Freedom Bottiglia

By Redazione

luglio 4, 2011 Esteri

Senza l’appoggio delle organizzazioni turche come l’Ihh, legate ad Hamas e finite in più di un’inchiesta sul terrorismo islamico, la Freedom Flottilla quest’anno non salpa. La prova del nove che non di pacifisti trattasi ma di “pacifinti”.
E adesso sarà contento anche il presidente dell’Ordine dei giornalisti italiano Enzo Iacopino che il 12 dicembre dell’anno scorso ospitò addirittura nella sede di via Parigi tutto l’entourage di Freedom Flottilla Due, con tanto di modellino in legno, per presentare alla stampa italiana questa nuova impresa. Se non ci fosse da piangere ci sarebbe in realtà da ridere per il tragicomico epilogo dell’ennesima iniziativa di provocazione anti israeliana che però circa un anno fa si concluse con la morte di nove attivisti turchi dell’Ihh, buona parte dei quali aveva lasciato a casa un vero e proprio testamento da shaid in fieri. E infatti se ne è accorto pure il vignettista militante Vauro Senesi che ieri, commentando il piano B. cioè  affidare il messaggio per gli abitanti di Gaza a una decina di bottiglie lanciate nel Mediterraneo, aveva parlato di “Freedom bottiglia”.

Dopo due settimane di polemiche e idiozie a ruota libera sui maggiori giornali della sinistra, “Unità” e “Fatto” compresi, e dopo l’arresto del capitano della nave americana, John Klusmire, salpata senza aver ricevuto tutte le autorizzazioni necessarie, la farsa si ferma qui. Apparentemente.

Ieri Il Manifesto parlava del governo greco che si sarebbe piegato al ricatto delle banche e della finanza internazionale, ovviamente ebraica, riportandoci ai tempi del patto Molotov – von Ribbentrop. Molti osservatori invece si chiedono quale sia il vero perché di tale rinuncia. La decisione di non partire appare infatti proprio come una resa , ma solo  all’impossibilità di provocare e sfidare direttamente Israele.  Come a dire: se non si mette alla prova Israele, la sua capacità di sopportazione, la sua resistenza  alla provocazione che gusto c’è? Sembra quindi questo il ragionamento che sta dietro alla decisione dei “pacifinti” della Flotilla.

I quali non avevano calcolato, più che la crisi della Grecia, la volontà di Erdogan di riappacificarsi con America e Israele, dopo la rielezione, per entrare nel salotto buono del Consiglio di sicurezza dell’Onu e per sottrarre all’Iran (ormai in piena crisi economica e di credibilità) il dominio geo politico dell’intera area mediorientale.

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