Presunzione di colpevolezza

By Redazione

luglio 12, 2011 politica

Un’analisi in punta di diritto delle motivazioni con cui il Gip ha rifiutato l’archiviazione del procedimento contro Saverio Romano. E’ ancora vero che in Italia, come dice la Costituzione, l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva?

Per comprendere le motivazioni del giudice per le indagini preliminari sarebbe necessario leggere il provvedimento di rigetto circa la richiesta del pubblico ministero di archiviazione dell’indagine.

Tuttavia, è utile riportare le norme del processo penale che disciplinano la richiesta da parte del pubblico ministero di archiviazione e i provvedimenti conseguenti del giudice per le indagini preliminari.

Preliminarmente, va rammentato che la fase antecedente il processo vero e proprio (dibattimento) è denominata fase delle indagini. In tale fase il soggetto contro il quale vi siano indizi di reità o elementi del reato è sottoposto alle indagini. Nella medesima fase il pubblico ministero reperisce le prove sia documentali sia testimoniali. A garanzia dell’esatta esecuzione della fase delle indagini è nominato il giudice per le indagini preliminari.
Venendo al caso specifico dell’indagine sul Ministro delle politiche agricole, è necessario riportare alcuni articoli del rito penale.

In primo luogo, l’art. 408 del codice di procedura penale, rubricato “Richiesta di archiviazione per infondatezza della notizia di reato”.

L’articolo menzionato stabilisce che:
“1 . Entro i termini previsti dagli articoli precedenti, il pubblico ministero, se la notizia di reato è infondata, presenta al giudice richiesta di archiviazione. Con la richiesta è trasmesso il fascicolo contenente la notizia di reato, la documentazione relativa alle indagini espletate e i verbali degli atti compiuti davanti al giudice per le indagini preliminari
2 . L’avviso della richiesta è notificato, a cura del pubblico ministero, alla persona offesa che, nella notizia di reato o successivamente alla sua presentazione, abbia dichiarato di volere essere informata circa l’eventuale archiviazione
3 . Nell’avviso è precisato che, nel termine di dieci giorni, la persona offesa può prendere visione degli atti e presentare opposizione con richiesta motivata di prosecuzione delle indagini preliminari.”

L’articolo in parola disciplina la fattispecie dell’insussistenza della notizia di reato.
In tal caso il pubblico ministero, nel rispetto dell’obbligatorietà dell’azione penale, precede con la raccolta delle prove e prosegue l’indagine e ritenendo insufficiente le prove medesime chiede l’archiviazione del procedimento penale a garanzia dell’imparzialità e terzietà dell’indagine tipici di un sistema accusatorio e non inquisitorio a tutela dei diritti dell’indagato.
La richiesta di archiviazione per infondatezza del reato è, come chiaramente prescrive l’articolo menzionato, trasmessa al giudice per le indagini preliminari. Oltre alla richiesta viene allegato il fascicolo contente l’esito delle indagini che dovrebbe motivare compiutamente la richiesta del pubblico ministero di archiviazione delle indagini.
In questo senso, si riporta il successivo articolo nel quale sono regolati i poteri del gip.
Si tratta dell’art. 409 c.p.p.

“1 . Fuori dei casi in cui sia stata presentata l’opposizione prevista dall’articolo 410, il giudice, se accoglie la richiesta di archiviazione, pronuncia decreto motivato e restituisce gli atti al pubblico ministero
2 . Se non accoglie la richiesta, il giudice fissa la data dell’udienza in camera di consiglio e ne fa dare avviso al pubblico ministero, alla persona sottoposta alle indagini e alla persona offesa dal reato. Il procedimento si svolge nelle forme previste dall’articolo 127. Fino al giorno dell’udienza gli atti restano depositati in cancelleria
3 . Della fissazione dell’udienza il giudice dà inoltre comunicazione al procuratore generale presso la corte di appello
4 . A seguito dell’udienza, il giudice, se ritiene necessarie ulteriori indagini, le indica con ordinanza al pubblico ministero, fissando il termine indispensabile per il compimento di esse
5 . Fuori del caso previsto dal comma 4, il giudice, quando non accoglie la richiesta di archiviazione, dispone con ordinanza che, entro dieci giorni, il pubblico ministero formuli l’imputazione. Entro due giorni dalla formulazione dell’imputazione, il giudice fissa con decreto l’udienza preliminare. Si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni degli articoli 418 e 419
6 . L’ordinanza di archiviazione è ricorribile per cassazione solo nei casi di nullità previsti dall’articolo 127 comma 5.”

