Professione assassino

By Redazione

luglio 15, 2011 Cultura

Un remake “de famija” per questo film che quando uscì per la prima volta nel 1972 aveva per protagonista il recentemente scomparso Charlie Bronson (quello che in un indimenticabile film di Thomas Millian veniva così citato, mentre Monnezza si rivolgeva a un prepotente che gli somigliava e che veniva gettato in una piscina con dentro uno squalo: “A Charlie Bronso, non fa lo stronzo”).

Gli attuali produttori David Winkler e Bill Chartoff infatti sono i figli di quelli che quasi 40 anni orsono diedero vita al film madre. Il leggendario team di produttori formato da Irwin Winkler e Robert Chartoff che aveva prodotto la versione originale del film nella versione attuale appare sotto la veste di “executive producer team”. La trama è identica: Arthur Bishop (Jason Statham) è un ‘meccanico’: un assassino scelto, con un codice molto severo ed un talento unico nell’eliminare in modo impeccabile ogni sua vittima. Il suo è un lavoro che richiede la massima perfezione oltre che un distacco totale e Bishop è il migliore nel suo campo. Ma quando il suo grande amico e mentore Harry (Donald Sutherland) diventa il contratto che non può essere rifiutato, Bishop non può fare a meno di lasciarsi coinvolgere a livello personale. E così stavolta sarà lui a scegliere il suo successivo incarico: trovare i responsabili dell’incastro. La missione si fa più complicata quando Steve (Ben Foster), il figlio di Harry, gli rivela l’intenzione di vendicare da solo la morte del padre, determinato a scoprire quale sia stata la sua vera professione. Bishop ha sempre agito da solo, ma per senso di colpa decide di addestrare il figlio di Harry. Nonostante sia sempre stato un killer estremamente metodico, decide di portare il ragazzo all’interno del suo mondo. Nasce così una sorta di rapporto maestro-discepolo, ma mentre sono impegnati a dare la caccia al loro ultimo obiettivo, diventano lo ro stessi l’obiettivo.

E siccome alla fine l’allievo scopre inevitabilmente  che l’assassino del padre (forzato e ingannato a farlo con il consenso della stessa vittima che dice “sennò avrebbero mandato qualcun altro”) è anche il maestro le cose si intrecciano  fino al paradosso. C’è da dire che i due bravissimi protagonisti sono affiancati nel film da un piccolo ma importante cast, capitanato proprio dal leggendario attore Donald Sutherland, nel ruolo di Harry McKenna, che poi è il “maestro” di Bishop, oltre che il  padre di Steve. Sebbene il suo personaggio appaia sullo schermo solo nelle prime scene, Harry ha un ruolo estremamente importante nella storia. “Harry in un certo senso funge da fulcro della storia”, afferma infatti Bill Chartoff. “La sua morte è ciò che fa andare avanti la storia e provoca la reazione del protagonista”.

I producers, tra parentesi,  erano entusiasti quando hanno saputo che Sutherland avrebbe accettato la parte. “Donald è talmente bravo!”, afferma Chartoff,  ” sul set abbiamo visto un vero maestro al lavoro. E’ una gioia stare con lui. Ha reso il ruolo di Harry McKenna adorabile ed affascinante”. Per Sutherland, “Professione assassino” rappresentava invece la possibilità di tornare a lavorare assieme ad alcuni vecchi colleghi, oltre che con un regista che ammira e di cui ha stima. Il film sicuramente ci ha guadagnato. E lo spettatore pure.

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