Il Ministro, il PM e il GIP

By Redazione

luglio 15, 2011 politica

Ma insomma, sto benedetto Saverio Romano, il ministro, ha trafficato o no con Cosa Nostra? No perché la vicenda giudiziaria che lo riguarda non è che sia proprio cristallina, come d’altra parte non lo sono mai quelle inerenti  la nebulosa inquisitoria denominata “concorso esterno in associazione mafiosa”.

Certo, Romano una colpa oggettiva c’è l’ha: è stato compare politico del fu Presidente della Regione Sicilia, Totò Cuffaro, il quale, come a tutti noto, non siede più in Parlamento ma – ahilui – in galera, a causa di una condanna a sette anni inflittagli orsono pochi mesi per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra e rivelazione di segreto istruttorio.

La colpa acclarata di Romano quindi è di essere stato amico, sodale, partner politico di un personaggio un tempo potentissimo, rivelatosi poi contiguo alla mafia. È già qualcosa. Ma anche il segretario nazionale dell’allora partito di Cuffaro, Pierferdinando Casini, sulla integrità del collega siciliano non pare aver mai avuto motivi per sollevare dubbi. E allora che, colluso pure lui? Le colpe politiche insomma sono una cosa, quelle penali …

Tant’è che il  Pm che, a notizia di reato, ha avviato le  indagini su Romano, allora esponente di punta dell’Udc siciliano, acclarata la non sussistenza di prove, ha chiesto al Gip l’archiviazione. Archiviazione che però il Gip rifiuta. Quelli cioè che per il magistrato titolare della pubblica accusa non sono elementi probatoriamente sufficienti a spedire a processo il tizio, per il magistrato incaricato delle indagini preliminari, invece, evidentemente (forse) sì.

Okkey, che se la vedessero tra di loro. Che lo facciano in tempi rapidi, però, e che lo facciano secondo procedure giuridiche – diciamo – meno schizofrenicamente asservite alle esigenze mediatico-spettacolari dei depositari del coté accusatorio; che lo facciano cioé nel rispetto del Diritto. Vero è che alla Procura di Palermo i magistrati hanno ormai capito che investire nell’auto-spamming mediatico rende, sia che si vada in Tv a moraleggiare sia che si vada in piazza a comiziare contro questo o contro quello – questo o quello che, sovente, sono quelli da loro medesimi perseguiti.

Ecco, il processo serve a quello, no? Ad acclarare la verità. Certo, a voler essere precisi, una simile affermazione in italiano andrebbe declinata al condizionale…. 

Simona Bonfante
www.processomediatico.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *