L’ultima magia di Harry

By Redazione

luglio 13, 2011 Cultura

Mentre la cartellonistica pubblicitaria pompa enfatica sulla saga del decennio che giunge al termine anche sul grande schermo, la mamma dice che il monello potrebbe tornare a fare danni, o, meglio, a ripararli, in giro. Joanne Rowling, J.K. per gli amici, ha riacceso le speranze per i milioni di fans che hanno pianto lacrime amare, e siamo fuor di metafora, nel dover leggere le ultime righe di una delle saghe che più hanno saputo intercettare tra il favore del pubblico di ogni età. Un fenomeno che rischia di ripetersi: la seconda parte de I doni della morte, uscita da qualche giorno al cinema, è l’ultimo dei film ispirati alle avventure del mago più celebre del nuovo millennio.

Harry Potter, dopo 143 minuti cosparsi di phatos e di tensione, poserà per sempre la bacchetta magica anche sul grande schermo. Proprio come annunciano i giganteschi manifesti con i quali ha invaso le città di mezzo mondo. A meno che la Rowling non ci ripensi: «È il mio bambino, e se voglio tornare a farlo giocare là fuori, lo farò», ha ammiccato sorniona al pubblico in delirio per la premiere di Trafalgar Square, un evento nell’evento, durante il quale anche la bella Hermione, alias Emma Watson, non è riuscita a trattenere un pianto straziante.

Nulla di serio, per ora, visto che l’autrice ha anche aggiunto di non avere piani immediati per far tornare in azione Harry, ma comunque un piccolo barlume di speranza per gli irriducibili ha di che alimentarsi per un po’ E dire che l’abbandono, nel caso della trasposizione cinematografica, era stato più dolce. Sono stati ben otto le pellicole che si sono alternate negli anni, a fronte di “soli” sette romanzi. L’ultimo capitolo della saga è stato scisso in due. Principalmente per questioni di botteghino, anche se David Heyman, tra i responsabili della produzione, ha fatto appello alle esigenze creative: «Impossibile condensare in un unico film tutti gli avvenimenti dell’ultimo volume – ha spiegato Hayman – servivano due pellicole per tenere fede alla storia».

E se le motivazioni artistiche conservano una loro plausibilità, sono quantomeno parziali. Se si considerano solo i primi sette film, nelle casse della Warner Bros sono piovuti circa sei miliardi e mezzo di dollari, rendendo il marchio Potter il più redditizio di tutta la storia del grande schermo. Logico che la tentazione, ben giustificabile, di allungare per quanto possibile la storia era difficilmente schivabile.
Ma ora ci siamo proprio, dopo le ultime due ore abbondanti di duelli in punta di bacchetta, questa volta i titoli di coda saranno quelli definitivi. Come per i tre precedenti capitoli, il timone è ancora saldamente nelle mani di David Yates, che dal 2007, con L’ordine della fenice, è il comandante di una nave che ha trascinato grandi e piccini nel suo vorticoso turbinare per il mare della fantasia. Vortice nel quale il pubblico italiano è stato trascinato in anteprima. Dal 13 luglio il maghetto è nelle sale nostrane, mentre in gran parte del mondo è uscito solo ieri. La storia prende le mosse dalla fine del capitolo precedente.

Harry, insieme a Ron ed Hermione, gli amici di sempre, organizzano un furto alla Gringott, la banca dei maghi, dove è nascosto uno degli Horcrux rimasti, gli oggetti incantati che contengono un pezzettino dell’anima del nemico di sempre, Lord Voldemort. Dopo averlo trafugato, sono costretti a darsela a gambe, liberando uno dei maestosi draghi ospiti nelle segrete della banca. Ed è in sella al drago che si dirigono ad Hogwarts, pronti a distruggere gli ultimi due Horcrux rimasti e sconfiggere una volta per tutte Lord Voldemort che nel frattempo ha radunato proprio nella scuola tutto il suo esercito, combattendo aspramente contro gli studenti e l’Ordine della fenice. La battaglia finale ha così inizio, portando con sé le proprie vittime e le straordinarie rivelazioni conclusive, per sublimarsi narrativamente con il duello definitivo fra il ragazzo prodigio e l’Oscuro signore. Nessuno dei due potrà vivere se non con la morte dell’altro.

Per i pochissimi che non lo conoscessero ancora non sveleremo il finale, che Yates sembra dirigere con il piglio sicuro e rassicurante di chi ha una certa dimestichezza con la materia.

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