Aggiorna il tuo credo

By Redazione

luglio 13, 2011 Esteri

Dalla rivista statunitense “City Journal” pubblichiamo la traduzione – curata da Irene Selbmann – dell’articolo “Curb Your Dogma” scritto da Stefan Kanfer.

La conoscenza segreta. Saggi sulla demolizione della cultura americana di David Mamet

“Ho fatto la mia prima conversazione con un conservatore a 60 anni”. Sembra proprio un’affermazione assurda: David Mamet deve aver vissuto in un luogo ermeticamente sigillato per sei decadi. Ma il drammaturgo-regista dice il vero; ha sempre lavorato nello show business, un ecosistema a tenuta d’aria, come un’accademia.

Ma a differenza di molti suoi colleghi, Mamet ha iniziato a mettere in discussione i concetti chiave e le dottrine che a lungo ha dato per scontati. In quattro anni, il sessantaquattrenne si è progressivamente spostato da sinistra a destra, come la lancetta di un orologio. In La Conoscenza Segreta, la sua ultima raccolta di saggi, confessa: “Ho esaminato il mio liberalismo e ho scoperto che era come una dipendenza dal gioco d’azzardo. Nel gioco, però, si sa quali sono le chance di vittoria. Chiunque abbia una minima nozione di aritmetica ha la quasi certezza di perdere. Ma chi ne è dipendente, mancando il colpo più e più volte, è convinto che godrà del privilegio di contravvenire alle leggi naturali”. Tuttavia, c’è una differenza profonda. Il giocatore fa del male prima di tutti a se stesso. “La grande debolezza che ho visto nel liberalismo è che coloro i quali costruiscono l’idea sempreverde dello stato-utopia, in buona o in cattiva fede, lo preparano alla bancarotta e non danneggiano loro stessi, ma gli altri”.

Sono parole forti e Mamet non sta che scaldando i motori. Da ribelle, definisce il liberalismo una religione secolare. I suoi dogmi “non possono essere dimostrati. Ma permette alla gente di sentirsi retta e onesta ad un costo minimo se non a costo zero. Centrale in questa religione è il concetto che il male non esiste e che tutti i conflitti sono da attribuire alla mancata comprensione tra gli opposti”. I principi del liberalismo includono un certo numero di luoghi comuni familiari e fatui. Tra questi: i corsi universitari della civiltà occidentale promuovono i prodotti di uomini bianchi irrilevanti e già morti. Il terzo mondo è fatto di vittime, le nazioni avanzate sono fatte di carnefici. Il capitalismo del libero mercato è spietato. Il socialismo europeo offre una soluzione pacifica ai problemi economici del mondo. Il settore privato statunitense è caratterizzato da un’insaziabile avarizia, laddove i governi federali e statali sono mossi dal desiderio di portare alla prosperità universale. Se solo Israele rinunciasse a qualche miglio di terra, in Medioriente regnerebbe la pace.
Mamet è prima di tutto un drammaturgo; le sottigliezze non sono il suo forte. Sebbene citi di frequente intellettuali conservatori come Friedrich Hayek e Milton Friedman, i suoi cavalli di battaglia si riducono a brevi frasi autobiografiche sulla compiacenza liberale e la rettitudine conservatrice. L’autore è nato e cresciuto a Chicago, figlio di genitori immigrati che lasciarono l’Europa dell’est qualche anno prima dell’ascesa del Terzo Reich. Infastiditi dal razzismo nella ‘città dalle spalle larghe’, aderirono al NAACP. “Lo fecero perché si sentivano ‘colpevoli’? Sarebbe stato un consiglio da psicotici. Sostenevano il NAACP per tzedakah, ovvero in nome di un principio morale. La loro risposta è stata sufficiente, o fuori luogo? Senza dubbio. Ma non era risibile. E il South Shore Country Club, a otto solati da casa mia, privato e vietato agli ebrei, alla fine fu acquistato da Elijah Muhammad, vietato ai bianchi, e la vita va avanti lo stesso”.

“Ma credo di aver tratto vantaggi dall’assenza di bigottismo”.

