Le primarie fanno discutere il Pdl

By Redazione

luglio 11, 2011 politica

Primarie sì, primarie no. E’ il primo nodo che il neosegretario politico del Pdl si troverà a sciogliere. La proposta lanciata ieri a Mirabello proprio da Angelino Alfano ha aperto nel partito un dibattito che ha diviso i dirigenti tra entusiasti e dubbiosi: c’è chi, come Roberto Formigoni, le invoca innanzitutto per la scelta del nuovo candidato leader e chi invece ritiene, come Ignazio La Russa, che almeno i dirigenti debbano essere indicati dagli iscritti, infine c’è chi, come Denis Verdini, invoca prudenza perchè rischiano di diventare una «buffonata».

Tra i big del Pdl insomma le primarie hanno suscitato reazioni divergenti. Altero Matteoli rivendica addirittura di essere «da sempre contrario alle primarie» che «finora in Italia non sono state altro che la dimostrazione di una debolezza dei partiti» e «spesso sono primarie barzelletta». Le chiede con insistenza e quanto prima, già a settembre, il governatore della Lombardia, Roberto Formigoni perchè «c’è crisi della politica, la gente si allontana, bisogna riconquistarla». Altro sostenitore convinto delle primarie è Gianni Alemanno che chiede anche di fissarle per legge. Opinione non condivisa dal coordinatore Denis Verdini: «Le primarie sono una grande buffonata se regolate per legge, ma siamo aperti a tutte le verifiche».

Più articolata la posizione dell’altro coordinatore, Ignazio La Russa secondo il quale «le primarie, come dice la parola stessa, servono ‘prima’ delle elezioni per scegliere il miglior candidato. E’ un metodo non infallibile ma che mi piace e che, con regole certe, dovremo seguire nel Pdl» ma quando si tratta di scegliere «i dirigenti locali o nazionali di un partito, è giusto far scegliere solo agli associati, cioè gli iscritti».

Riunito a Mirabello per la festa della libertà il Pdl intanto festeggia il «ritorno» di Adolfo Urso, Andrea Ronchi e Pippo Scalia, che oggi hanno ufficializzato l’uscita da Fli. Tante le dichiarazioni dei dirigenti del Pdl, a cominciare dal segretario Alfano, per manifestare l’apprezzamento, interpretandolo come un segnale del fallimento del progetto di Fli, da un lato, e della possibilità di aprire quella costituente popolare per un nuovo centrodestra come annunciato da Alfano e Berlusconi. Di segno opposto la reazione dentro Fli sintetizzabile con le parole di Aldo Di Biagio: «Ma non erano già andati via?». (TmNews)

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