Come si evince dal tenore letterale dell’articolo in commento, il giudice per le indagini preliminari, mediante una valutazione discrezionale, può accogliere o rigettare la richiesta di archiviazione del pubblico ministero. Nel primo caso, il gip emette decreto e restituisce il fascicolo al pubblico ministero. Nel secondo caso, invece, invita, fissando un termine breve, il pubblico ministero a formulare l’imputazione o, in caso di insufficienza di elementi, di proseguire le indagini.

Nel caso di formulazione dell’imputazione, il giudice, altresì, fissa la data dell’udienza. Il giudice dell’udienza preliminare, dopo aver ascoltato il pubblico ministero e la difesa, infine, emana due diversi provvedimenti, a seconda delle prove raccolte e dell’imputazione formulata dal pubblico ministero.

Il giudice per l’udienza preliminare, qualora risulti che l’indagato in base alle indagini non abbia commesso il fatto o il fatto non sia punibile o vi siano insufficienti elementi e prove, emana sentenza di non luogo procedere. Al contrario, qualora ritenga che sussistano gli elementi sufficienti e motivi validi per l’imputazione, emana decreto che dispone il giudizio (ex art. 429 c.p.p.).
La sintetica panoramica descrive la fase delle indagini nel rito penale. A questo punto, venendo al caso di specie, ossia dell’indagine del Ministro delle politiche agricole e della negazione della richiesta dell’archiviazione del pubblico ministero da parte del gip, sono opportune alcune considerazioni.
Con la prima, si mette in risalto il ruolo del pubblico ministero nel rito penale italiano. In effetti, il pm ha sostanzialmente il ruolo di giudice delle prove e rappresenta l’interesse collettivo dello Stato.

In altri termini, il magistrato valuta, secondo giudizi di fatto e di valore, la sussistenza e la consistenza delle prove sia documentali sia testimoniali. Ciò, come ricordato sopra, è anche garantito dall’obbligatorietà dell’azione penale. La richiesta del pubblico ministero di archiviare denota solo l’insussistenza delle prove raccolte per proseguire l’indagine e per formulare l’imputazione. A questo punto bisognerebbe leggere le motivazioni del giudice per le indagini preliminari. Come osservato sopra, il giudice delle indagini preliminari può comunque fissare l’udienza preliminare che è seguita da un altro giudice (gup). Ovviamente, se il pubblico ministero ritiene insufficienti le prove che ha raccolto come può formulare l’imputazione? In concreto ripeterà ciò che ha sostenuto per la richiesta di archiviazione.

Una seconda considerazione attiene alla decisione del giudice per le indagini preliminari. Un magistrato, ovvero il pubblico ministero, ha ritenuto insufficiente il numero di prove raccolte tanto da chiederne l’archiviazione perché il gip ha negato tale richiesta?
V’è, poi, un’ultima osservazione non di carattere squisitamente giuridica. Si tratta delle riserve espresse dal Presidente della Repubblica, in occasione del primo rimpasto effettuato dal Presidente del Consiglio, nei confronti dell’On. Saverio Romano come Ministro delle politiche agricole. In quella circostanza il Presidente della Repubblica aveva espresso alcuni dubbi sulla nomina di Romano in quanto sottoposto ad indagine. Le tre osservazioni, a mio avviso, sono strettamente collegate, pur lasciando evidentemente spazio all’esito dell’indagine menzionata e ribadendo il rispettabile operato dei magistrati. In effetti, traspare una certa ritrosia collettiva a considerare sia l’indagato sia l’imputato, fino a prova contraria, innocenti. Sembra, al contrario, che, sin dall’iscrizione della notizia nel registro delle notizie di reato, vi sia una presunzione tipica di colpevolezza. Ci sono, in base alla diversa presunzione evidenti differenze sotto il profilo probatorio. Infatti, se vi è presunzione d’innocenza è il pubblico ministero che deve provare la colpevolezza dell’imputato. Qualora non riesca a provare la colpevolezza dell’imputato, lo stesso non potrà essere condannato. Nell’ipotesi in cui si prenda in considerazione la presunzione di colpevolezza, sotto il profilo procedurale, dovrà essere l’imputato a dimostrare la sua innocenza.  Ma quest’ultimo caso, nonostante i comuni “processi mediatici” e le “campagne di fango” di qualsiasi colore (che hanno poco a che fare con i veri processi e seguono dinamiche e logiche diverse), è contraddetto, nella sostanza, dal tenore letterale dell’art. 27 cost. il quale, al secondo comma, afferma che:

l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.

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