Libia, Parigi cerca una via d’uscita

By Redazione

luglio 11, 2011 Esteri

E’ ancora stallo nei combattimenti in Libia mentre la diplomazia fatica a trovare una soluzione diplomatica al conflitto che si protrae da quattro mesi. I ribelli, che da giorni tentano di avanzare verso Tripoli, hanno nuovamente incontrato la resistenza delle forze lealiste. Nella notte ci sono stati scontri a Zliten, 60 chilometri a ovest di Misurata, un avamposto strategico sulla strada verso la capitale. E ormai e’ evidente che l’avanzata e’ densa di incognite: i ribelli hanno ricevuto armi, ma sono pur sempre civili trasformati in combattenti. Gheddafi, da parte sua, non esisterebbe a ricorrere anche alle armi vietate dalle convenzioni internazionale. A Zliten, secondo gli insorti, le sue truppe hanno utilizzato bombe a grappolo.

Cosi’ le speranze sono adesso appuntate sulla diplomazia, anche se qualsiasi progresso e’ ostacolato dal consueto doppiogiochismo di Gheddafi. Il quale, attraverso il figlio Seif al-Islam, ha minimizzato il ruolo degli insorti nei negoziati che sarebbero portati avanti duirettamente con Parigi. “Siamo noi ad aver creato il Consiglio dei ribelli, e senza il nostro sostegno, il nostro danaro e le nostre armi, il Consiglio non esisterebbe”, avrebbe dichiarato il presidente francese, Nicolas Sarkozy, ad un emissario di Tripoli secondo quanto riferito da Seif al-Islam a un giornale algerino. SPer Seif la Francia costringera’ il Cnt a un cessate il fuoco, non appena raggiunto un accordo con il regime.

Parigi si e’ affrettata a smentire di aver stabilito contatti diretti con Muammar Gheddafi, sottolineando di aver soltanto recapitato “messaggi attraverso il Cnt e gli alleati”.
La precisazione e’ arrivata dal portavoce del ministero degli Esteri, Bernard Valero, il quale ha spiegato che i messaggi fatti giungere al rais “sono semplici e senza ambiguita’: “qualunque soluzione politica richiede l’abbandono del potere da parte di Gheddafi e il suo ritiro da qualunque ruolo politico”. Di certo, domenica il ministro della Difesa francese, Gerard Longuet, si era espresso a favore di negoziati diretti tra regime e insorti, affermando la necessita’ di una soluzione politica nonostante Parigi sia sempre stata in prima fila nel sostenere l’intervento militare: “Abbiamo chiesto alle due parti di parlarsi l’un l’altra, ora bisogna sedersi intorno a un tavolo”, aveva dichiarato Longuet. E intanto domani il Parlamento francese dovra’ decidere sul prosieguo della partecipazione della Francia alla costosa azione armata iniziata quattro mesi fa sotto ‘egida della Nato; un’operazione gia’ costata 27 milioni di euro in stipendi e quasi 70 milioni in munizioni (dunque non lontana dai 100 milioni di euro, il 15% del bilancio annuo per le operazioni all’estero). (AGI)

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