Chicago fa a che da sfondo alle critiche al Presidente Obama. “Non ho alcun interesse per chi non ama lo sport, ma non potrei mai fidarmi di qualcuno che ha dichiarato di amarlo per portare avanti la sua agenda di governo”. A Barack Obama, in un intervista in radio, fu chiesto se, da cittadino di Chicago, preferiva i White Sox o i Cubs. “Disse di essere un tifoso dei Sox, pronunciò male per due volte Comiskey Park, per due volte ha chiamato l’arbitro ‘giudice’ e quando gli chiesero chi fosse il suo giocatore preferito, del passato o del presente, non gli venne in mente neanche un nome. Sigh.”
Bisognava aspettarsi che Mamet avrebbe scompigliato le piume della piccionaia liberale – era certamente uno dei fattori motivanti dietro La Conoscenza Segreta. Ma il contrattacco non lascia spazio ai polemici. Per prima cosa, la maggior parte di loro ha apprezzato i suoi lavori del passato, soprattutto Americani, vincitore del Premio Pulitzer, e il film Il Verdetto, che ha ricevuto la nomination all’Oscar, che esaminavano rispettivamente l’avidità delle piccole imprese e la corruttibilità dei grandi studi legali. I critici di Mamet non riescono a rimettere in discussione la loro iniziale valutazione positiva su di lui, quindi sono obbligati a ridimensionare l’importanza di questa ultima pubblicazione. Kirkus Book Reviews, ad esempio, contesta la visione dell’autore sulla chiusura mentale della sinistra: “Sicuramente, i valori della comunità e il libero mercato delle sono idee importanti tanto per i liberali quanto per i conservatori”. Una frase del genere può dirla solo chi non conosce affatto i campus americani, dove i giudici conservatori, i politici israeliani e i Minute Men sono regolarmente censurati e contestati da gruppi di studenti. O non sanno nulla del recente licenziamento dalla National Public Radio di Juan Williams. Il reporter ha commesso un’eresia quando ha confessato che su un volo di linea “se vedo persone che indossano una veste mussulmana penso che si stanno identificando per prima cosa come mussulmani, e mi preoccupo. Mi innervosisco”.

Publishers Weekly ha un approccio calcolato e cauto: “Come apostata vendicatore del liberalismo, Mamet non offre niente di nuovo, laddove la conversione ragionata dello scrittore è in effetti una novità, e anche abbastanza preoccupante per i suoi oppositori. Ben Crair, redattore del Baily Beast, censura Mamet per aver scritto che la proposta di un centro di cultura islamica nella downtown di Manhattan e una ‘oscenità culturale’. In primo luogo, il centro non è semplicemente nella downtown di Manhattan, è vicinissimo a Ground Zero, dove crollarono a terra due alti edifici e morirono quasi 3000 persone, grazie ad uno stratagemma dell’islamismo radicale. In secondo luogo, se il centro non è una ‘oscenità culturale’, cos’è? Crair non propone un’alternativa. Definire l’affermazione di Mamet “una panzana provocatrice” è il meglio (e il peggio) che riesce a fare.

Lungo tutto il libro di Mamet emergono due punti chiave. Il primo è il suo coraggio di andare contro l’ortodossia politica del suo tempo e del suo mestiere. Il secondo è l’abilità di smontare i sinceri fedeli della sinistra, sottolineando il loro comportamento da pecore e la loro fondamentale ipocrisia. “Questo è lo stato del mondo liberale contemporaneo”, scrive. La paura di offendere è stata auto-inculcata in un gruppo che “deve ora letteralmente pesare ogni parola e ogni azione. Immaginiamo un insegante di liceo che si imbatte in due studenti che si baciano all’entrata della scuola, violando le regole dell’istituto.  Mettiamo che i due studenti siano gay. Riuscite ad immaginare un insegnante che non esiti almeno un po’? Che non cerchi di essere prudente, o che non si auto-censuri per paura di offendere gli studenti?

Per quanto riguarda le lamentele circa l’ingiustizia dello Stato di Israele, propone un semplice test. All’inizio della guerra, un aereo americano è obbligato ad atterrare in un aeroporto straniero. Due velivoli sono disponibili per i viaggiatori e le loro famiglie. Uno è diretto in Siria, l’altro in Israele.

“Nessuno che legga questo libro”, dichiara sicuro Mamet, “salirebbe sull’aereo diretto in Siria. Perché? Perché è una dittatura, che si oppone all’Occidente, alle donne, ai gay, agli ebrei, alla libertà di parola. È un’efferata versione araba del nazionalsocialismo, dedita all’eliminazione della gente di Israele. Eppure uno si guadagna simpatie o solidarietà abbracciando la ‘causa araba’.

“Ma l’abbracciamo solo per gioco. Nel libero mercato, vale a dire quando c’è qualcosa in gioco, voteremo altrimenti”.

Anni fa Mamet scrisse una battuta di un dialogo con un ‘io’ autobiografico: “Sono cresciuto in mezzo a gente dura e noi dicevamo che si ottiene di più con una parola gentile e una pistola che solo con una parola”. L’arma in questo caso è la rabbia – verso se stesso, per essersi svegliato così in ritardo nella vita, e verso gli altri, per essere restati aggrappati ad un credo così obsoleto. È probabile che La Conoscenza Segreta non riesca a cambiare molte teste della sua generazione, ma ci sono un sacco di giovani fan di Mamet là fuori, e i suoi precetti ed esempi sono proprio adatti ad attirare un pubblico di nuova generazione. Non stupisce che i liberali si sentano così minacciati.

[traduzione di Irene Selbmann, clicca qui per leggere l’articolo originale]

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