Capezzone: “Primo: giù le tasse”

By Redazione

luglio 7, 2011 politica

Sei considerato un giovane emergente, eppure alla tua età nel Regno Unito faresti il Ministro dell’Economia o degli Esteri. Che c’è che non va in questo paese?

Condivido la domanda a tal punto che non mi considero affatto giovane, a 38 anni, e, per altre ragioni, non mi considero neppure emergente.
A onor del vero, il centrodestra una svolta generazionale l’ha fatta: il primo partito italiano ha un segretario capace e 40enne, che merita sostegno totale, e non mi pare una cosa marginale, ma un fatto concreto e rilevantissimo.
Personalmente, oggi, credo che il vero discrimine non sia anagrafico (anzi, in nome dell’anagrafe abbiamo visto avanzare, a destra e a sinistra, alcuni “gggiovani” i cui meriti restano a volte misteriosi) ma tutto politico: c’è qualcuno, 30enne o 70enne, a cui interessa un po’ di politica liberale?

Le primarie possono essere la soluzione ai mali della nostra classe dirigente? Perché?

Io sono totalmente d’accordo con questa battaglia, che giustamente fai con altri blogger.
Sono favorevole alle primarie in ogni caso, non solo per i candidati alle amministrative, e mi piacerebbero anche le “primarie di programma”, per coinvolgere i cittadini sui contenuti dell’azione politica.
Ci sono due elementi positivi, secondo me. Primo: ci riabiutiamo a scegliere, ma in forme anglosassoni e occidentali, senza cadere nella “cultura-trabocchetto” delle preferenze e delle tessere, che hanno generato vizi e distorsioni nella “prima Repubblica”. Secondo: dobbiamo abituarci a partiti in cui conti non solo la ristretta (meritoria e preziosissima, sia chiaro!) cerchia degli iscritti, ma in cui sia coinvolto il maggior numero possibile di elettori. Tradotto in italiano: un outsider, una persona libera e fuori dai giochi, magari osteggiata dall’establishment locale, a Udine o a Trapani, ha più chances di farcela in un congresso chiuso e blindato con poche centinaia di tesserati, o in una competizione aperta dove possano votare decine di migliaia di persone?

L’Udc e Fli sono corteggiatissimi e potrebbero essere l’ago della bilancia alle prossime elezioni politiche. Ritieni utile un accordo con il Terzo Polo?

Se il loro presupposto, come mi pare, è il ritorno al proporzionale, ai governi fatti e disfatti dopo il voto alle spalle degli elettori, la risposta è no. Sarebbe peggio di una sconfitta: sarebbe un’abdicazione rispetto all’unica conquista che, bene o male, gli elettori hanno fatto nella cosiddetta “seconda Repubblica”, e cioè il diritto di essere loro a scegliere chi li governa, dal sindaco al governo nazionale.

La Germania ha sperimentato la Grande Coalizione, in Inghilterra Libdem e Conservatori si sono dovuti mettere d’accordo. E’ impossibile un governissimo italiano per le riforme?

Per la ragione di cui sopra, temo che qui ci sarebbero due effetti negativi. Primo: un “mettersi insieme” per tornare alle logiche della “prima Repubblica”, ai partiti del proporzionale, al ricatto politico di ogni componente. Immagina cosa vorrebbe dire arrivare al 50%+1 o anche solo a una maggioranza relativa in ogni votazione parlamentare: un mercato delle vacche indicibile. Secondo: l’accordo sarebbe fatalmente sulle soluzioni più consociative e meno liberali, anche in economia. Sento un’arietta (dominante a sinistra, e che comincia a spirare anche in settori di centrodestra) che gli ultimi referendum hanno purtroppo chiarito benissimo: no al mercato, no alla concorrenza, sì alla protezione…Ecco, temo che le “larghe intese” sarebbero proprio su quella devastante linea politica, che affosserebbe le chances di rilancio dell’economia italiana e di modernizzazione di un Paese bloccato.

Internet. Tutti ne parlano, tutti lo cercano, pochi lo capiscono davvero. Quanto sposta realmente la rete in politica?

