La maledizione dello studio di Moffa

By Redazione

luglio 9, 2011 politica

In Fli l’hanno ribattezzata la maledizione dello studio di Moffa. Il 13 dicembre, in quello studio, si decisero le sorti dell’ esecutivo Berlusconi, con il ritorno in maggioranza di Maria Grazia Siliquini, Catia Polidori, Silvano Moffa. In quello studio si affacciò il 14 dicembre anche Luca Bellotti, succesivamente tornato in maggioranza. Poi ancora fecero capolino fra gli altri Andrea Ronchi e Adolfo Urso.

Oggi anche loro, dopo una fase da separati in casa, hanno lasciato Futuro e libertà. Confermando quanto si scriveva da tempo e quanto nel partito si sussurrava da mesi. Nonostante le numerose smentite e precisazioni dei diretti interessati. Il vero strappo si era consumato a Milano. Meglio, nei giorni precedenti al congresso fondativo di Fli. La scelta di affidare il partito a Italo Bocchino o Roberto Menia aveva fatto esplodere il conflitto interno. Da lì in poi è stato un progressivo deteriorarsi dei rapporti. Il primo a rompere con Fini è stato proprio l’ amico e braccio destro Andrea Ronchi, che da mesi il Presidente dell Camera considerava già un ex.

Diverso il caso di Urso, con il quale il leader ha mantenuto fin quasi alla fine un canale aperto, senza esito. Ancora diverso il caso di Pippo Scalia, il terzo scissionista, siciliano in rotta con l’ ala dei falchi, da sempre vicino ad Alfano. Settimane di smentite e veleni, un solco che è andato allargandosi. Emblematico il passaggio dei ballottaggi delle amministrative, pensato come possibile casus belli per una rottura poi rimandata causa sconfitta del centrodestra. Poi è arrivato Angelino Alfano, la proposta di una costituente del Ppe Italia.

La fine si è consumata due giorni fa a Mirabello. Partecipare alla festa simbolo di An, accanto agli ex colonnelli rimasti con Berlusconi, ha assunto nel mondo degli ex missini il significato dello strappo definitivo. L’ ultima smentita è datata 15 giugno, voluta da Urso. Oggi il passaggio al Misto.

(TMNews)

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