I segreti della casta

By Redazione

luglio 17, 2011 politica

Nelle ore della manovra tutta lacrime e sangue torna alla ribalta il tema dei costi della politica. Un revival che fa appassionare giornali (Libero in primis), web e cittadini spesso poco avvezzi alle magagne del Palazzo. Tutti ma proprio tutti, tranne i gloriosi inquilini delle assemblee elettive. Super ticket, super bollo, super pensioni: dalle parole chiave della manovra sembra di riascoltare “Nuntereggae più”, celebre hit in cui Rino Gaetano faceva riferimento anche alle auto blu e agli stravizi di una classe politica mai sazia, neanche in tempi di crisi.

Con agosto alle porte e le vacanze che incombono per tanti italiani dal portafoglio sgonfio, la piazza virtuale si infiamma per certi tagli che Governo e Parlamento hanno dribblato con elegante nonchalance. Il bluff dell’abbattimento dei costi della politica è però rimasto sul groppone a molti, partendo da una vecchia volpe come Furio Colombo che dalle colonne del Fatto Quotidiano ha lanciato un appello al presidente della Camera affinché si assuma la responsabilità di affrontare il problema.

Fini ha drizzato le orecchie e in tutta fretta ha risposto al Fatto (che tra l’altro ospita i blog di Filippo Rossi e Fabio Granata) promettendo di mettere a punto “proposte di riduzione dei costi e di trasparenza, che entro luglio saranno discusse dall’Ufficio di Presidenza e votate in aula prima della pausa estiva”. Apriti cielo: una boccata d’aria fresca in un torrido luglio avaro di soddisfazioni e pacchetti last minute. Ma poi, sarà vero, o anche questa promessa si risolverà nell’ennesima bolla di sapone del “magna magna” parlamentare? In attesa di capire perché il presidente della provincia di Bolzano guadagni più di Barack Obama, ecco arrivare una bordata al Palazzo direttamente dai social network.

Venerdì su Facebook è nata una pagina intitolata “i segreti della Casta di Montecitorio” che, a vederla superficialmente, poteva sembrare l’ennesimo gruppo dell’antipolitica militante e rancorosa. Dando un’occhiata approfondita,ci si è però accorti che lo spazio web è gestito da un ex dipendente della Camera, “licenziato dopo 15 anni di precariato” e ora deciso a svelare tutti i segreti del Palazzo. L’iniziativa ha suscitato curiosità, ha raccolto oltre 50mila fan ed è subito decollata grazie agli scheletri (veri o presunti) che giacciono negli armadi di Montecitorio.

Maxistipendi, pensioni e privilegi? Quella è roba nota, la sanno pure le massaie e i calciatori. L’anonimo ex dipendente scava più a fondo e svela le vantaggiose tariffe  dei gestori telefonici e i sostanziosi sconti che le case automobilistiche riservano ai deputati, con tanto di depliant e numeri a dimostrare i prezzi stracciati.

Se non bastasse, sappiate pure che “i nove barbieri che lavorano a Montecitorio guadagnano 11000 euro al mese, parlano tutti lo stesso accento dell’allora presidente della Camera”. Mentre le scorte, con poliziotti e auto sempre a disposizione, sono spesso utilizzate per accompagnare le mogli degli onorevoli a far la spesa e poi, di sera, per scarrozzare gli stessi deputati in compagnia dell’amante. L’anonimo precario promette di svelare altri segreti in un’inquietante fiction a puntate dove, tra rabbia del momento e informazioni da scremare, sembrano dischiudersi tante piccole verità.

Il tutto nasce e cresce sul web, dai social network ai forum dove è facile misurare il polso di una piazza ben più ampia di quella grillina (tradizionalmente dedita all’antipolitica) e ormai trasversale, quasi a dimostrare che la gente non ce la fa più e che la situazione della casta va cambiata veramente, senza slogan, per far recuperare un po’ di credibilità ad un sistema democratico-rappresentativo oggi in stato comatoso. “Quando i popoli passano brutti momenti – scrive Socci su Libero – e si chiede uno sforzo di coesione nazionale, anche i segnali simbolici di rigore e serietà sono importanti”. E invece no. “La proposta di decurtare le retribuzioni dei parlamentari o cancellare la loro incredibile previdenza viene accolta con pernacchie”. Quante altre scosse serviranno per far crollare il muro di ipocrisia tra il Palazzo e la Piazza? Lo scopriremo nella prossima puntata.

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