E’ un tema che mi appassiona, non da oggi. Da dirigente radicale, contribuii ad animare le prime elezioni online di un soggetto politico, e lavorai a un progetto di “partito telematico”. Oggi ho continuato a scriverne, ho dedicato pure un libro alla questione. Non so se Internet “sposti voti”, ma certo “crea un clima”, e il centrodestra non può averne paura. Anzi, se ne ha paura e diserta la “piazza”, sarà ancora peggio, perché saremo travolti dai “climi” creati solo dagli altri. Ho delle idee su questo tema, e in tanti non si sono neppure accorti che lo stesso statuto vigente del Pdl offre grandi opportunità, ad esempio per le “primarie di programma” di cui si diceva prima.

Tre cose che vorresti nel programma del centrodestra per le politiche?

Ti faccio uno sconto, me ne bastano due, e tutte relative alla questione fiscale. Per quel nulla che vale la mia biografia politica, io mi sono dimesso da una Presidenza di Commissione in polemica frontale contro le tasse di Visco, e noi non possiamo ricascare in quegli stessi errori. Allora, primo: dobbiamo iniziare ad abbassare la pressione fiscale. Io sono per la flat tax al 20%, come si sa, ma mi accontenterei di poco, di pochissimo, per ora: di un “segno meno”, di un avvio di riduzione delle tasse. Secondo: dobbiamo sforbiciare senza pietà tutte le norme che hanno trasformato Equitalia in un mostro illiberale, che può mettere in ginocchio famiglie e imprese. Questa non è lotta all’evasione, ma è un modo illiberale e antigarantista di spellare il contribuente, prim’ancora che sia definitivamente accertato il suo eventuale torto. Penso che un pezzo di ceto politico non si renda neppure conto del livello di gravità del problema. 

Tre cose che invece andrebbero assolutamente evitate?

Ovviamente, il terrorismo fiscale. Ma anche un’altra cosa, diversa, ma pur sempre significativa per un liberale. Riterrei un errore devastante cedere a eccessi integralisti e confessionali sul terreno della bioetica, della compressione dei diritti civili, della lesione delle libertà fondamentali. E non solo per motivi di principio, ma per tre precise ragioni anche molto concrete e materiali. Primo: tutti i sondaggi dicono che la maggioranza degli italiani non è favorevole a una linea integralista. Secondo: questo vale anche tra gli stessi elettori cattolici, che non hanno alcuna voglia di “crociate”. Terzo: proprio Silvio Berlusconi ha sempre avuto il grande merito di tenersi alla larga dalle “guerre di religione”, garantendo piena rappresentanza agli italiani laici e a quelli credenti. Non vedo perché dovremmo cambiare strada, adottando una linea confessionale, che la stessa Dc ha quasi sempre evitato, e quando non l’ha fatto ha rimediato sconfitte storiche. 

E’ sempre una domanda banale, ma forse in questo periodo serve: c’è qualcuno del centrosinistra che stimi e con cui faresti un accordo di governo?

No, mi spiace. Le persone brave e ragionevoli sono tante, ma Pierluigi Bersani è l’emblema di un drammatico arretramento culturale, più ancora che politico. Nella scorsa legislatura, bene o male, tra luci e ombre, aveva comunque scommesso sull’immagine del liberalizzatore. E invece, in questa legislatura, proprio quando avrebbe potuto (e ci avrebbe fatto un gran bene) incalzarci e sfidarci sul terreno della modernizzazione e delle riforme, ha scelto di inseguire l’arietta antiliberale e antimercato di cui dicevo prima. Sarà la sua rovina, perfino nell’ipotesi (che speriamo non si verifichi) in cui dovesse ritrovarsi al Governo: lo voglio vedere a discutere con gli anti-Tav, gli anti-privatizzazioni, gli anti-tutto…E’ per questo che noi dobbiamo ritrovare smalto liberale e tenere la barra dritta in quella direzione: si può anche perdere un’elezione, ma guai a perdere noi stessi e le ragioni liberali per cui ognuno ha scelto di impegnarsi in politica.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *