Il datore di lavoro peggiore

By Redazione

luglio 11, 2011 Cultura

Vorrei raccontarvi un incubo, invece mi tocca raccontare quello che è realmente accaduto, per quanto assurdo possa sembrare. Nell’attesa di decidere se buttarmi di pancia dal ciglio del marciapiede o impiccarmi alla maniglia della porta del bagno del grande puffo, vi renderò partecipi di una storia ai confini della realtà, e del buon senso.

Tempo fa lasciai un annuncio su una di quelle riviste per chi cerca occupazione nel quale mi proponevo per qualsiasi tipo di lavoro. Mercoledì scorso il cellulare squilla e, miracolosamente, ricevo una proposta come impiegato per una agenzia immobiliare. “Sarebbe disponibile per un colloquio?”. “Certo!”. “Bene, venga pure domani alle 17.30”.

Arrivo puntuale come la morte, un po’ in tensione, accaldato e, manco a dirlo, in ansia. Mi si palesa davanti un gentile signore sulla cinquantina, sguardo deciso, camicia azzurra azzimata, pantalone beige e giusto un velo di abbronzatura che si addice tanto a un vero manager. Rompe subito il ghiaccio con un “Dammi pure del tu”, mettendomi  finalmente a mio agio, cosa di cui avevo imminente bisogno causa incipit di panico.

Da quanto dice mi sembra una persona volitiva e ricca di idee, progetti e prospettive future per la sua attività. Che bello, penso io, finalmente qualcuno che si spinge oltre temerario, impavido e alla faccia della crisi. Legge il mio curriculum, nota che so usare molto bene anche programmi di grafica e annuisce soddisfatto: “Bene, bene! Quello che ci voleva! Noi qui abbiamo bisogno di qualcuno che si occupi di comunicazione a 360 gradi, e poi mi piace molto come scrivi, sai? Ho letto il tuo blog, il tuo stile provocatorio mi affascina, sarai tu ad occuparti dei testi da inserire nelle nostre campagne di informazione. Vieni domani mattina che facciamo una prova”.

Sì, ok, bel discorso, ma che tipo di contratto mi fa? Glielo chiedo e lui risponde senza indugi: “Io non credo nei contratti a progetto, demotivano il personale, quindi ti assumerò con regolare contratto come da CCNL. Tu hai la 407/90 (legge sugli sgravi contributivi per i datori di lavoro ndr.)? Se sì, ti assumo a tempo indeterminato, altrimenti non preoccuparti, l’assunzione è comunque garantita”. Esco dall’ufficio che mi sembra di vivere un sogno. Non ci posso credere, finalmente un lavoro che mi piace e regolarmente contrattualizzato. E’ fatta.

Il giorno dopo, alle 8:45, sono già davanti all’ufficio. Alle 9:00 arriva il mio futuro collega con cui si crea subito una piacevole sintonia. Entriamo, facciamo 2 chiacchiere e verso le 9:30 si presenta anche il titolare. Entra e, rivolgendosi a me, esordisce con un: “Questa notte ho programmato tutto! Ho già pensato a quello che dovrai fare. Innanzitutto devi gestire i miei siti web, devi migliorarli graficamente e inserire nuovi testi. Poi, sto per aprire un blog e vorrei che fossi tu a scrivere i post, e che siano provocatori, mi raccomando, pungenti, insomma, che creino discussioni e curiosità negli utenti affinché tornino. Ok, mettiti subito al lavoro, il computer è di là, quella sarà la tua postazione. Ah, dimenticavo. Sto organizzando un evento molto importante e naturalmente sarai tu ad occuparti della grafica e di tutto il resto”. Bene, anzi benissimo, fichissimo!

C’è fermento nell’aria, si respira un’atmosfera di entusiasmo e le cose da fare sono tante. Ma in fondo è proprio questo il lavoro che ho sempre desiderato, e finalmente potrò dire alla mia Saponetta che il suo papà ce l’ha fatta.

Il mio futuro titolare ascolta attentamente i miei suggerimenti su grafica e testi, su come procedere riguardo al blog e alla promozione dello stesso, su quali temi fare leva per aumentare il numero di lettori, su come migliorare il logo dell’agenzia e le relativa immagine coordinata, sulla pianificazione dell’evento a cui tiene tanto, sul restyling dei suoi siti e chi più ne ha più ne metta. Lui sembra molto soddisfatto e si trova d’accordo con me su tutto, ma proprio tutto. Annuisce e ogni tanto interviene con un “Perfetto!”, “Bellissimo!”, “Ci siamo!”, “Proprio così!”. Sono contento, molto. Quattro ore passano velocemente e, prima di salutarci, dice: “Ti aspetto domani, mi raccomando!”.

Sono davvero soddisfatto, mi sento propositivo, ho voglia di fare, di creare, di realizzarmi, di impegnarmi, di dare il massimo, di fare pace con il mondo intero, di urlare di gioia, di comunicare alle persone cui voglio bene la bella notizia (cosa che ho fatto), di chiamare quell’amico con cui c’erano state delle incomprensioni per ricucire il nostro rapporto, di immaginarmi in un futuro più sereno per me e per mia figlia. Il sogno si sta realizzando, sta succedendo proprio a me, non posso crederci!

Infatti l’indomani, cioè oggi, mi presento in ufficio alle 8:50. Il mio collega non è ancora arrivato. Entro al bar di fronte a comprare una bottiglietta di acqua gassata. Esco e mi metto a sedere a un tavolo. Fumo una sigaretta e poi chiamo mia figlia perché voglio farle sentire quanto sono contento e dirle che sto lavorando. Anche lei è felice per me e mi augura un “Buon lavoro, babbo!”.

Finita la telefonata, proprio mentre sto tirando l’ultima boccata di fumo, mi arriva un sms. E’ del mio titolare. Lo riporto a memoria: “Scusa ma ieri pomeriggio ho fatto provare una ragazza e ho scelto lei. In bocca al lupo per tutto”. Strabuzzo gli occhi, forse ho letto male, no, ho letto benissimo. Allora ho interpretato male. Lo rileggo ma non c’è altro da capire se non quello che c’è scritto. Possibile? Sì, possibile. Lo rileggo ancora una volta, deve avere sbagliato destinatario, non posso essere io, c’è un errore. Lo chiamo immediatamente: “Scusi, il motivo di questo sms?”. “Sai, ieri pomeriggio ho fatto provare una ragazza e ho scelto lei, ciao e in bocca al lupo per tutto”, e riaggancia. Tutto qui.

Mi trasformo in una statua di sale. Arriva il mio collega, mi chiede se voglio un caffè ma non rispondo, non ho la forza per parlare. “Oh, stai bene?”, chiede lui. Gli allungo il mio cellulare e gli dico: “Leggi qui”. Lui non commenta, fa spallucce, non sa cosa dire, ovviamente. Sembra quasi in imbarazzo. Gli chiedo di questa tipa che è venuta a fare la prova e lui mi risponde che sì, è venuta una ragazza, ma ha solo parlato col titolare e poi è andata via. Quindi nessuna prova, niente di vero. La mia giornata è iniziata alle 8:50 e si è conclusa 25 minuti dopo, indegnamente, col cuore in subbuglio e il sangue che mi ribolliva nelle vene.

Io vorrei solo sapere se questi venditori di fumo a tradimento si rendono conto del danno che causano a chiunque creda alle loro parole. Mi aspettavo un minimo di onestà, di buon senso, ma soprattutto di correttezza professionale. Ma si può mandare un sms del genere dopo le premesse allettanti di cui sopra? Non so, ditemi voi cosa ne pensate, perché io devo ancora riprendermi.

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