Si spaccano gli anti

By Redazione

luglio 5, 2011 politica

La prima conseguenza politica vera della guerriglia in Val di Susa è il raffreddamento dei rapporti interni  al fronte anti-berlusconiano. Pierferdinando Casini non ha gradito gli scontri e ha capito bene che il messaggio passato è che esiste un fronte governativo e un fronte anti-governativo. Rassicurando i fedelissimi, ieri, avrebbe garantito che mai l’Udc farà accordi con una sinistra legata in qualche modo all’universo antagonista.

Parallelamente,  Sergio Chiamparino prendeva carta e penna e scriveva una durissima lettera indirizzata in buona sostanza a Idv e Vendola per dire quello che con chiarezza Bersani non era riuscito a dire. “E’ urgente- scrivono Chiamparino ed Esposito –  un sussulto da parte del PD, di tutta la politica riformista e della società civile che in essa si riconosce, per costruire un programma di governo serio e credibile di cui la Tav è una metafora concreta. Le posizioni assunte da Vendola e da alcuni esponenti dell’Italia dei Valori non sono coerenti con quella che sarà la piattaforma programmatica con cui il PD cercherà di vincere le prossime elezioni.”

Una sconfessione che nega le basi stesse della coalizione che alle recenti amministrative e ai referendum su acqua e legittimo impedimento ha messo in così grande difficoltà il governo. Se Bersani piange, Gianfranco Fini non ride. Stretto tra i pasdaran anti-Cav e i moderati di Adolfo Urso, il Presidente della Camera e il suo entourage non sono riusciti ad andare oltre una generica solidarietà alle forze dell’ordine. Troppo poco, anche perché le violente polemiche di questi mesi contro il Governo hanno mischiato le acque già torbide della politica italiana e dato l’impressione della divisione in due grossi blocchi: da un lato chi sta in maggioranza, dall’altro tutti gli altri. Il rischio di finire omologati ai violenti – ovviamente senza aver fatto nulla per meritarlo – è altissimo e la corsa allo smarcamento è partita.

La nomina di Alfano ha poi creato un alibi a Casini e Fini per rallentare l’opera di accerchiamento a Berlusconi. Il Pdl dialoga nuovamente con il centro moderato e il governo, sembra, improvvisamente più forte. Nonostante una manovra che rischiava di far implodere il centrodestra.

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