Nulla sarà come prima

By Redazione

luglio 10, 2011 politica

All’indomani dell’annuncio di Silvio Berlusconi che nel 2013 lascerà il timone del centrodestra in mano ad altri, lanciando (o bruciando?) Angelino Alfano nella corsa a Palazzo Chigi ed Enrico Letta come candidato ideale per il Colle, i motori silenti che sottostanno all’inquieta spuma del bagnasciuga politico si sono lentamente messi in moto.

Tra di essi, uno dei più rilevanti è senza dubbio quello che muove l’area cattolica, la quale, persa in giro per il Paese una volta esploso il sicuro rifugio nel corpaccione della balena bianca, si è acconciata a sostenere le ragioni degli uni, il Pd, o degli altri, il Pdl – con la significativa e ostinata eccezione identitaria dell’Udc – a seconda di complessi rimescolamenti di correnti e vantaggi del momento.

Bisogna però concedere a tutti i leader che del proprio cattolicismo hanno fatto una delle issues principali del proprio agire politico che si sono premurati di conservare una certa propria specificità e caratterizzazione nella scelta di temi e direttrici, rimanendo, dove più e dove meno, sempre riconoscibili nei rispettivi partiti di appartenenza.

La galassia cattolica è quella che, per ragioni storiche, strutturali, e per una coltura politica che mantiene legami con un passato abituato a ragionare in prospettiva, si è interrogata più in profondità sulle prospettive del dopo-Berlusconi. Il Cavaliere, per il solo fatto di essere un attore del panorama politico, ha la capacità di polarizzare l’arco parlamentare ed il dibattito pubblico. E’ stata la corposa – se vista sul versante dell’establishment – slavina che ha portato i peones di Fli a staccarsi dal Pdl il primo campanello d’allarme per il mondo cattolico. E se nel centrodestra in molti si sono stretti intorno al Cavaliere, altri hanno iniziato a rispolverare le vecchie mappe di scenari futuribili.

Così se Maurizio Lupi, ciellino amato a palazzo Grazioli, ha iniziato, con garbo ma con tenacia, a tirare su le barricate in difesa del fortino, Gaetano Quagliariello, esponente tenace dell’area liberal-cattolica, pur concordanzo nella sostanza con il collega, ha iniziato lentamente ma con decisione a rispolverare quei temi etici così cari all’elettorato credente che vota con sempre meno convinzione il centrodestra.

E se i maldipancia di Giovanardi sono sì significativi, ma contano poco nell’economia di un partito nel quale rappresenta uno zero virgola, quelli di Formigoni, eterno leader inespresso, sono ormai quotidiani.
E non è un mistero che anche quelli apparentemente più intransigenti come Lupi dialoghino fittamente con gli omologhi dell’opposizione, trovando fertile terreno comune nei temi sociali, della famiglia e della sussidiarietà, attorno alla quale il vicepresidente della Camera ha costituito un intergruppo che annovera oltre duecento tra onorevoli e senatori. E se gente come Enrico Letta e Franco Marini si trovano quotidianamente a discutere nella buvette con i colleghi pidiellini, Pisanu, altro grande vecchio saggio passato in dote dalla Dc al Pdl, poco più di un mese fa si trovava seduto al tavolo con Buttiglione, la Binetti e Beppe Fioroni a discutere su “Cattolici a confronto”.

Tutti accomunati da un solido realismo secondo il quale, pur difendendo oggi il quadro bipolare, un domani l’abbandono di Berlusconi potrebbe polverizzare il quadro politico, e rendere necessario e conveniente un riassemblamento dell’area cattolica. Chi saprà prevederne per primo gli sviluppi, si assicurerà un posto in prima fila in un soggetto che potrebbe dire la sua in un quadro che scivolasse sul piano inclinato di un ritorno al proporzionale (quasi) puro.

E’ ancora presto per dire come andrà a finire. Il segretario del sindacato d’area, la Cisl, riassume la situazione con una battuta efficace, raccolta ieri dal Corriere della Sera: “Il giorno che cadrà Berlusconi sarà il big bang: nulla sarà come prima. Per questo tutta l’area è in movimento, non possiamo arrivare a quell’appuntamento impreparati”.

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