite alle vecchie gerarchie, tanto esecrate e combattute da Magistratura Democratica di un tempo e, poi, un po’ da tutti, gerarchie “correntizie”, livelli e carriere di rilevanza mediatica. E si sono costituite “caste” all’interno della “casta” (un termine che ha avuto ingiusta fortuna). Vi sono ruoli che pongono certi magistrati su un piedistallo più alto. E vi sono ruoli e piedistalli di alcune sedi che sono ancora più alti e come tali vogliono essere riconosciuti.
Può darsi che tutte le chiacchiere su Gennaro, Catania, Lombardo etc. non siano altro che chiacchiere, che lasceremmo raccogliere, visto che di raccogliere anche le chiacchiere quando sono tanto insistenti ed assordanti pare non si possa fare a meno, a chi volentieri esercita questo mestiere.

Quel che invece riteniamo di affermare come nostra opinione, che non ha bisogno del caso Gennaro per essere ragionevole, è che certi metodi di lotta politica fatti con l’uso più spregiudicato e sovrabbondante del fango, al cui rifornimento la magistratura non può dirsi estranea, finiscono per dilagare e radicarsi anche proprio all’interno della magistratura.
Se si può (e si deve) parlare oggi di partito dei magistrati è chiaro che prima o poi si dovranno fare i conti con le correnti, che, del resto, sono state assai più vive e vitali in quella prefigurazione, in verità un po’ sbiadita, del partito dei magistrati che è stata ed è l’A.N.M.

Detto tutto questo dobbiamo aggiungere che ci auguriamo che, comunque, il fango non primeggi e non prevalga il metodo delle insinuazioni velenose e, magari, l’opera di qualche untorello più o meno professionale e che il caso Catania sia chiaro senza che di tutto ciò restino tracce troppo evidenti e pesanti.
Quanto alle ripercussioni nella vita della Giunta Lombardo siano quelle che saranno. C’è da augurarsi soltanto che non si addivenga ad una “soluzione congiunta” e “bilanciata”. Anzi, dobbiamo proprio rimproverarci di averlo solo pensato.

Mauro Mellini
www.giustiziagiusta.info

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