Murdoch via dal Regno Unito

By Redazione

luglio 12, 2011 Cultura

Rupert Murdoch probabilmente non farà mai la scalata finale al satellite BSkyB e anzi presto dovrà chiudere, vendere o ridimensionare tutti i quotidiani che ancora possiede nel Regno Unito. Come scriveva giustamente ieri in prima pagina “il Foglio”, chiudere “News of the world” non è bastato. E tantomeno potrà bastare ora che sono venute fuori le pressioni e le nuove accuse su investigazioni al di là di ogni concetto di privacy alla direttrice Rebekah Brooks a proposito del figlio  dell’ex premier Gordon Brown.

Un figlio gravemente malato e oggetto di uno squallido mercato editoriale. Una fonte vicina all’ex premier Gordon Brown all’epoca della telefonata di Rebekah Brooks  (nella quale l’allora direttrice del “Sun” diceva di sapere che suo figlio Fraser era malato di fibrosi cistica e di avere intenzione di pubblicare la storia ) ha raccontato che la Brooks non aveva risparmiato minacce. Brown, secondo la fonte, non voleva che “la condizione medica del figlio fosse oggetto di un’esclusiva del Sun” e allora diffuse un comunicato sull’agenzia PA che “rovinava il loro scoop e che diceva che nonostante la sua condizione Fraser era sano”.  Il “Sun” sembra che abbia reagito con rabbia e disse all’ufficio di comunicazione di Brown che se “Gordon voleva diventare primo ministro, doveva imparare che non era così che si facevano le cose”. L’ex premier Gordon Brown ha rilasciato ieri due interviste alla “Bbc” e al “Guardian”: in esse affermava che dopo la telefonata della Brooks la reazione di lui e della sua famiglia era stata  quella di “mettersi a piangere”.

Gordon Brown  ha accusato inoltre News International di avere “legami con il mondo del crimine che utilizzava per ottenere informazioni riguardo a lui e a altre persone”. “Sono scioccato, davvero scioccato nello scoprire che tutto questo sia successo per via dei legami con noti criminali che svolgevano queste attività – ha dichiarato Brown –  dopo essere stati ingaggiati da giornalisti e detective del Sunday Times”. Fin qui le ultime rivelazioni sul metodo Brooks (che però in Gran Bretagna anche i vari Nick Clegg cominciano a sospettare trattarsi piuttosto di un “metodo Murdoch”) a confronto del quale il famigerato “metodo Boffo” in Italia impallidisce, pur nell’ottica del cattivo gusto e  delle notizie date in maniera da essere fraintese. Ora non c’è dubbio che se “lo squalo” dovesse sbaraccare dall’Inghilterra e dai suoi dintorni dopo averla fatta così grossa, tutte le proprie tetsate tabloid, l’Italia diventerebbe un ottimo mercato in cui riproporle. Oltretutto da noi nemmeno dovrebbe fare la fatica di pagare investigatori privati o “criminali della malavita organizzata”.

Né tantomeno la polizia, secondo le accuse mossegli dalla maggior parte dei media britannici. Da noi si troverebbe metà del lavoro più o meno sporco  già fatto, esattamente entro i canoni della legge e della procedura penale, dagli inquirenti delle procure e delle polizie giudiziarie di mezza Italia cui non parrebbe vero di avere a disposizione nuovi tabloid da mettere in concorrenza con quotidiani più seri come “Repubblica” o “il Fatto”. La differenza è questa: in Inghilterra i quotidiani per avere notizie riservate dalla polizia devono corrompere i funzionari, sul “Telegraph” qualche giorno orsono si parlava di “bribes”, cioè di “tangenti” pagate per ottenere soffiate sugli scomparsi, come la storia più sporca quella della ragazza (uccisa da un pedofilo) di cui era stato hackerato il telefonino e venivano pubblicati i messaggini disperati della famiglia dalla tomba,  in Italia invece sono gli ufficiali di polizia giudiziaria e i magistrati, certo non tutti, che hanno rapporti privilegiati con i giornalisti per promuovere così la loro carriera a colpi di prime pagine o di passaggi tv. Sempre ieri è uscito fuori che addirittura i detective privati pagati dal gruppo Murdoch erano arrivati ad hackerare persino i telefonini di cinque alti funzionari di polizia.

I quali scoprirono che i loro cellulari erano stati violati e probabilmente ascoltati dal tabloid di Rupert Murdoch. Lo scrive il “New York Times” sul suo sito online. La scoperta, confermata da funzionari ed ex funzionari di polizia, lascia presupporre che i funzionari messi sotto sorveglianza abbiano potuto pensare che le loro vite private sarebbero state messe alla berlina dal domenicale di “News International” che Rupert Murdoch ha chiuso domenica scorsa.

Alcuni dei loro segreti, in effetti, sono rimbalzati successivamente in altri giornali: tra le accuse, quelle di avere gonfiato le note spese e avventure extraconiugali o  di aver usato le miglia di ‘frequent flyer’ accumulate sul lavoro per vacanze personali. “Se i poliziotti sapevano che i loro telefoni erano stati intercettati è una faccenda grave che deve essere immediatamente investigata”, ha detto John Whittingdale, presidente della commissione Cultura, Media e Sport. Uno degli investigatori coinvolti nella vicenda sarebbe Andy Hayman, che guidava l’indagine sugli hacker dei giornali di Murdoch e che nel 2007 si è dimesso dopo che sui giornali erano emersi sospetti sui rimborsi spesa e sulla natura di una sua relazione con una donna.

L’alto funzionario nel mirino per l’uso indebito delle miglia aeree sarebbe il vice commissario di Scotland Yard John Yates. Insomma i giornali e alcuni giornalisti e direttori del gruppo Murdoch pare che lavorassero in questa maniera. E ora “lo squalo”, vistosi in qualche maniera smascherato in Gran Bretagna, potrebbe essere tentato di spostare le proprie attività in Italia, sicuramente il paese in Europa più sensibile e ricettivo a questo tipo di mercato.

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