Ritorno al maggioritario

By Redazione

luglio 15, 2011 politica

Esiste un filo indissolubile che lega la crisi finanziaria, il crollo dei mercati, la marcata incapacità di questo governo di esercitare la sua funzione e l’odiosa legge elettorale che dal 2005 abbiamo imparato a chiamare volgarmente “la porcata” o porcellum.

E’ una fune, quella della legge elettorale, che è in grado di tirare l’Italia in avanti; una fune talmente resistente da poter sradicare i piccoli interessi dei soloni della politica amarcord, gli stessi soloni che ci hanno insegnato che prima di essere uno Stato e un Popolo dobbiamo essere fazione. Una fune che se non saremo in grado di afferrare si trasformerà definitivamente in un cappio che, stringendosi sempre di più, dopo aver svilito la rappresentanza parlamentare strangolerà le istituzioni italiane, rinvigorendo invece il potere dei partiti.

Oggi possiamo afferrare questa fune. La provocazione nata con la presentazione del referendum di Stefano Passigli, che ha fatto nuovamente trasparire il confronto mai risolto tra maggioritari e proporzionalisti, ha aperto uno spiraglio. È stata una scossa che non poteva essere ignorata.

Prima con Pierluigi Castagnetti, Arturo Parisi, Walter Veltroni e Rosy Bindi è nata la reazione che oggi può contare su una partecipazione che diviene sempre più ampia con l’Italia dei Valori insieme a Sinistra e libertà e che, grazie allo sforzo tecnico di una preparata pattuglia di costituzionalisti guidati da Andrea Morrone, ha permesso in tempi brevissimi di presentare una nuova proposta da sottoporre al sostegno e al giudizio degli elettori.

La scommessa è quella di ricostruire con una ricetta imperfetta ma già testata, com’è la legge elettorale Mattarella, il rapporto tra elettori ed eletti e di realizzare già nelle elezioni politiche del 2013 un governo pieno di quella forza di cambiamento che solo la democrazia dei cittadini è in grado di concedere.

Il referendum abrogativo per il ripristino dei collegi uninominali, infatti, è la sola possibilità di cambiare la legge elettorale vigente, la sola visto che il Presidente del Consiglio ha annunciato che non ci saranno, da parte della maggioranza, iniziative parlamentari volte ad intervenire su questa materia che evidentemente viene giudicata secondaria. Una maggioranza parlamentare che ancora una volta, l’ennesima, ha rinunciato alla promessa di cambiamento e di rinnovamento politico che ha da sempre caratterizzato il messaggio politico dei grandi “innovatori” del centrodestra.

Abbiamo già ascoltato le riserve ed i richiami ad una presunta responsabilità di coloro che dagli italiani vogliono fiducia ma non decisioni, di coloro che reputano dannoso affidare una scelta chiara e limpida ai cittadini o da chi, ci sia consentito, non riesce a sollevare lo sguardo dai propri piedi, dalle cose come sono, e dimentica inevitabilmente di tenere ben fisso lo sguardo sull’orizzonte. Un obiettivo che troppo spesso è ridotto alla vittoria di una parte sull’altra, ma che dovrebbe guardare alla realizzazione di tutto quello che l’Italia merita di essere. Questa è la schiacciante responsabilità che sentiamo sulle spalle perché abbiamo il motivo, la volontà e la forza per realizzare con una nuova legge elettorale quel primo cambiamento che – siamo sicuri – ne produrrà altri.

Gabriele De Giorgi
www.qdrmagazine.it

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