Serracchiani alla forcaiola

By Redazione

luglio 2, 2011 politica

Qualche giorno fa lo status su Facebook di Debora Serracchiani era questo: “Chi assume un incarico pubblico deve mettere in conto il sacrificio della sua privacy. Chi non ha niente da nascondere non teme le intercettazioni”. Chi non ha niente da nascondere non teme le intercettazioni… Praticamente le stesse parole che potevamo sentire nelle aule della Santa Inquisizione: se non hanno niente da nascondere, perché hanno paura? Perché confessano? Perché bruciano quando diamo loro fuoco?

Come siamo arrivati al punto che chi rappresenta il Pd ragioni come la Santa Inquisizione? O – se preferite – come Visinskij? Lungi da me, ovviamente, paragonare le intercettazioni telefoniche alla tortura o alla conduzione di processi sommari, ma è doveroso denunciare l’analogia culturale, perché ci si fermi finché siamo in tempo. “Le parole sono importanti”, diceva il protagonista di Palombella Rossa. E le parole sono ancor più importanti se pronunciate da chi ci rappresenta nelle Istituzioni. “Chi parla male, pensa male” aggiungeva. Sono molto d’accordo con lui: solo chi pensa male può arrivare a pronunciare parole tanto leggere. L’altra possibilità è che l’On. Serracchiani abbia semplicemente voluto raccogliere il consenso facile di quattro “amici” al bar, ma questo non voglio crederlo.

Evidentemente Debora Serrracchiani non pensa – a differenza dei Padri Costituenti – che “la libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili”. Non lo pensa, altrimenti si renderebbe conto che il fatto stesso di assumere un incarico pubblico non può bastare per profanare qualcosa di inviolabile. Intercettare chi la magistratura sospetta possa aver commesso un reato è non solo lecito, ma doveroso. Rendere pubbliche tutte le sue conversazioni è invece criminale e incivile.

Il fatto che nel XXI secolo si debba ancora stare qui a sottolineare l’ovvio dà l’idea di quanto sia disperata e disgraziata questa Nazione. L’idea che tutto questo sia colpa di Berlusconi e del virusche ha immesso nel sistema, invece, non potrà continuare a lungo a rappresentare un alibi. Per nessuno. E a maggior ragione per un Democratico.

(da Qdr Magazine)

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