Una rivoluzione intelligente

By Redazione

luglio 8, 2011 Cultura

Il regista e scrittore genovese Maurizio Gregorini ha editato recentemente un breve pamphlet di una cinquantina di pagine dal titolo “Una rivoluzione intelligente”, edizioni de Il Culturista. Durante una delle presentazioni  dell’operetta aperte al pubblico (presso il locale la Marina, alla Fiera del Mare di Genova) ho avuto modo di ascoltare le proposte contenute nel libello dalla voce dell’autore in dialettica con alcuni politologi. Se già a suo tempo Gianfranco Miglio segnalava sulla scia di Carlo Cattaneo la forza decisiva del municipalismo nella nostra tradizione nazionale (pur indicando allora, nel XIX secolo, la frattura con il mondo agricolo), Gregorini insiste sulla presenza (anche a Genova) di un autentico bisogno di appartenenza e un significativo desiderio di libertà.

Nello stesso territorio in cui si vive, in cui si hanno i propri cari e si sviluppano i propri interessi, secondo M. Weber si realizza la vera comunità.  Se occorre dunque ricercare un saldo equilibrio fra le componenti liberali e quelle comunitarie, forse è possibile riconquistare il genius loci che fu un tempo una vera e propria religione del cittadino. La città sacralizzata sarebbe dunque intesa come suolo patrio. E’ evidente il senso di controtendenza che si manifesta in questa posizione ideale che rifugge dall’accettare quella sempre più progressivamente violenta spersonalizzazione che la globalizzazione in atto produce. Siamo e sempre più ci sentiamo come foglie al vento, sradicate da quell’albero originario che era la nostra vera radice (l’antica comunità di appartenenza).

Né sono poche le forze politiche che agiscono a favore di questa dispersione e che quindi cercano di sconfessare e sconfiggere le tradizioni locali che invece (per l’autore di Una rivoluzione intelligente) devono tornare prepotentemente alla ribalta ma in presenza di un’apertura all’esterno, oggi facilitata dai mezzi informatici e dalla rapidità delle comunicazioni. “Comunità territoriali aperte” le chiama Gregorini. Non vi è dubbio che al lettore medio queste sembreranno idee assai ardite e controcorrente, esse tuttavia fanno parte della tradizione italiana (per lo meno di un tratto di essa che viene rinascendo) e che ebbe a tornare in passato a far parlare di sé in tempi non facili. Si pensi per es. alla citazione tratta dall’economista De Stefani quando egli afferma che “Far rientrare l’economia tra le scienze morali  (non meccaniche, non sociali ma morali) è il più grandioso progetto di creazione di un nuovo ordine politico europeo.” Gregorini ha in mente un federalismo competitivo o come egli anche lo chiama “perfezionismo”. Se è necessario entrare nello specifico (e l’autore dà qua e là indicazioni in proposito), è altresì importante ricuperare quegli spazi ideali che nel corso dei decenni passati sono stati marginalizzati dall’irruenza della propaganda di sinistra che, in varie forme, ora sottili e soffici ora più rozze, continua a imperversare. La nostra città non può essere solo alla ribalta in occasione di votazioni o di tassazioni, deve anche ritrovare il filo originario e originale di un equilibrio civile che nel corso del tempo è venuto perdendosi. E’ possibile che il ritrovarlo dia luogo ad un’autentica rinascita che è poi l’unico vero progetto che le destre devono perseguire a qualunque costo. Altrimenti come negli ultimi decenni, almeno a livello locale, si è ritrovato per lo più in una navigazione di piccolo cabotaggio esercitata a rimorchio. Opere stimolanti e innovative come quella di Gregorini sono dunque sale prezioso sul piatto senza gusto della politica nostrana.

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