Una commissione d’inchiesta

By Redazione

luglio 12, 2011 politica

Vediamo di spiegare il senso delle due proposte, a cominciare dalla seconda, che può sembrare banale o superflua, poiché molti sono convinti che il perseguimento degli errori delle agenzie di rating in sede civile sia già possibile. Ma non è così. Basta prendere uno dei casi più clamorosi degli errori compiuti da queste agenzie, quello della Parmalat. Ai bond della società di Collecchio, così come a quelli della americana Enron, le agenzie di rating avevano accordato fino al giorno del default i voti di affidabilità massimi (alla Enron addirittura la tripla A). Ma dopo il collasso della Parmalat, che ha colpito migliaia di risparmiatori, nessuno ha mai chiamato a risponderne le agenzie di rating. Sul banco degli imputati sono salite soltanto le banche, che avevano venduto ai risparmiatori dei titoli che non dovevano essere collocati presso il pubblico. Il motivo è semplice: le agenzie di rating sono soggetti privati che si limitano a rilasciare una valutazione sul merito di credito delle emissioni. Una funzione ben diversa da quella delle banche d’affari che, se chiamate a pilotare una fusione tra due grandi società, in caso di errore nella valutazione degli asset, devono rispondere dell’errore con il loro patrimonio. Ebbene, poiché nel tempo le agenzie di rating Moody’s, Standard & Poor’s e Fitch hanno assunto una funzione sempre più vasta, e da semplici consiglieri privati si sono trasformati surretiziamente in organismi che svolgono una delicata funzione pubblica, che arriva perfino a condizionare l’economia di interi Stati, è giusto che i governi eletti in modo democratico si pongano il problema di tutelare nel senso più ampio del termine i milioni di cittadini che rappresentano. Una tutela, dunque, che deve includere anche l’obbligo per le agenzie di rating di rispondere in sede civile dei loro eventuali errori, così come accade per le banche d’affari.

Basterebbe questa semplicissima misura per evitare che un’agenzia di rating emetta un giudizio negativo sulla manovra finanziaria di uno Stato sovrano prima ancora che questa manovra sia stata resa di dominio pubblico in modo ufficiale. È un esempio che ci riguarda da vicino, perché è esattamente ciò che è accaduto in Italia pochi giorni fa. E bene ha fatto la Consob a convocare le due agenzie che hanno ritenuto di sputare sentenze sull’operato del governo italiano prima ancora che il decreto con il testo della manovra fosse pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Con l’introduzione della responsabilità civile in capo alle agenzie di rating, domani lo Stato potrebbe non solo convocare queste agenzie per una lavata di capo, ma chiamarle in giudizio per rispondere con i loro patrimoni dei danni inferti all’Erario. Un esempio? A causa della speculazione di ieri sui titoli del Tesoro, di colpo lo Stato italiano ha visto salire il costo degli interessi per Bot e Cct di 3,2 miliardi di euro per l’anno in corso e di 6,4 miliardi per il prossimo anno. Un danno che di fatto ha vanificato quasi per intero il beneficio che il governo Berlusconi si riprometteva di ottenere dalla manovra per il primo biennio. Dunque, un danno enorme quanto ingiusto, che ora dovranno pagare i contribuenti. Un danno che invece potrebbe e dovrebbe essere scaricato su chi ha fornito alla speculazione consigli e input interessati, e forse fraudolenti.

Quanto alla proposta di una commissione d’inchiesta parlamentare sull’operato delle agenzie di rating, ci sembra davvero il minimo da fare per una classe politica che voglia difendere, e magari recuperare la propria credibilità. In Italia si sono fatte Commissioni d’inchiesta su tutto, anche su vicende risibili. Ma qui sono in gioco interessi pubblici enormi, è in gioco la credibilità dell’Italia, la sua tenuta patrimoniale, i rispaqrmi di milioni di famiglie, addirittura il futuro dell’euro. Tanto è vero che tutti gli economisti concordano nel sostenere che se crolla l’Italia, che è il terzo grande Paese dell’Unione europea, sarebbe la fine della moneta unica. Dunque, perché non fare ciò che hanno fatto gli Stati Uniti dopo il disastro dei mutui subprime nel 2008? Senza perdere tempo, la Sec (Securities and Exchange Commission) ha compiuto un’inchiesta sulle tre principali agenzie di rating (Fitch, Moody’s e Stantard & Poor’s) e con un comunicato reso pubblico l’8 luglio 2010, nero su bianco, ha rimproverato loro la difficoltà dimostrata in più casi nel mantenersi al passo con i prodotti finanziari sempre più complessi, di cui però continuavano imperterrite a stimare il merito di credito. Già in precedenza, nel giugno 2008, il presidente della Sec, Christopher Cox, aveva proposto di vietare alle agenzie di rating di emettere rating a meno che non vi fosse stata la certezza di avere esaminato gli attivi che sottostavano ai titoli da giudicare. Dal che si poteva evincere, per bocca della stessa Sec, che chi emetteva le pagelle sulle emissioni non sempre conosceva ciò che stava valutando. L’accusa ha poi trovato conferma in numerose ammissioni da parte dei dirigenti delle agenzie di rating che hanno perso il posto a causa della crisi. Uno di questi, Frank Raiter, ex dirigente della Standard & Poor’s, ha addirittura rivelato di avere subito pressioni dai suoi superiori perché firmasse una relazione di rating su un’emissione che neppure aveva analizzato. La pratica più diffusa, ha raccontato Raiter, era quella del “notching”: si copiava la valutazione già emessa da un’altra agenzia di rating concorrente, abbassando di una tacca (“notch” in inglese) la nuova valutazione. Ecco, se questo è il modo di operare delle agenzie di rating, è bene che la politica ci metta dentro il becco al più presto. Ma questa non è che la prima giustificazione.

