Tutti gli uomini di D’Alema

By Redazione

luglio 8, 2011 politica

L’inchiesta che sta sputtanando e ridicolizzando il mondo degli uomini che ruota, anzi ruotava, intorno all’ex presidente del Consiglio Massimo D’Alema, ha, come tutte le inchieste della magistratura in Italia, dei risvolti politici, magari a livello di subconscio. Chi fossero Vincenzo Morichini e Franco Pronzato lo sapevano da anni pure i sassi. Due grandi collettori di affari per le aziende vicine al partito, e a D’Alema in special modo, il primo nel ramo assicurativo, (Ina e Assitalia e poi Generali) il secondo all’Enac.

Ciò detto però nell’ambito degli uomini vicini o contigui all’entourage sempre criminalizzato per via della famosa Bicamerale, non manca chi abbia notato che i due pm romani che si occupano del caso più da vicino vengano di solito accostati all’ala più a sinistra dello schieramento dell’Anm. Intendiamoci, nessuna accusa di politicizzazione, anche se poi uno di loro ha lavorato al ministero quando c’era come ministro Oliviero Diliberto, e quindi come di stretta osservanza ex rifondarola viene accreditato, ma solo ragionamenti e deduzioni. Che uniti alle recenti prese di posizione politiche, unit a vere e proprie campagne stampa da parte del “Fatto”, portano a una conclusione che suona così: questa inchiesta alla fine convincerà D’Alema a lasciare spazio a Vendola e a mollare Casini al suo destino.

In  un ottica pre elettorale per il 2013 nella quale si presume di credere che comunque Berlusconi o chi per lui possa non farcela. Tra i due protagonisti negativi della inchiesta, che comunque è tanto sacrosanta quanto un po’ tardiva rispetto al grado di consapevolezza media nell’ambiente Pd dei traffici legati ai suddetti da decenni, vale la pena di concentarsi sulla figura  di Morichini, oggi “pentito” ma all’epoca della vendita del core business di Ina Assitalia alle Generali e dello spin off del patrimonio immobiliare dell’Ina, personaggio di notevole importanza politica e finanziaria. Lo spin off in questione in pratica fu affidato mani e piedi alla Banca popolare di Milano e alla Pirelli Re, anche per la futura dismissione. Una manovra che comportò la possibilità, date le pressioni politiche dell’ambiente (era l’epoca del governo D’Alema, ndr) , di dare in gestione questo patrimonio immobiliare che di semplice valore catastale superava i settemila miliardi  di lire del 1999, a prezzi talmente bassi che la prelazione agli inquilini fu data proprio dalla Banca e dalla Immobiliare di Tronchetti Provera.

Contemporaneamente avvenne anche una sotterranea opera di rastrellamento dell’azionariato Ina Assitalia in vista della entrata delle Generali , pare con il metodo di darle in offerta ai dipendenti di Ina e Assitalia garantendo poi di ricomprarle al 20 o al 30 per cento in più. Un gigantesco aggiotaggio “democratico”.

Che permetteva di fare controllare a gente di fiducia un buon 3-5% di quelle azioni. E per quanto riguarda le case, per quegli inquilini che non esercitarono il diritto di prelazione, non restò che cercarsi altro alloggio. Mentre la loro ex casa non veniva sempre messa in vendita sul mercato ma spesso riaffittata a potenti e gruppi di tutti gli schieramenti politici ( e queste cose vennero fuori con le inchieste proprio del “Giornale” e di “libero”) i quali poi poterono a loro volta esercitare il dritto di prelazione quasi fossero stati “inquilini da una vita”.

Detto in parole povere, quello del patrimonio immobiliare di Ina Assitalia fu uno degli affari più grandi che coinvolse tutta la nomenklatura politica della seconda repubblica, partendo da sinistra per arrivare fino alla destra estrema e passando ovviamente dal grande centro. Di queste cose uno come Morichini sa molto ma molto di più di quello che dice ai magistrati su finanziamenti sicuramente regolari alla Fondazione italiani europei. Per questo prima o poi D’Alema si convincerà a dare il via libera all’operazione Vendola.

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