Murdoch e i suoi tabloid

By Redazione

luglio 5, 2011 Cultura

Pur di fare scoop a metà tra il macabro e il morboso il tabloid “The news of the world” mise praticamente sotto controllo i cellulari dei familiari di Milly Dowler, e anche quello suo, quando la ragazza, tredicenne scomparsa a Walthon on Thames tornando da scuola, era ancora cercata dalla polizia di tutto il Regno Unito, nel marzo 2002. Sotto inchiesta il detective privato assoldato dal tabloid, Glenn Mulcaire, accusato di avere illegalmente hackerato il telefonino della ragazza, i cui resti sarebbero stati ritrovati solo nel settembre 2002 vicino a Yateley  da alcuni cercatori di funghi nei boschi della zona. Mulcaire era lo stesso detective finito alcuni giorni al fresco dopo essere stato pizzicato nel gennaio 2007 ad hackerare i telefonini di alcuni assistenti della famiglia reale inglese. Mark Lewis, l’avvocato della famiglia della tredicenne scomparsa, il responsabile del cui omicidio, Levi Bellfield, è stato condannato lo scorso 23 giugno al carcere a vita, ha detto che la polizia gli avrebbe riferito che non solo il detective avrebbe hackerato il telefonino della ragazza e dei genitori, ma avrebbe addirittura soppresso una voice mail nel tentativo di fare credere che la ragazza fosse ancora viva e tutto per uno scoop da prima pagina dai risvolti piuttosto macabri.

La storia ha riportato di attualità i metodi dei giornali di Murdoch, anche se all’epoca delle accuse al detective in questione, il tabloid non era ancora suo. Il fatto è che Murdoch proprio in questi giorni dovrebbe  comprarsi il controllo definitivo della British sky broadcasting e molti storcono il naso per i suoi innumerevoli conflitti di interessi anche in Inghilterra. E anche il ministero delal cultura americana sta mettendo sotto osservazione il gruppo, pare proprio per altre storie di hackeraggi telefonici, ma negando che ci sia alcun legame con il  business di Murdoch in Inghilterra. La storia di Milly Dowler ha scioccato a lungo l’opinione pubblica inglese perché ancora nel maggio 2011, a processo Bellfield in corso,  continuavano a uscire sui giornali gli sms e le mail della giovane “dalla tomba”. Ed erano messaggi di di odio verso il padre (“avreste dovuto abortirmi invece di farmi nascere”), che in quei giorni era pure sottoposto a pressing mediatico  durante il dibattimento che coinvolgeva l’assassino.

E questo per la scoperta del fatto che il genitore era stato il primo sospettato del caso da Scotland Yard dopo che la polizia aveva ritrovato a casa sua materiale sado maso e bondage durante la perquisizione che seguì alla denuncia di scomparsa della ragazza.

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