Eurorequiem

By Redazione

luglio 15, 2011 Cultura

Ricapitoliamo, avendo davanti agli occhi la cartina geografica dell’Europa. Sono ormai tre i Paesi in una situazione economica drammatica (Grecia, Irlanda, Portogallo) e almeno altri due (Spagna e Italia) chiari bersagli di insidie speculative. Anche i “giganti” Francia e Germania sono stati costretti, negli ultimi semestri, a gigantesche manovre dagli inevitabili effetti depressivi. La stessa tenuta della moneta unica appare discussa e discutibile.

Dinanzi a tutto questo, alzi la mano chiunque sia in grado di ricordare una delle seguenti cose: un’iniziativa forte dell’Ue in quanto tale; un momento di vera discussione e di conseguente e comprensibile pronuncia politica del Consiglio europeo; una parola, una sillaba, un sospiro, del Presidente della Commissione europea; più modestamente, i cognomi di almeno tre membri della stessa Commissione. Ironia facile e amara, si dirà: eppure, a me pare che si sia davvero giunti a un triste epilogo di qualunque speranza europea, ammesso che qualcuno ne avesse ancora un po’.

C’è stato perfino un salto di qualità peggiorativo rispetto al passato. Fino a qualche anno fa, pur in presenza di un vuoto politico e strategico, tuttavia le medicine amare di volta in volta prescritte dalle “arcigne burocrazie” di Bruxelles avevano una parvenza di efficacia. Magari non erano affatto utili: ma c’era almeno la sensazione che, pur con un’anomala prevalenza del rigore sullo sviluppo, quelle ricette imposte da entità lontane avessero almeno il pregio di emendare alcuni Paesi dai loro vizi atavici, imponendo standard più impegnativi e comunque in qualche modo piu’ virtuosi. Oggi, ferma restando la mancanza di politica, di comprensibilità, di coinvolgimento dei cuori e delle menti dei cittadini europei, c’è stato uno slittamento ulteriore verso il peggio: a partire dall’esempio greco, si è diffusa la convinzione che i farmaci imposti da Bruxelles non portino a nulla, se non ad aggravare i patimenti del malato.

Serve a poco guardare alle pene sofferte in queste settimane dagli Stati Uniti d’America, che restano comunque dotati di uno slancio vitale impensabile per noi. E serve ancora meno ignorare o considerare sacrileghe le proposte che in un modo o nell’altro riguardino l’euro (si pensi al silenzio calato sulle cose assai interessanti dette e scritte in questi giorni, su piani diversi, da Ettore Gotti Tedeschi o da Antonio Martino): sono proprio i sacerdoti di questa Ue a intonare un lugubre eurorequiem.

Maurice Castle
www.taccuinopolitico.it

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