Quegli amici di D’Alema

By Redazione

luglio 1, 2011 politica

Chi fossero Vincenzo Morichini e Roberto De Santis, i due amici che insieme a Massimo D’Alema formavano il trio che si divideva Ikarus II, tre veri e propri uomini in barca, si sapeva almeno fin dal 1997.

Uno di loro, Vincenzo Morichini, era ai tempi amministratore del Consorzio Ina Assitalia di Roma. Non era conosciuto per essere un amante della vela. Ma per essere stato messo in quota dell’allora Pds nel posto che occupava. Suo sponsor nientemeno che Lorenzo Pallesi,ex presidente dell’INA, altro personaggio finito a suo tempo per conto della sinistra in una poltrona di grande  responsabilità: commissario dell’Acquedotto pugliese.

Nella sua posizione di amministratore del Consorzio Ina Assitalia, Morichini era quello che concedeva o revocava, senza ulteriori spiegazioni, le licenze e i portafogli di polizze agli assicuratori delle due mandanti a Roma.

Un giro di 500 miliardi di vecchie lire annui.

Essendo stato titolare di un’agenzia di città, la Morichini e Sbrana, nel ruolo di amministratore del Consorzio, Morichini  si era trovato subito in conflitto di interessi: infatti aveva avviato da sé medesimo la procedura per liquidarsi un contenzioso con il Consorzio stesso di più di due miliardi. Ma aveva potuto anche nominare la figlia di Pallesi, Costanza, agente di città.

All’altro suo socio nella barca di D’Alema, Roberto De Santis, agente Ina Assitalia, aveva concesso ,due polizze miliardarie, una delle quali proveniente dalla Italbroker, nota ditta di assicurazioni legata al Pds.

De Santis risultava infatti accomandatario della Provenzano sas, l’agenzia romana che si era presa l’appalto sulle assicurazioni dell’Anas (5 miliardi annui) e del Centro sportivo italiano (un miliardo e mezzo). Così facendo, dal 1994 ad al 1997, Morichini si era fatto molti amici (con alcuni dei quali ha fondato un nuovo consorzio denominato Omniass al quale venivano girati tutti gli affari che non passano per gli agenti ufficiali dell’ Ina e Assitalia) ma anche molti nemici, a partire da chi vedendosi revocare la concessione per l’Ina, magari dopo venticinque anni di attività nel settore, aveva  fatto causa al Consorzio riuscendo quasi sempre a vincere.

Nei ricorsi contro il Consorzio  si è spesso fatto cenno ad alcuni presunti favoritismi nell’assegnazione di portafogli assicurativi miliardari.

Anche l’Isvap, l’ispettorato che fa le pulci alle assicurazioni, e già in un rapporto riservato del 1994 sulla conduzione generale del Consorzio Ina Assitalia da parte di Morichini, sollevava la storia del conflitto di interessi relativo al ruolo di quest’ultimo che contemporaneamente, mentre era l’amministratore del Consorzio, avrebbe dovuto decidere come liquidare il contenzioso della sua vecchia agenzia.

Il 28 dicembre 1995 l’Isvap passava ai fatti dalle parole: in una lettera di tre pagine, protocollata con il numero 505999, relazionava alle mandanti, e per conoscenza al Morichini, sugli esiti dell’ispezione nei confronti del Consorzio Ina Assitalia da lui amministrato.

Il rapporto si poteva definire una bocciatura della gestione su tutto il fronte: dalla definizione dei saldi creditori vigenti “avvenuta solo in minima parte anche con riguardo a quelli iscritti al 31 dicembre 1994 e che ha comportato la mancata realizzazione dei programmi di definizione finanziaria dei crediti vantati verso la rete produttiva”, alle “ingenti poste creditorie non ancora incassate al 31 dicembre 1994 rispetto alle quali non sussistono rilievi da parte degli agenti”, per finire con il su citato problema di quel conflitto di interessi mica da niente.

“Infine – chiudeva la lettera firmata dal Presidente dell’Isvap – in considerazione del ruolo attualmente svolto nell’ambito del Consorzio (Ina – Assitalia, ndr)da parte del sig. Morichini, dovrà essere precisato se la valutazione dei rilievi presentati dagli ex agenti Morichini e Sbrana per lire 2.321 milioni (vecchie lire,ndr) e accettata integralmente dal Consorzio, sia stata effettuata da parte di persone delegate dalla direzione generale delle società mandanti (cioè Ina e Assitalia, ndr) in posizione di terzietà rispetto agli interessi da comporre..in caso affermativo dovrà essere fornito il nominativo e la funzione svolta dai soggetti delegati dalle direzioni generali”.

In pratica l’Isvap aveva rilevato l’anomalia di un amministratore del Consorzio che, con poteri di revoca e nomina delle agenzie di assicurazione nonchè di risoluzione dei conflitti economici con il Consorzio stesso, assegnava alla sua ex agenzia  una cifra che poi era pari a quella del contenzioso  di tutte le 80 agenzie di Roma messe insieme.

Come sia andata a finire dopo quella lettera di diffida non è dato sapere.

Di certo l’Ina con lettera datata 22 novembre 1996 dava conto dell’accettazione delle pretese di Morichini e Sbrana nella misura di lire 2.345 833. 514 lire a fronte di una richiesta – dice il testo del documento – di oltre 5 miliardi.

Quindi questi soldi alla fine Morichini sarebbe riuscito a farseli dare, presumibilmente da altri delegati dal consorzio in regime di terzietà.

Sembra però strano che dopo simili rilievi da parte dell’Isvap, l’Ina avesse liquidato addirittura più di quanto rilevato nella diffida del 28 dicembre del 1995.

Ma l’uomo era un super piotente cresciuto all’ombra di D’Alema e oggi sembra invece essere arrivato il redde rationem.

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