A pranzo con Gambino/2

By Redazione

luglio 8, 2011 politica

Incontriamo il dottor Gambino da Checco er carrettiere, cuore trasteverino di una Roma che trattiene a fatica la magia di un tempo antico, che si mescola e si confonde nelle frenetiche serate a base di birra e pinacolada. Davanti ad un filetto al pepe verde e un piatto di cicoria ripassata, bagnati da un corposo Cannonau dai riflessi rubini.

“Non capisco come Vendola possa aver appoggiato una manifestazione come quella di domenica sulla Tav – spiega Gambino – Nell’economia degli equilibri del centrosinistra è incomprensibile”. Gambino, posando la forchetta dopo i primi, soddisfacenti, bocconi, spiega che la mossa del segretario di Sel ha fatto contenti molti tra coloro che ancora mostrano di soffrire la scissione con i cugini rimasti fedeli a Ferrero. “L’ala movimentista, insomma. Ma gli uomini più vicini al governatore mordono il freno. Sono mesi ormai che puntano sulle primarie, che cercano di costruire un profilo che, da sinistra, sia spendibile per guidare l’intera coalizione”. Per Gambino il fiuto di Vendola, una volta tanto, lo ha guidato male. “Il vero problema – spiega – è che se tanti pensano che tutto l’attivismo intorno alle primarie sia una mossa tattica, la verità è che quelli di Sinistra e Libertà credono davvero che ci sia lo spazio per infilarsi nelle maglie di un’opposizione priva di carismi eccezionali e strappare una candidatura storica”. Se Vendola abbia o meno cianche, non è dato saperlo, anche se il dottore, a mezza bocca, si sbilancia quel tanto che serve: “Basta pensare con che aspettative era partito alla conquista della Puglia”.

E se il centrosinistra è attraversato da una sottile battaglia dialettica sul reale peso di Nicky sul piano nazionale, il centrodestra si sta avvitando sempre più su sé stesso. “La norma salva-Fininvest sarebbe solo l’ultimo tassello di una strategia che sempre più non è tale – osserva Gambino, secondo il quale – non vedo come il Capo dello Stato possa ritenere urgente una norma che modifica un cavillo del diritto civile”.

Lo spaesamento del Pdl si nota anche dall’inconsistenza di un grosso calibro come Cicchitto sulla questione primarie: “Prima dice che se c’è Berlusconi candidato non se ne parla. Poi il premier annuncia che nel 2013 correrà Alfano al suo posto, e il capo dei deputati si affanna a difenderne la scelta. Manca una visione strategica del futuro, si continua a procedere a spanne”.
Un elemento positivo, a guardare bene, lo si trova: “Questa intesa tra Alfano e Maroni, il loro profilo includente se rapportato a quello dei rispettivi partiti, potrà essere una risorsa se non si faranno ingabbiare dalle beghe del rimescolamento degli equilibri nella maggioranza”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *