Terremoto nell’impero Murdoch

By Redazione

luglio 17, 2011 Cultura

L’Fbi vuole investigare sui detective e i cronisti di “News of the world” perché li sospetta di avere hackerato i telefonini delle vittime dell’11 settembre. Il  giorno del cambio della guardia a “News international” un nuovo terremoto mediatico e giudiziario si abbatte sull’impero di Rupert Murdoch minacciandone le propaggini americane. Il che, dopo avere praticamente perso tutte le possibilità di espansione nel Regno Unito, non è esattamente una cosetta da poco. Anche perché in America quello delle vittime dell’11 settembre è un nervo sempre scoperto e anche il semplice sospetto di avere fatto dello sciacallaggio su loro e  i loro familiari può essere un fattore che potrebbe suggerire allo “squalo” di battere in ritirata anche da quel mercato. Per non parlare delle ripercussioni sulle tv come la “Fox”, abbandonate anche dagli ex amici del Gop che invece oggi sono in prima fila a chiedere nuove “inquiries” sulla suddetta circostanza. Un nome per tutti Peter King, repubblicano e presidente del comitato per la sicurezza interna al congresso. E naturalmente sul collo di Murdoch si avventano soprattutto i democratici che non lo hanno mai amato.

Come  il “senator” Robert Menendez o i due suoi acerrimi nemici Jay Rockfeller e Barrbara Boxer. Ieri Murdoch ha dovuto sacrificare Rebekah Brooks, perfetto capro espiatorio anche per l’antipatia fisica che promana il suo atteggiamento. Ma da oggi lo squalo sa che a essere nel mirino è nientemeno che suo figlio James, considerato il vero responsabile di tutte le scelte gossipare e hackeristiche del gruppo. Lui, Rupert, al Wall Street Journal risponde con un’intervista in cui fa capire di essere stanco, di sentire i propri 80 anni e di “volerne uscire pulito”. Ma la guerra è appena iniziata. E adesso Murdoch vivrà sulla propria pelle ciò che il Cav nostrano da 25 anni a questa parte vive sulla sua. E anche l’alleato e socio saudita, il principe Al Walid bin Talal, te lo raccomando: ha detto che Rebekah Brooks, amministratore delegato di News International, deve andarsene a causa dello scandalo delle intercettazioni. Non dando esattamente una mano alla causa. E lei, l’interessata, come ha preso la cosa prima di dimettersi ufficialmente? Ha commentato con le parole che usano tutti i capri, nel suo caso “capra”, espiatori: “Ho creduto che le nostre azioni giuste e responsabili ci avrebbero condotto fuori dalla crisi.

Ma il mio desiderio di restare ha fatto di me il centro del dibattito”. Così buon viso e cattivo gioco, un po’ come quando Scajola ha dovuto dimettersi per la seconda volta. E ieri il vertice dell’impero di Murdoch oltre a registrare la entry di Tom Mockridge al posto della “rossa”, ha visto un cambio al vertice anche a “Sky Italia”, dove lo stesso Mockridge sarà affiancato, per non dire ufficialmente sostituito, da Laura Cioli, Chief Operating Officer, e Domenico Labianca, Chief Finance Officer. Proprio loro due  assumeranno ad interim le responsabilità di Tom Mockridge in “Sky Italia” riportando, per ora, a James Murdoch, Deputy Chief Operating Officer e Chairman and CEO, International, News Corporation. Nei giorni prossimi sarà esaminata anche la posizione del figlio di Murdoch che in tanti credano stia per precipitare. Gli inglesi per esempio commentano con favore tutti questi avvicendamenti. Ma l’ira del prime minister David Cameron, che sta rischiando un Watergate anzi un Murdochgate, è tutt’altro che sopita: “le dimissioni della Brooks sono la decisione giusta”. Un commento che però lascia aperta un ulteriore richiesta di pulizia all’interno del gruppo. E se l’inchiesta dell’Fbi sull’hackeraggio ai telefonini delle vittime dell’11 settembre dovesse decollare o trovare delle prove concrete allora per l’impero del magnate australiano si profilerebbe un destino parallelo a quello del “tycoon” tedesco Leo Kirsch, morto l’altro ieri semi dimenticato dopo un crack miliardario. Come dicono in America: “The harder they come the harder they fall..one and all”. Cioè più sono grandi e più fanno il tonfo quando cascano, detto alla romana.

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