Giustizia ingiusta

By Redazione

luglio 12, 2011 Cultura

L’Italia continua a stare nella poco invidiabile “top ten” dei paesi dove la giustizia è più ingiusta e lenta. E questa è la notizia cattiva. Quella buona è che dal 2009 al 2010 siamo retrocessi di un posto, dal sesto al settimo. Siamo preceduti da Turchia, Russia, Romania, Ucraina, Polonia e Bulgaria.

In compenso sono quasi 8 milioni di euro le somme per indennizzi inflitti all’Italia dalla Corte europea dei Diritti dell’uomo a favore dei cittadini, italiani, che hanno fatto ricorso a Strasburgo contro la giustizia lumaca. In particolare ammontano a 7 milioni 838 mila 594,73 milioni di euro “le somme imposte all’Italia a titolo di equa soddisfazione”, nel 2010, sottolinea la relazione al parlamento, presentata ieri mattina  alla galleria Alberto Sordi, sulla ‘Esecuzione delle pronunce della Corte europea dei Diritti dell’uomo nei confronti dello Stato italiano’.

Nel 2009 la cifra ammontava a meno della meta’ ed era pari a 3 milioni 292 mila 327,46 euro. Nel dettaglio il ministero dell’Economia e delle finanze ha  liquidato 54 sentenze di condanna, per un importo di 3 milioni 968 milioni 910,90 euro per 26 pronunce del 2009, 2 milioni 644
mila 832,50 per 28 sentenze dell’anno 2010 e 1.849,40 per interessi moratori e ritardo nel pagamento di alcune sentenze. A tutto ciò va aggiunto 1 milione 374 mila 999,98 di euro a seguito di decisione di radiazione dal ruolo per intervenuto regolamento amichevole.

Censure anche al meccanismo del 41 bis che per la Corte europea dei diritti dell’uomo, con buona pace dei forcaioli di destra e di sinistra, resta una  specie di tortura. La censura riguarda anche i tempi interminabili della burocrazia per decidere sui ricorsi dei detenuti.

Per l’esponente politica dei radicali italiani Rita Bernardini, da quasi 40 giorni in sciopero della fame contro la mala giustizia all’ italiana (Pannella invece ormai va per i due mesi e mezzo), il rapporto dimostra che in Italia serve un’amnistia per disingolfare l’arretrato  oltre che per umanizzare la detenzione carceraria condizionata da un incredibile sovraffollamento.

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