Oltre il Giardino

By Redazione

luglio 3, 2011 Esteri

Dalla rivista statunitense National Review pubblichiamo la traduzione – curata da Irene Selbmann – dell’articolo “Being There” scritto da Michael Barone.

Obama non è tanto la versione 2.0 di Jimmy Carter, quanto la reincarnazione di Chauncey Gardiner

A quale leader del passato somiglia di più Obama? I suoi ammiratori, non tutti liberali, lo paragonavano ad Abraham Lincoln e Franklin Roosevelt.

Beh, Obama annunciò la sua candidatura nella città natale di Lincoln, due giorni prima del compleanno di Abe, ed espanse così la dimensione e la visione del governo. Ma nessuno più ormai lo paragona a Lincoln o a F.D.R.

I critici conservatori hanni iniziato a paragonarlo, come potrete immaginare, a Jimmy Carter. I più crudeli di loro, come Jay Cost del Weekly Standard, dicono che il paragone non è a vantaggio di Obama.

Ma c’è un altro paragone che credo sia più appropriato per un presidente che, secondo una persona del suo staff che si occupa di politica estera, preferisce “comandare dalle retrovie”. L’uomo che ho in mente è Chauncey Gardiner, il personaggio interpretato da Peter Sellers nel film Oltre il Giardino, 1979.

Come forse ricorderete, Gardiner è un ignaro giardiniere che viene scambiato per un pezzo grosso di Washington e diventa consigliere del Presidente. Quando gli viene chiesto se si può dare stimolo alla crescita con incentivi temporanei, Gardiner dice: “Finchè le radici non sono recise, andrà tutto bene”.

“Prima vengono la primavera e l’estate” – spiega – “ma poi ci sono l’autunno e l’inverno, e poi di nuovo la primavera e l’estate”. Il Presidente ascolta ammirato mentre lui conclude: “ci sarà crescita in primavera”.

Ricorda un po’ l’approccio di Obama al budget federale, no?

Mentre preparava il budget di febbraio, Obama ha totalmente ignorato i consigli della sua stessa commissione fiscale, guidata da Erskine Bowles e Alan Simpson. Altri se ne sono accorti: il Senato ha rigettato il bilancio iniziale per 97-0.

Poi, parlando in aprile alla George Washington University, Obama disse che avrebbe presentato un nuovo budget con tagli sul lungo periodo pari a 4 trilioni di dollari. Ma non ha aggiunto dettagli.

A Douglas Ermendorf, direttore del Ufficio del Budget al Congresso, fu chiesto la scorsa settimana se il CBO avesse preparato le stime sul budget. “Non facciamo stime sui discorsi”, spiegò il democraico Elmendorf. “Abbiamo bisogno di più dettagli di quelli che vengono fuori da un discorso per fare la nostra analisi”.

Evidentemente “prima vengono la primavera e l’estate” non è stato abbastanza.

Poi Obama ha incaricato il suo vice, Joe Biden, e i leader del Congresso di gestire le negoziazioni per alzare il tetto del debito. A quanto pare Biden ha fatto un buon lavoro, lasciando che tutti potessero dire la loro e discutere.

Ma la scorsa settimana, due repubblicani di spicco, Rep. Eric Cantor e il Senatore Jon Kyl, hanno abbandonato il tavolo delle trattative, dicendo che non sarebbero ritornati fino a che i democratici non avessero messo da parte le richieste di aumento delle tasse. Dopo tutto, se i democratici non sono stati capaci di alzare le tasse per i redditi alti quando avevano una larga maggioranza nella sessione lame-duck di dicembre, cosa fa pensare che questo Congresso più repubblicano possa alzarle adesso?

Cantor disse che sarebbe stato impossibile fare passi avanti finchè Obama fosse personalmente coinvolto. Il Senatore democratico Henry Reid disse lo stesso. Il governatore del New Jersey, Chris Christie, fresco del compromesso bipartisan sui benefici per il pubblico impiego, offrì un consiglio secco: “Prima cosa, il Presidente può farsi vivo”.

Beh, Obama ha accettato di farlo lunedì. Ma mentre Chauncey Gardiner, nella sua confusione, provò a rispondere alle domande in modo preciso, Obama è sembrato meno interessato alla sostanza delle politiche di quanto non lo fosse a delineare i punti per la prossima campagna presidenziale.

È stato evidentemente questo il caso della decisione dell’Afghanistan, annunciata lo scorso mercoledì notte. A dispetto delle condizioni sul campo, il presidente ha promesso che le ultime truppe saranno rimosse nel settembre 2012, il mese in cui i democratici tengono la convention nazionale.

Per quanto riguarda la Libia, Obama finge che gli USA non siano coinvolti nelle “ostilità” e si è accontentato di “comandare dalle retrovie”. Un altro contentino per la sinistra pacifista.

A volte non sembra il presidente degli Stati Uniti, ma della American Federation of Labor and Congress of Industrial Organization. L’uomo che diceva di voler raddoppiare le esportazioni in 5 anni non ha nulla da dire del tentativo del suo incaricato alla National Labor Relations Board di chiudere un impianto da 1 miliardo di dollari costruito dal primo esportatore nazionale.

E non dimentichiamoci l’ambientalismo. Obama sta distribuendo petrolio dalla Strategic Petroleum Reserve, ma i suoi incaricati vietano le trivellazioni nel Golfo e in Alaska e rifiutano l’approvazione per le condotte di gas naturale dal Canada.

Su tutti questi punti, Obama sembra stranamente disimpegnato, lontano dal duro lavoro del governo, esitante nel prendere decisioni.

Non è una cosa da Lincoln. O da Roosevelt. O persino da Jimmy Carter. È più una cosa da “ma poi ci sono l’autunno e l’inverno”.

[traduzione di Irene Selbmann, clicca qui per leggere l’articolo originale]

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