È ormai arcinoto che le agenzie di rating operano in aperto conflitto di interessi, poiché vantano tra i propri azionisti importanti società americane che collocano e gestiscono i risparmi. In pratica, queste agenzie sono nello stesso tempo arbitri e giocatori. Un doppio ruolo che anche il Nobel per l’Economia, Joseph Stiglitz, ha bocciato solennemente: “Le agenzie di rating non si limitano a dare il voto alle emissioni, ma spiegano anche ai clienti come fare per ottenere la valutazione desiderata”. Se poi capita un patatrac, le agenzie di rating sono abilissime nel sottrarsi al dovere di pagare pegno. Basta ricordare quanto è accaduto negli Stati Uniti tra il 2005 e il 2007: due terzi dei mutui ipotecari avevano ricevuto il voto massimo, esattamente come Lehman Brothers; dopo il 2008 quegli stessi mutui erano classificati “titoli spazzatura”, carta straccia. Ma nessuna agenzia di rating ha dovuto risponderne. Circola ora l’idea di costituire un’agenzia di rating europea per arginare lo strapotere delle tre agenzie americane, che forse perché screditate in patria o forse per distogliere l’attenzione dalla crisi del dollaro, si sono trasferite in Europa prendendo di mira i debiti sovrani dei Pigs (Portogallo, Irlanda, Grecia, Spagna) e, da ultimo, dell’Italia. Per la verità, non ci sembra un’idea brillante. L’agenzia europea potrebbe funzionare esattamente come quelle già esistenti. Cioè male. A meno che non sia assoggettata da subito a obblighi cogenti di trasparenza e di responsabilità civile, come stiamo proponendo in questo articolo. C’è infine una giustificazione politica per l’istituzione di una Commissione d’inchiesta parlamentare. La riprendiamo da una considerazione di Rino Formica, un vecchio socialista con l’abitudine di parlare fuori dai denti: “La funzione che una volta era della cosiddetta P2 è ora passata nelle mani delle grandi organizzazioni private e pubbliche della finanza mondiale. La sinistra stia attenta. Berlusconi non cadrà per mano di Bisignani. Non ci facciamo distogliere dalle P4. Berlusconi cadrà quando le società di rating avranno deciso. I destini dell’Italia si stanno giocando nei saloni della finanza mondiale”. Non credo che serva dire altro. Tranne un vecchio detto: uomo avvisato, mezza salvato.

L’attacco della speculazione contro l’Italia non può restare senza risposta da parte della politica. In primo luogo da parte del governo. Una risposta che deve essere adeguata e forte, tale da lasciare il segno e farsi capire da tutti. Quale? Una rapida approvazione bipartisan della manovra da 43 miliardi, ormai sollecitata da tutti (perfino dalla signora Merkel), andrebbe certamente in questa direzione. Con un po’ di masochismo, si potrebbero anche anticipare al 2012 le stangate previste per gli anni successivi. Ma a nostro modesto avviso non può bastare. Occorre che la politica, soprattutto il governo Berlusconi, se vuole davvero tagliare di netto il cappio che lo sta stringendo per l’azione congiunta dei mercati e dell’opposizione, sappia restituire alla speculazione lo schiaffo ricevuto dall’Italia intera, soprattutto da milioni di risparmiatori. E il modo migliore sarebbe di varare subito due misure shock: l’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sull’operato delle agenzie di rating in Italia, e – corollario ormai inevitabile – l’assoggettamento delle agenzie di rating alla responsabilità civile in caso di errore che sia frutto di comprovata negligenza. Due misure semplici, di poche righe, che andrebbero inserite nella manovra stessa, come emendamenti.

Luca Simoni
www.ilvelino.it

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