Tutti al centro(destra)?

By Redazione

luglio 5, 2011 politica

Chiamatela estate, lamentatevi pure del suo caldo asfissiante e dell’umidità che non lascia tregua, ma negli ultimi giorni spira un vento gelido dal Nord, di quelli che ti bloccano il collo procurandoti il più inaspettato dei mal di gola fuori stagione. Ebbene sì, l’aria invernale arriva rispettivamente da Padania e Val di Susa dove si giocano due partite decisive per gli assetti della politica italiana. Da una parte c’è una Lega di musi lunghi e dichiarazioni al vetriolo, dove il giramento di “balle” è all’ordine del giorno tanto da far ridiscutere quotidianamente l’alleanza con il Pdl.

Dall’altra parte campeggia la questione della Tav Torino-Lione che, tra scontri ideologici e sassaiole pratiche, ha spaccato la sinistra gettando ombre sul ruolo di Nichi Vendola, tacciato di estremismo e malcelato compiacimento per i disordini in Val Di Susa. In tale contesto si inserisce l’Udc di Casini, ciclicamente corteggiato da questo o quello schieramento politico. Figurarsi ora che il Pdl non può fare affidamento sulla Lega e cerca, dunque, sponde sicure là dove batte il sole della ex Democrazia Cristiana. Là dove Pier ha costruito il Terzo Polo insieme a Rutelli e Fini, guadagnando ben poco in termini di voti, ma conservando quell’ago della bilancia capace di stravolgere gli equilibri ai ballottaggi come in Parlamento. “Tutti sanno che la nostra forza è semplicemente decisiva”, ricordava Casini a Repubblica appena qualche giorno fa.

Negli ultimi giorni però, da Via Dell’Umiltà sono partiti ripetuti messaggi d’amore verso degli scudocrociati. Nel week-end post Consiglio Nazionale del Pdl in tanti auspicavano un riavvicinamento, lunedì Cicchitto aveva parlato di un “nuovo dialogo con l’Udc”, mentre appena 24 ore dopo la casella di posta di Via Due Macelli è stata subissata dalle letterine degli azzurri con Antonio Tajani in primis che rilancia l’ambizione di “costruire un grande partito di moderati sul modello del Ppe”. Intervistato dal Giornale, Il vicepresidente della Commissione Europea ha sottolineato che “nel Ppe Casini è già con noi, Pdl e Udc votano assieme, hanno la stessa visione della società, dell’economia, della famiglia e dell’etica”. Fanno tutto insieme, da veri conviventi. Allora perché non sposarsi? E infatti, sottolinea Tajani, “bisogna partire dall’Europa per arrivare in Italia”.

Se non bastasse quest’apertura di portoni, con tappeto rosso incluso, a stretto giro di posta è giunto un messaggio implicito ma altrettanto chiaro di Gaetano Quagliariello che, interpellato dall’Avvenire, si spertica in un elogio senza quartiere del cattolicesimo applicato al centrodestra. “Vita, famiglia, sussidiarietà e libertà educativa sono principi non negoziabili – ha detto Quagliariello – su questi non si tratta e chi avesse intenzione di farlo non potrebbe far parte del Pdl”. Nelle parole ritorna il concetto del “grande partito popolare” ed emerge, pur senza riferimenti, la comunanza di vedute con l’Udc. I centristi finora non hanno mai ceduto alle lusinghe dei pontieri azzurri, guardando con diffidenza e ironia agli inviti provenienti dal Pdl ma ora, magari in chiave futura, qualcosa potrebbe cambiare.

D’altronde a Casini continuano a chiedere “cosa voglia far da grande” o come intenda affrontare eventuali elezioni ed oggi, con l’alleanza del centrosinistra che include uno scomodo Nichi Vendola, l’Udc avrebbe pochi motivi di comunanza e i suoi elettori, che per la Rive Gauche non hanno mai fatto i salti di gioia, non glielo perdonerebbero. In più l’elezione di Alfano a segretario Pdl, è stata accolta dal prudente favore dei centristi che, bypassando una volta per tutte Berlusconi, potranno cominciare a dialogare con il delfino del Cav, seriamente intenzionato a riportare l’Udc nell’alveo del centrodestra. “L’elezione di Alfano non va sottovalutata”, ha confermato Pierferdy.

“Alfano è un fuoriclasse, è il nuovo Forlani”, ha chiosato un raggiante Gianfranco Rotondi, ministro di Berlusconi dal pedigree democristiano che stavolta ha scomodato l’Arnaldo pesarese di cui Casini fu prima discepolo e poi braccio destro. La strategia, da affinare nelle prossime settimane, è quella di continuare a corteggiare i centristi sul piano dei valori e degli ideali che Pdl e Udc condividono a tal punto da poter ricominciare un cammino di governo l’uno al fianco dell’altro. Per gli azzurri, da settimane col fiato della Lega sul collo, si tratterebbe di piazzare un colpo importante per la sopravvivenza futuro e contemporaneamente assestare un gancio niente male a Gianfranco Fini che, orfano dell’Udc, brancolerebbe nel buio di percentuali futuristicamente basse.

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